Il progressivo aumento della longevità e la rapida trasformazione dei contesti economici e tecnologici stanno mettendo sotto pressione i modelli tradizionali di istruzione superiore. In questo scenario si inserisce il recente contributo pubblicato da Elsevier, firmato da Lily Kong, che propone una riflessione sul cosiddetto “nuovo contratto sociale” tra università e società.
Un modello in crisi
Per lungo tempo, il ruolo delle università si è fondato su uno schema relativamente stabile: formazione concentrata nella prima fase della vita (18–22 anni), seguita da una carriera lavorativa lineare e da un progressivo ritiro dal mercato del lavoro. Un modello coerente con quella che la letteratura definisce “vita in tre fasi”: educazione, lavoro, pensione.
Tale assetto risulta oggi sempre meno adeguato. L’allungamento dell’aspettativa di vita, la crescente discontinuità delle carriere e la rapida obsolescenza delle competenze stanno ridefinendo tempi e modalità dell’apprendimento. Le conoscenze acquisite in età giovanile non sono più sufficienti a sostenere percorsi professionali che possono estendersi fino ai settanta o ottant’anni.
In questo contesto, la questione non riguarda soltanto l’accesso all’istruzione, ma la sua capacità di adattarsi a traiettorie biografiche più lunghe e frammentate.
Verso un apprendimento lungo tutto l’arco della vita
Secondo Kong, le università sono chiamate a trasformarsi da istituzioni “front-loaded” – concentrate su una fase iniziale della vita – a infrastrutture permanenti di apprendimento.
Questo implica un cambiamento su più livelli:
- Organizzativo, con l’introduzione di percorsi modulari, flessibili e cumulabili nel tempo;
- Pedagogico, attraverso il passaggio da modelli centrati sull’insegnamento a modelli orientati all’apprendimento degli adulti (andragogia);
- Funzionale, con un ampliamento dei servizi offerti, includendo supporto continuo alle transizioni professionali.
Alcune esperienze pilota, come i programmi di formazione continua e i servizi di career support estesi agli alumni, indicano una possibile evoluzione verso un rapporto più duraturo tra individuo e istituzione educativa.
Competenze, transizioni e nuove esigenze sociali
Il cambiamento in atto riguarda anche la natura delle competenze richieste. Accanto alle competenze tecnico-specialistiche, assume crescente rilevanza un insieme di capacità trasversali, tra cui:
- competenze relazionali e collaborative;
- capacità di adattamento e apprendimento continuo;
- consapevolezza di sé e gestione delle transizioni.
Queste dimensioni risultano particolarmente rilevanti in una società che invecchia, dove le traiettorie individuali sono caratterizzate da molteplici passaggi tra ruoli, settori e condizioni lavorative.
Il tema della sostenibilità e della rilevanza
Il contributo richiama inoltre l’attenzione su un elemento critico: la crescente pressione sui sistemi universitari in termini di sostenibilità economica e legittimazione sociale. In diversi contesti internazionali, si registrano segnali di riduzione della fiducia pubblica e di messa in discussione del valore dell’istruzione terziaria.
In questo quadro, il rafforzamento del ruolo delle università come attori chiave nei processi di apprendimento permanente potrebbe rappresentare una leva per rinnovare il loro contributo alla società.
Implicazioni per le politiche dell’invecchiamento
Le riflessioni proposte si inseriscono nel più ampio dibattito sulle politiche per l’invecchiamento attivo. L’educazione lungo l’arco della vita emerge come una dimensione strategica per:
- sostenere l’occupabilità nelle età avanzate;
- favorire partecipazione sociale e cittadinanza attiva;
- migliorare il benessere individuale e collettivo.
In questa prospettiva, i sistemi di istruzione superiore possono assumere un ruolo rilevante non solo nella formazione iniziale, ma anche come infrastrutture di supporto alle transizioni lungo tutto il corso della vita.
Una trasformazione ancora aperta
Se da un lato la direzione del cambiamento appare delineata, restano aperte alcune questioni rilevanti, tra cui i modelli di finanziamento, l’integrazione con altri attori dell’ecosistema formativo e la capacità delle istituzioni di adattare strutture e processi consolidati.
La sfida, in definitiva, non riguarda soltanto l’evoluzione delle università, ma la definizione di un nuovo equilibrio tra educazione, lavoro e vita in una società caratterizzata da crescente longevità.
