Una nuova equità tra le generazioni: Age-It propone un nuovo contratto sociale per una società longeva

Il programma nazionale Age-It pubblica il suo primo policy briefing dal titolo “What Intergenerational Fairness Should Look Like”, in collaborazione con Population Europe. Il documento – firmato da Agar Brugiavini, Vincenzo Galasso e Andrea Ungar – propone una revisione strutturale del concetto di equità intergenerazionale, orientando il dibattito europeo verso una visione più dinamica, inclusiva e fondata sull’intero corso di vita.

Frutto di un incontro di esperti organizzato dal progetto Age-It, il briefing raccoglie analisi e proposte maturate in ambito accademico, clinico e politico, con l’obiettivo di aggiornare il patto sociale tra le generazioni, oggi messo sotto pressione da invecchiamento demografico, instabilità economica e trasformazioni familiari.

Oltre l’età anagrafica: la complessità dell’equità intergenerazionale

Secondo gli autori, il riferimento all’età cronologica come criterio guida per l’accesso a risorse o diritti risulta sempre più inadeguato. L’età, pur facilmente misurabile, non riflette la reale diversità delle condizioni di vita, di salute o di vulnerabilità. Gli squilibri tra gruppi di età non sono infatti solo anagrafici, ma derivano dall’intersezione di fattori come il livello di istruzione, lo stato di salute, la storia lavorativa e le responsabilità familiari.

In questo quadro, Vincenzo Galasso (Università Bocconi) propone un indice sperimentale di giustizia intergenerazionale che consente di misurare – pur parzialmente – le disparità tra giovani e anziani in settori chiave: lavoro, accesso ai beni pubblici, rappresentanza politica, benessere relazionale. Le prime evidenze indicano che gli anziani tendono a beneficiare di maggiore stabilità economica, accesso più ampio ai servizi e maggiore influenza politica, mentre i giovani affrontano precarietà, esclusione e minore partecipazione democratica.

Discriminazioni strutturali: il peso dell’ageism

Il briefing denuncia l’impatto persistente di ageism e youngism, ovvero discriminazioni sistemiche basate sull’età, spesso incorporate nei protocolli istituzionali. Gli adulti più anziani, ad esempio, sono frequentemente esclusi da trial clinici o da interventi preventivi sulla base dell’età, anziché delle condizioni funzionali reali. Al tempo stesso, i giovani faticano ad accedere a supporti psicologici o a essere presi sul serio nei contesti clinici.

Come sottolineato da Andrea Ungar, è urgente adottare criteri obiettivi basati sulla diversità funzionale, superando l’automatismo che lega età a capacità. Politiche più giuste devono riconoscere la complessità della vulnerabilità e promuovere servizi tarati su bisogni individuali.

Le radici delle diseguaglianze: il lungo ciclo della vita

L’ingiustizia tra generazioni non si manifesta solo in età avanzata, ma ha origini precoci. Fin dall’infanzia, le condizioni materiali, educative e familiari determinano traiettorie disuguali. Come evidenzia Agar Brugiavini, in molti Paesi del Sud Europa le donne interrompono precocemente la carriera lavorativa per esigenze di cura, e spesso non vi fanno più ritorno. Il risultato è una popolazione femminile anziana con pensioni basse e poca autonomia economica.

A queste diseguaglianze si sommano le disparità territoriali: i servizi per gli anziani e per l’infanzia sono distribuiti in modo diseguale tra regioni, influenzando aspettativa di vita e benessere. È emerso, ad esempio, che le aree con maggiore spesa pubblica per i bambini tendono ad avere anche migliori indicatori di salute in età avanzata.

La generazione “sandwich” e il valore invisibile della cura

Una parte importante del documento è dedicata al ruolo centrale svolto dalla generazione di mezzo – in particolare dalle donne tra i 40 e i 60 anni – che si fanno carico di figli, genitori anziani e, talvolta, nipoti. Questa “generazione sandwich”, come analizzato da Pieter Vanhuysse, fornisce cura in forma gratuita ma sistemica, a fronte di un sostegno pubblico spesso assente o inefficace.

Il briefing invita a riconoscere la cura familiare come una responsabilità collettiva e pubblica, da integrare nei sistemi di welfare. L’attuale modello, che presume una disponibilità illimitata di tempo e risorse da parte delle famiglie, è insostenibile e diseguale.

Per una nuova governance della longevità

Il documento si chiude con una proposta chiara: ridefinire il contratto sociale europeo alla luce della longevità, della frammentazione istituzionale e del mutamento dei legami familiari. Le politiche su sanità, lavoro, educazione e previdenza devono essere integrate, fondate su indicatori aggiornati e capaci di misurare aspetti come caregiving informale, isolamento sociale, salute cognitiva e transizioni di vita.

L’equità tra generazioni non si costruisce opponendo giovani e anziani, ma investendo nel benessere lungo tutto il ciclo di vita, promuovendo partecipazione civica, lavoro dignitoso, sistemi di cura condivisi e rappresentanza bilanciata.

Age-It, in quanto programma nazionale di riferimento sul tema dell’invecchiamento attivo e della coesione generazionale, ha svolto un ruolo cruciale nella promozione e nello sviluppo di questo policy briefing, confermandosi nodo strategico tra ricerca scientifica, governance pubblica e innovazione sociale.

Punti chiave per l’azione

Il policy briefing si conclude con una serie di raccomandazioni operative rivolte a decisori pubblici, istituzioni e stakeholder, finalizzate a promuovere un modello di equità intergenerazionale centrato sulla solidarietà, la prevenzione delle diseguaglianze e il riconoscimento del contributo di ogni fase della vita. Ecco i principali indirizzi:

  • 1. Investire precocemente nel ciclo di vita
    L’invecchiamento inizia alla nascita: un’adeguata spesa pubblica nell’infanzia è essenziale per ridurre le diseguaglianze future.

  • 2. Rafforzare il sostegno ai giovani adulti
    I giovani affrontano ostacoli crescenti all’accesso a lavoro stabile, casa e indipendenza economica. Le politiche devono affrontare questi svantaggi strutturali.

  • 3. Bilanciare la rappresentanza generazionale
    I sistemi politici devono garantire una voce ai giovani nelle decisioni che plasmano il loro futuro, anche se numericamente minoritari.

  • 4. Riformulare la narrazione sull’invecchiamento
    L’invecchiamento non va inteso come declino, ma come processo dinamico di contributi, adattamenti e partecipazione.

  • 5. Allineare i criteri di accesso ai servizi ai bisogni funzionali
    L’età anagrafica non deve essere l’unico criterio per l’accesso a cure o diritti: è necessario considerare la condizione funzionale delle persone.

  • 6. Riconoscere la cura come responsabilità pubblica
    La cura informale – fornita da famiglie a giovani e anziani – deve essere valorizzata, sostenuta e integrata nei sistemi di welfare.

  • 7. Coordinare le politiche intersettoriali
    Sanità, educazione, lavoro e protezione sociale devono essere integrate per rispondere ai bisogni di tutte le età in modo coerente.

  • 8. Migliorare la misurazione delle transizioni di vita
    Servono indicatori più efficaci su cura informale, benessere sociale, status funzionale e coesione intergenerazionale, per valutare l’impatto delle politiche.

Leggi il policy briefing completo HERE

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