La Longevity Economy italiana vale 714,8 miliardi di euro, più del Prodotto Interno Lordo di ben 21 Stati membri dell’UE

 Il complesso delle attività economiche legate all’allungamento della vita media in Italia genera un valore stimato di 714,8 miliardi di euro, pari a circa il 33% del PIL nazionale. Se fosse considerata come un’economia autonoma, avrebbe dimensioni superiori al prodotto interno lordo di 21 Stati membri dell’Unione europea e si collocherebbe al sesto posto nell’UE.

Il dato emerge dalle elaborazioni del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che definisce la Longevity Economy come l’insieme delle attività rivolte alla popolazione over 50 e finalizzate a sostenere un invecchiamento attivo e in buona salute.

Un sistema economico che coinvolge numerosi settori

La Longevity Economy non coincide soltanto con la sanità o con l’assistenza alle persone anziane. Comprende una rete molto più ampia di consumi, servizi e investimenti legati alla crescente durata della vita.

Tra i settori coinvolti rientrano salute, prevenzione, assistenza, previdenza, assicurazioni, abitare, mobilità, turismo, tecnologia, formazione e servizi finanziari. A questi si aggiungono i prodotti e le soluzioni destinati a sostenere l’autonomia, la partecipazione sociale e la qualità della vita nelle diverse fasi dell’invecchiamento.

Secondo le stime di Itinerari Previdenziali, questa economia genera inoltre circa 5,6 milioni di posti di lavoro, includendo il personale sanitario e delle strutture residenziali, gli assistenti familiari e i lavoratori delle filiere di beni e servizi utilizzati dalla popolazione anziana.

Oltre la rappresentazione dell’invecchiamento come costo

L’analisi propone di superare una lettura esclusivamente assistenziale dell’invecchiamento demografico. Le persone over 50 non rappresentano soltanto una fascia destinataria di pensioni e prestazioni sanitarie, ma costituiscono anche una componente rilevante dei consumi, del risparmio, degli investimenti e della domanda di innovazione.

In Italia gli over 50 sono oltre 28 milioni, mentre le persone con almeno 65 anni rappresentano già circa un quarto della popolazione. Una quota destinata a crescere nei prossimi decenni e a modificare progressivamente la struttura della domanda, del mercato del lavoro e dei sistemi di welfare.

La longevità può quindi diventare un fattore di sviluppo, ma solo attraverso politiche capaci di sostenere la salute lungo tutto il corso della vita, l’aggiornamento delle competenze, la permanenza attiva nel mercato del lavoro e la nascita di nuovi servizi.

Progettare la longevità

Il valore economico stimato non indica automaticamente che l’invecchiamento della popolazione produca crescita o benessere. Una parte delle attività considerate risponde infatti a bisogni assistenziali, sanitari e sociali che possono comportare costi significativi per le famiglie e per il settore pubblico.

La sfida consiste quindi nel trasformare la maggiore durata della vita in anni vissuti in salute, autonomia e partecipazione, orientando investimenti pubblici e privati verso prevenzione, innovazione tecnologica, nuovi modelli abitativi, servizi territoriali e formazione continua.

In questa prospettiva, la Longevity Economy non rappresenta soltanto un nuovo mercato, ma un ambito strategico nel quale integrare politiche sociali, sanitarie, produttive e occupazionali, accompagnando la trasformazione demografica del Paese.

Leggi l’approfondimento completo sul sito di Itinerari Previdenziali.

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