Interventi multidominio per l’invecchiamento sano: una meta-analisi ne conferma i benefici sulla funzionalità fisica e sul benessere psicologico

Una nuova revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata su The Journal of Nutrition, Health and Aging, ha valutato l’efficacia degli interventi multidominio nel migliorare la salute delle persone anziane. I risultati indicano benefici soprattutto sulla funzionalità fisica, sulla fragilità e sul benessere psicologico, mentre gli effetti osservati sulle capacità cognitive risultano più circoscritti.

Lo studio, intitolato Effects of multidomain interventions on health outcomes in older adults: A systematic review and meta-analysis, è firmato da Eleonora Pagan, Chukwuma Okoye, Luca Cuffaro e colleghi, con la supervisione scientifica di Carlo Ferrarese e Giuseppe Bellelli.

Un approccio integrato alla salute della persona anziana

Gli interventi multidominio combinano contemporaneamente attività rivolte ad almeno tre differenti dimensioni della salute. Possono comprendere, per esempio, esercizio fisico, stimolazione cognitiva, interventi nutrizionali, supporto psicologico, partecipazione sociale e gestione dei fattori di rischio.

Questo approccio parte dal presupposto che l’invecchiamento non interessi singoli organi o funzioni in modo isolato. Fragilità, riduzione della mobilità, disturbi dell’umore e declino cognitivo possono infatti influenzarsi reciprocamente e richiedere strategie integrate, personalizzate e interdisciplinari.

La ricerca ha preso in considerazione persone di almeno 60 anni, senza forme moderate o severe di demenza, confrontando gli interventi multidominio con le cure standard o con gruppi di controllo. La revisione è stata condotta secondo le linee guida PRISMA, attraverso una ricerca nelle banche dati PubMed ed Embase comprendente gli studi disponibili fino al 30 aprile 2024.

Analizzati 38 studi e 57 confronti

La meta-analisi ha incluso complessivamente 38 studi e 57 confronti. L’età mediana dei partecipanti era di circa 75 anni e oltre il 60% del campione era composto da donne.

La durata degli interventi variava da due mesi a tre anni, con una durata mediana di sei mesi. Tutti i programmi analizzati comprendevano una componente di attività fisica; circa il 79% includeva attività cognitive e oltre l’81% prevedeva anche interventi nutrizionali.

Nella maggior parte degli studi erano inoltre presenti ulteriori componenti, come il sostegno psicologico, la partecipazione sociale o il controllo dei fattori di rischio.

Miglioramenti nella funzionalità fisica

I risultati più solidi riguardano la dimensione motorio-funzionale. Gli interventi multidominio hanno prodotto miglioramenti significativi nelle prestazioni fisiche misurate attraverso la Short Physical Performance Battery, uno strumento utilizzato per valutare equilibrio, velocità del cammino e capacità di alzarsi da una sedia.

Sono emersi anche effetti favorevoli sui criteri di fragilità e miglioramenti più contenuti in altri indicatori, come la forza della presa della mano.

Lo studio segnala tuttavia che alcuni benefici tendono a ridursi con il prolungarsi del periodo di osservazione. Un dato che sottolinea l’importanza di sviluppare programmi capaci non soltanto di produrre risultati iniziali, ma anche di sostenere nel tempo la partecipazione, la continuità e l’aderenza delle persone coinvolte.

Effetti positivi sui sintomi depressivi

Sul piano psicologico, la meta-analisi ha rilevato una riduzione significativa dei sintomi depressivi, valutati attraverso la Geriatric Depression Scale.

Il risultato conferma il valore di interventi che non si limitano alla dimensione fisica, ma considerano anche il benessere emotivo e relazionale della persona anziana.

L’integrazione tra attività motoria, stimolazione cognitiva, alimentazione, partecipazione sociale e sostegno psicologico può quindi contribuire a costruire percorsi di prevenzione maggiormente aderenti alla complessità dell’invecchiamento.

Più circoscritti i risultati sulla cognizione

Più moderati risultano invece gli effetti relativi alle capacità cognitive. Un miglioramento significativo è stato osservato soprattutto attraverso il Montreal Cognitive Assessment, test utilizzato per individuare precocemente eventuali difficoltà cognitive.

I benefici non sono risultati altrettanto consistenti per tutti gli altri strumenti di valutazione considerati. Questo elemento suggerisce la necessità di approfondire quali combinazioni di interventi, con quale intensità e per quali gruppi di persone possano produrre risultati cognitivi più stabili.

Dalle evidenze alla pratica geriatrica

Secondo gli autori, i risultati sostengono una più ampia introduzione degli interventi multidominio nei servizi geriatrici e nei programmi di prevenzione rivolti alla popolazione anziana.

Le conclusioni devono tuttavia essere interpretate con cautela. Gli studi analizzati presentano infatti una notevole eterogeneità nella composizione, nell’intensità e nella durata degli interventi. Alcune stime relative agli esiti cognitivi e funzionali si sono inoltre ridimensionate escludendo gli studi caratterizzati da un rischio più elevato di distorsione metodologica.

La meta-analisi indica dunque una direzione precisa, senza suggerire l’esistenza di un’unica soluzione valida per tutti. Combinare attività fisica, nutrizione, stimolazione cognitiva e sostegno psicologico può contribuire a preservare l’autonomia e il benessere, ma resta necessario individuare le combinazioni più efficaci per le diverse persone e comprendere come mantenerne i benefici nel lungo periodo.

La ricerca conferma così la necessità di superare gli interventi frammentati e di adottare una visione integrata dell’invecchiamento, capace di mettere in relazione salute fisica, cognitiva, psicologica e sociale.

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