August 2026

Rockfish, i pesci che possono vivere oltre due secoli

Alcune specie di rockfish del Pacifico, pesci appartenenti al genere Sebastes, sono tra i vertebrati più longevi conosciuti. Il caso più significativo è quello del rougheye rockfish (Sebastes aleutianus), la cui durata di vita può superare i 200 anni. All’interno dello stesso genere, tuttavia, esistono specie che vivono poco più di un decennio. Questa forte variabilità ha permesso a un gruppo internazionale di ricerca di studiare le basi evolutive della longevità attraverso un confronto tra organismi strettamente imparentati. Nello studio, pubblicato il 12 novembre 2021 sulla rivista Science, sono stati assemblati e analizzati i genomi di 88 specie di rockfish, caratterizzate da aspettative di vita, dimensioni corporee e habitat differenti. Le analisi hanno individuato, nelle specie più longeve, ripetuti segnali di selezione positiva in geni coinvolti nei meccanismi di riparazione del DNA. Una maggiore capacità di preservare l’integrità del genoma potrebbe contribuire a limitare nel tempo l’accumulo di danni cellulari, uno dei processi associati all’invecchiamento. I ricercatori hanno inoltre identificato 137 geni associati alla longevità, con funzioni riconducibili alla segnalazione dell’insulina, alla crescita corporea e all’adattamento ambientale. Un ruolo specifico è emerso anche per la regolazione del sistema immunitario: nelle specie longeve è stata osservata un’espansione del numero di copie dei geni della famiglia delle butirrofiline, implicati nella modulazione delle risposte immunitarie e infiammatorie. La durata della vita dei rockfish non sembra dipendere, tuttavia, da un unico insieme di geni. Dimensioni raggiunte alla maturità e profondità dell’habitat spiegano circa il 59% delle differenze osservate tra le specie. Vivere in acque più profonde e fredde e raggiungere dimensioni maggiori può quindi aver favorito indirettamente l’evoluzione di una maggiore longevità. Il valore di questo modello risiede soprattutto nella possibilità di effettuare confronti evolutivi diretti tra specie molto simili, ma caratterizzate da durate della vita comprese tra circa 11 e oltre 200 anni. Lo studio consente così di distinguere i meccanismi potenzialmente connessi direttamente alla longevità dagli adattamenti legati alle dimensioni corporee e alle condizioni ambientali. I risultati indicano che la longevità estrema dei rockfish deriva probabilmente dall’interazione tra manutenzione del DNA, regolazione immunitaria, metabolismo, crescita e ambiente. Trattandosi di uno studio genomico comparativo, le associazioni individuate non dimostrano da sole un rapporto causale né possono essere trasferite direttamente all’invecchiamento umano. Offrono però un modello utile per comprendere come differenti strategie biologiche di lunga vita possano essersi sviluppate nel corso dell’evoluzione. Consulta lo studio pubblicato su Science e la relativa scheda bibliografica su PubMed.

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Scoperta Imprenditoriale II: 505 Milioni Per Ricerca E Sviluppo Nel Mezzogiorno

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito termini e modalità per l’accesso a “Scoperta imprenditoriale II (2026)”, misura che mette a disposizione oltre 505 milioni di euro per sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle regioni del Mezzogiorno. Le risorse sono destinate a interventi da realizzare in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, coerenti con le aree della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente o orientati a nuove traiettorie tecnologiche e applicative. I progetti dovranno puntare alla realizzazione o all’innovazione di prodotti, processi e servizi, favorendo un avanzamento tecnologico concreto. Le agevolazioni combinano un finanziamento agevolato al 40% con contributi a fondo perduto differenziati in base alla tipologia di beneficiario: fino al 40% per le piccole imprese, 35% per le medie, 30% per le grandi imprese e fino al 60% per gli enti di ricerca. Una quota pari al 60% delle risorse è riservata ai progetti proposti da PMI e reti di imprese. 📅 La fase di precompilazione delle domande partirà il 24 settembre 2026, mentre lo sportello per la presentazione delle istanze aprirà alle ore 10.00 del 7 ottobre 2026. Per maggiori informazioni:Consulta la pagina ufficiale del MIMIT

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Bb-Future: Una Serie Di Policy Digest Sulle Sfide Europee Della Long-Term Care

L’invecchiamento della popolazione europea sta determinando una crescente domanda di assistenza a lungo termine, con ricadute rilevanti sulle famiglie, sui lavoratori e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e di protezione sociale. Nella fase conclusiva del progetto europeo BB-Future, coordinato dal Munich Research Institute for the Economics of Aging and SHARE Analyses, è stata avviata la pubblicazione di una serie di Policy Digest dedicati ai principali risultati del progetto e alle loro implicazioni per le politiche pubbliche. I Digest vengono pubblicati ogni venerdì e sintetizzano evidenze e indicazioni utili ai decisori politici sui temi legati all’invecchiamento, alla domanda di cura e all’organizzazione dei sistemi di assistenza. È inoltre possibile iscriversi alla mailing list per ricevere ogni settimana i nuovi contenuti scrivendo a info@bb-future.eu. Scopri di più

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Age-It – Nuovo studio sulla Fibrosi Polmonare Idiopatica: il danno ai telomeri come possibile bersaglio terapeutico

Un nuovo studio pubblicato il 12 agosto 2026 su EMBO Molecular Medicine individua nella risposta al danno del DNA a livello dei telomeri un possibile bersaglio terapeutico per la fibrosi polmonare idiopatica (IPF), una patologia progressiva associata all’invecchiamento e alla disfunzione telomerica. Il gruppo di ricerca, coordinato da Fabrizio d’Adda di Fagagna, ha utilizzato un modello murino caratterizzato da telomeri criticamente corti per studiare il ruolo della telomeric DNA damage response (tDDR) nello sviluppo della fibrosi. Il trattamento con specifici oligonucleotidi antisenso telomerici (tASOs) ha ridotto i segnali di danno al DNA, l’infiammazione e la fibrosi polmonare, anche in animali anziani e in condizioni di malattia avanzata, senza modificare la lunghezza dei telomeri. I risultati suggeriscono quindi che non sia soltanto l’accorciamento dei telomeri, ma anche la risposta cellulare al loro danneggiamento, a contribuire direttamente ai processi patologici della fibrosi polmonare. Gli autori indicano l’inibizione selettiva della tDDR come una potenziale strategia terapeutica, che dovrà essere ulteriormente studiata prima di una possibile applicazione clinica. La ricerca è stata sostenuta anche nell’ambito del PNRR – Investimento PE8, Progetto Age-It, insieme ad altri programmi nazionali ed europei di finanziamento. Consulta lo studio su Spinger Nature

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