Scoperto un nuovo meccanismo all’origine della cachessia tumorale – pubblicato articolo su “Nature Metabolism”

È firmato da Elia Angelino, Lorenza Bodo, Riccardo Sartori e da un ampio gruppo di ricercatrici e ricercatori coordinati da Andrea Graziani lo studio pubblicato su Nature Metabolism che identifica un nuovo meccanismo molecolare responsabile della cachessia tumorale. La ricerca, condotta dall’Università di Torino e dall’Università del Piemonte Orientale con collaborazioni nazionali e internazionali, offre una lettura più chiara delle alterazioni fisiologiche che colpiscono in modo severo i pazienti oncologici.

La cachessia è una sindrome metabolica grave, caratterizzata da perdita di peso, riduzione della massa muscolare, debolezza e minore tolleranza ai trattamenti. Colpisce fino all’80% dei pazienti con tumori avanzati ed è considerata responsabile del 20–30% dei decessi correlati al cancro. Nonostante l’impatto significativo – nel 2023 si stima abbia interessato circa un milione di pazienti europei – i meccanismi biologici alla base della sua comparsa sono rimasti a lungo difficili da delineare, limitando lo sviluppo di terapie efficaci.

Lo studio coordinato da Graziani e condotto da Angelino, Bodo, Sartori e colleghe/i dimostra che una parte rilevante della disfunzione muscolare è dovuta all’inibizione della via di segnalazione intracellulare cAMP–PKA–CREB1, essenziale per mantenere numero e funzionalità dei mitocondri nel muscolo scheletrico. La compromissione di questo sistema riduce la capacità delle fibre muscolari di produrre energia, contribuendo alla debolezza e alla progressiva perdita di forza osservata nei pazienti.

La ricerca, realizzata presso il Molecular Biotechnology Center (MBC) e il Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Salute dell’Università di Torino, insieme al Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale, combina modelli animali, approcci genetici, interventi farmacologici e analisi su cellule muscolari umane. I risultati mostrano che riattivare la segnalazione mediata dal cAMP può ripristinare, almeno parzialmente, la funzionalità mitocondriale e migliorare la forza muscolare. La validazione realizzata in collaborazione con l’Università di Padova su cellule in coltura e campioni di muscolo di pazienti affetti da carcinoma pancreatico conferma la rilevanza clinica della scoperta.

Gli autori interpretano la cachessia come un fenomeno di “competizione energetica”: il tumore, attraverso fattori rilasciati nel circolo sanguigno, interferisce con i mitocondri delle cellule muscolari, riducendone la capacità di generare energia. Questo processo compromette non solo la forza degli arti, ma anche funzioni vitali come la respirazione, sostenuta dal muscolo diaframmatico.

Secondo il gruppo di ricerca, la novità dello studio risiede nell’aver identificato un meccanismo comune di interpretazione del segnale tumorale da parte delle fibre muscolari. Pur esistendo molti messaggeri rilasciati dai tumori – variabili per tipo e per paziente – la risposta muscolare sembra convergere sull’inibizione della stessa via di segnalazione. Questo apre la strada allo sviluppo di strategie terapeutiche mirate a ripristinare la funzione del cAMP–PKA–CREB1 e a contrastare la perdita muscolare.

Il lavoro, sostenuto dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e dal programma PNRR – Age-It “Ageing Well in an Ageing Society”, suggerisce ricadute potenzialmente ampie: i processi identificati potrebbero essere rilevanti non solo nei pazienti oncologici, ma anche in altre condizioni caratterizzate da perdita muscolare, come insufficienza cardiaca, BPCO, patologie renali croniche, infezioni virali persistenti e nei processi di sarcopenia legati all’invecchiamento.

La ricerca rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione inter-istituzionale e il sostegno alle attività di base possano generare conoscenze con valori applicativi significativi. Gli autori sottolineano come anni di lavoro, spesso segnati da ipotesi da riformulare e sperimentazioni complesse, abbiano portato a risultati in grado di contribuire alla comprensione di una condizione clinica ad oggi ancora priva di trattamenti risolutivi.

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