Lo squalo della Groenlandia: dalla datazione radiocarbonica al genoma, nuove evidenze sulla longevità estrema

La stima dell’età: il contributo dello studio su Science

Lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) è oggi considerato uno dei modelli più rilevanti per lo studio dell’invecchiamento biologico. Un contributo decisivo proviene dallo studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Science, che ha fornito le prime stime quantitative della sua età. I ricercatori hanno analizzato il cristallino oculare di 28 esemplari femmine, utilizzando la datazione al radiocarbonio. Questo tessuto, stabile nel tempo, consente di risalire all’epoca di nascita. L’analisi si basa anche sul cosiddetto “bomb pulse”, il picco di radiocarbonio degli anni ’50-’60: presente negli esemplari più giovani e assente in quelli più grandi. I risultati indicano una longevità minima di almeno 272 anni, con l’esemplare più grande stimato a 392 ± 120 anni e una maturità sessuale intorno a 156 ± 22 anni, confermando questa specie come il vertebrato più longevo attualmente noto.

Il genoma: dimensioni e meccanismi di stabilità

A queste evidenze si aggiungono studi recenti sul genoma, che per la prima volta è stato sequenziato completamente. Il genoma dello squalo della Groenlandia presenta circa 6,45 miliardi di coppie di basi e 22.634 geni, risultando significativamente più esteso di quello umano. Un elemento distintivo è l’elevata presenza di trasposoni, sequenze genetiche capaci di spostarsi all’interno del DNA e generare duplicazioni. In questa specie, molte duplicazioni coinvolgono geni legati alla riparazione del DNA, suggerendo un possibile rafforzamento dei meccanismi di stabilità genomica. Questa caratteristica potrebbe contribuire a limitare l’accumulo di danni cellulari nel tempo, uno dei processi alla base dell’invecchiamento.

TP53 e implicazioni per la ricerca sulla longevità

Particolare attenzione è stata dedicata anche al gene TP53, noto come “guardiano del genoma”. Questo gene codifica per la proteina p53, coinvolta nella prevenzione del cancro, nella riparazione del DNA e nel controllo della proliferazione cellulare. Negli squali della Groenlandia è stata osservata una variazione nella sequenza di TP53, che modelli computazionali suggeriscono possa influenzare la funzione della proteina. Nel complesso, la longevità della specie appare associata a una combinazione di fattori: crescita lenta, metabolismo ridotto e sistemi genetici orientati alla conservazione dell’integrità cellulare. Il sequenziamento del genoma rappresenta una base per ulteriori studi su espressione genica e analisi funzionali, contribuendo alla ricerca comparativa sulla longevità e alla comprensione dei meccanismi che regolano la durata della salute (healthspan) nei vertebrati.

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