Il documento “La fine del PNRR, ovvero la più grande espulsione di ricercatrici e ricercatori dall’Università italiana” riassume, attraverso grafici e dati, la condizione dei RTDa finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Si tratta di un documento ricco di tabelle e visualizzazioni che mostrano un quadro complesso: un alto numero di giovani studiosi formati, grandi aspettative e un futuro ancora incerto.
I numeri del PNRR
Il poster introduce le missioni del PNRR collegate a università e ricerca, indicando fondi, obiettivi e linee di intervento. Viene evidenziato come le risorse abbiano contribuito ad attivare numerosi contratti RTDa all’interno degli atenei.
RTDa PNRR: chi siamo? Quanti siamo?
Secondo il documento sono state raccolte 491 risposte da ricercatrici e ricercatori attivi con contratti RTDa. I grafici riportati illustrano:
anno di presa di servizio come RTDa,
anno di conseguimento del titolo di dottorato,
percentuale classificabile come “rientro dei cervelli”,
anni di esperienza all’estero.
Dai dati emerge un profilo altamente qualificato, con percorsi internazionali e competenze consolidate.
Indagine sui ricercatori PNRR
La sezione centrale del poster mostra i risultati dell’indagine dedicata ai RTDa PNRR. Le infografiche fanno riferimento a:
scadenza dei contratti,
partecipazione o meno a concorsi per RTT, PA o PO,
la domanda chiave: “Entro la fine del tuo RTDa, riuscirai a partecipare a un concorso nel tuo Dipartimento?”,
presenza o assenza di supporto al collocamento lavorativo dopo il PNRR.
Le percentuali indicano che molti ricercatori non hanno prospettive certe di stabilizzazione e una parte significativa dichiara di non aver ricevuto supporto nella fase successiva al contratto.
Il sottofinanziamento cronico dell’università
Il poster dedica spazio al tema delle risorse destinate al sistema universitario. Attraverso grafici e serie storiche viene mostrato l’andamento dei finanziamenti e del numero di RTD negli ultimi anni, mettendo in evidenza una difficoltà strutturale: risorse insufficienti e concorsi fermi.
Viene inoltre segnalato il rischio di una vera e propria “emergenza sociale”, legata alla scadenza ravvicinata dei contratti e alla possibile perdita di migliaia di ricercatori formati.
Le iniziative del Coordinamento
Il documento ricostruisce anche le azioni pubbliche messe in campo finora, quali:
lettere al MUR e alla Commissione Cultura,
richieste istituzionali,
audizioni,
incontri pubblici e mobilitazioni.
L’obiettivo dichiarato è portare la questione al centro del dibattito, prima che l’uscita dal sistema diventi irreversibile.
Una fotografia utile, ma che apre interrogativi
Il poster si concentra sui dati raccolti, senza produrre previsioni sulla reale capacità di assorbimento futura né confronti internazionali. Il messaggio generale è che alla fine del PNRR molti ricercatori potrebbero non trovare collocazione nelle università, ma vengono evidenziati alcuni elementi che invitano a contestualizzare:
il PNRR era un finanziamento straordinario e non strutturale;
non tutti i ricercatori devono necessariamente rimanere in accademia;
manca un confronto con precedenti cicli di turnover universitario;
non sono riportati dati sull’assorbimento nel settore privato.
Il documento va quindi letto come una fotografia del presente, non come previsione definitiva, ma come stimolo alla discussione.
Resta centrale la domanda su come evitare che un investimento pubblico rilevante si esaurisca con la scadenza dei contratti. Tra i nodi principali da affrontare:
sarà possibile programmare concorsi e percorsi di stabilizzazione?
quale ruolo avranno gli atenei nella valorizzazione delle competenze?
esiste spazio per confronti europei sulle politiche post-doc?
Il futuro dei ricercatori PNRR dipenderà dalle risposte istituzionali a questi quesiti.
Il poster mette in luce numeri, profili e criticità legate ai contratti RTDa finanziati dal PNRR. La fotografia è quella di una comunità vasta e preparata che potrebbe però trovarsi senza prospettive definite al termine dei fondi.
La sfida è trasformare questa risorsa in una componente stabile del sistema universitario, evitando che migliaia di percorsi di ricerca si interrompano proprio dopo essere stati avviati.
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