Rockfish, i pesci che possono vivere oltre due secoli
Alcune specie di rockfish del Pacifico, pesci appartenenti al genere Sebastes, sono tra i vertebrati più longevi conosciuti. Il caso più significativo è quello del rougheye rockfish (Sebastes aleutianus), la cui durata di vita può superare i 200 anni. All’interno dello stesso genere, tuttavia, esistono specie che vivono poco più di un decennio. Questa forte variabilità ha permesso a un gruppo internazionale di ricerca di studiare le basi evolutive della longevità attraverso un confronto tra organismi strettamente imparentati. Nello studio, pubblicato il 12 novembre 2021 sulla rivista Science, sono stati assemblati e analizzati i genomi di 88 specie di rockfish, caratterizzate da aspettative di vita, dimensioni corporee e habitat differenti. Le analisi hanno individuato, nelle specie più longeve, ripetuti segnali di selezione positiva in geni coinvolti nei meccanismi di riparazione del DNA. Una maggiore capacità di preservare l’integrità del genoma potrebbe contribuire a limitare nel tempo l’accumulo di danni cellulari, uno dei processi associati all’invecchiamento. I ricercatori hanno inoltre identificato 137 geni associati alla longevità, con funzioni riconducibili alla segnalazione dell’insulina, alla crescita corporea e all’adattamento ambientale. Un ruolo specifico è emerso anche per la regolazione del sistema immunitario: nelle specie longeve è stata osservata un’espansione del numero di copie dei geni della famiglia delle butirrofiline, implicati nella modulazione delle risposte immunitarie e infiammatorie. La durata della vita dei rockfish non sembra dipendere, tuttavia, da un unico insieme di geni. Dimensioni raggiunte alla maturità e profondità dell’habitat spiegano circa il 59% delle differenze osservate tra le specie. Vivere in acque più profonde e fredde e raggiungere dimensioni maggiori può quindi aver favorito indirettamente l’evoluzione di una maggiore longevità. Il valore di questo modello risiede soprattutto nella possibilità di effettuare confronti evolutivi diretti tra specie molto simili, ma caratterizzate da durate della vita comprese tra circa 11 e oltre 200 anni. Lo studio consente così di distinguere i meccanismi potenzialmente connessi direttamente alla longevità dagli adattamenti legati alle dimensioni corporee e alle condizioni ambientali. I risultati indicano che la longevità estrema dei rockfish deriva probabilmente dall’interazione tra manutenzione del DNA, regolazione immunitaria, metabolismo, crescita e ambiente. Trattandosi di uno studio genomico comparativo, le associazioni individuate non dimostrano da sole un rapporto causale né possono essere trasferite direttamente all’invecchiamento umano. Offrono però un modello utile per comprendere come differenti strategie biologiche di lunga vita possano essersi sviluppate nel corso dell’evoluzione. Consulta lo studio pubblicato su Science e la relativa scheda bibliografica su PubMed.
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