December 2025

Online il bando INPS per 20 programmi di ricerca del VisitINPS Scholars Program

L’INPS ha pubblicato il nuovo bando per l’assegnazione di 20 programmi di ricerca del VisitINPS Scholars Program – Tipologia B, iniziativa rivolta a ricercatrici e ricercatori interessati a sviluppare progetti su tematiche centrali per l’attività scientifica e istituzionale dell’Istituto. L’obiettivo è promuovere studi avanzati, capaci di produrre evidenze utili alla comprensione dei fenomeni sociali, economici e previdenziali rilevanti per le politiche pubbliche. Secondo quanto indicato nel bando, i progetti dovranno rientrare nell’ambito delle tematiche di ricerca dell’INPS, che includono – tra le altre – lavoro, welfare, trasformazioni demografiche, sistemi pensionistici, dinamiche del mercato del lavoro, inclusione sociale e impatto delle innovazioni tecnologiche sui sistemi di protezione sociale. I programmi di ricerca di tipo B prevedono un periodo di attività definito e strutturato, con il supporto dei centri di studio e delle strutture scientifiche dell’Istituto. Le domande devono essere presentate entro il 7 gennaio 2026, attraverso la procedura online indicata sul portale INPS. La valutazione avverrà sulla base della qualità scientifica della proposta, della rilevanza rispetto alle priorità di ricerca dell’Istituto e del profilo del candidato. Il VisitINPS Scholars Program rappresenta uno strumento consolidato per rafforzare la collaborazione tra mondo accademico e istituzioni pubbliche, sostenendo lo sviluppo di analisi indipendenti e basate su dati che possano contribuire alla progettazione e alla valutazione delle politiche sociali in Italia. Per tutti i dettagli e per accedere alla documentazione ufficiale è disponibile la pagina dedicata sul sito dell’INPS QUI

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La fine del PNRR e il futuro dei ricercatori: una fotografia del Coordinamento Nazionale RTDa

Il documento “La fine del PNRR, ovvero la più grande espulsione di ricercatrici e ricercatori dall’Università italiana” riassume, attraverso grafici e dati, la condizione dei RTDa finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Si tratta di un documento ricco di tabelle e visualizzazioni che mostrano un quadro complesso: un alto numero di giovani studiosi formati, grandi aspettative e un futuro ancora incerto. I numeri del PNRR Il poster introduce le missioni del PNRR collegate a università e ricerca, indicando fondi, obiettivi e linee di intervento. Viene evidenziato come le risorse abbiano contribuito ad attivare numerosi contratti RTDa all’interno degli atenei. RTDa PNRR: chi siamo? Quanti siamo? Secondo il documento sono state raccolte 491 risposte da ricercatrici e ricercatori attivi con contratti RTDa. I grafici riportati illustrano: anno di presa di servizio come RTDa, anno di conseguimento del titolo di dottorato, percentuale classificabile come “rientro dei cervelli”, anni di esperienza all’estero. Dai dati emerge un profilo altamente qualificato, con percorsi internazionali e competenze consolidate. Indagine sui ricercatori PNRR La sezione centrale del poster mostra i risultati dell’indagine dedicata ai RTDa PNRR. Le infografiche fanno riferimento a: scadenza dei contratti, partecipazione o meno a concorsi per RTT, PA o PO, la domanda chiave: “Entro la fine del tuo RTDa, riuscirai a partecipare a un concorso nel tuo Dipartimento?”, presenza o assenza di supporto al collocamento lavorativo dopo il PNRR. Le percentuali indicano che molti ricercatori non hanno prospettive certe di stabilizzazione e una parte significativa dichiara di non aver ricevuto supporto nella fase successiva al contratto. Il sottofinanziamento cronico dell’università Il poster dedica spazio al tema delle risorse destinate al sistema universitario. Attraverso grafici e serie storiche viene mostrato l’andamento dei finanziamenti e del numero di RTD negli ultimi anni, mettendo in evidenza una difficoltà strutturale: risorse insufficienti e concorsi fermi. Viene inoltre segnalato il rischio di una vera e propria “emergenza sociale”, legata alla scadenza ravvicinata dei contratti e alla possibile perdita di migliaia di ricercatori formati. Le iniziative del Coordinamento Il documento ricostruisce anche le azioni pubbliche messe in campo finora, quali: lettere al MUR e alla Commissione Cultura, richieste istituzionali, audizioni, incontri pubblici e mobilitazioni. L’obiettivo dichiarato è portare la questione al centro del dibattito, prima che l’uscita dal sistema diventi irreversibile. Una fotografia utile, ma che apre interrogativi Il poster si concentra sui dati raccolti, senza produrre previsioni sulla reale capacità di assorbimento futura né confronti internazionali. Il messaggio generale è che alla fine del PNRR molti ricercatori potrebbero non trovare collocazione nelle università, ma vengono evidenziati alcuni elementi che invitano a contestualizzare: il PNRR era un finanziamento straordinario e non strutturale; non tutti i ricercatori devono necessariamente rimanere in accademia; manca un confronto con precedenti cicli di turnover universitario; non sono riportati dati sull’assorbimento nel settore privato. Il documento va quindi letto come una fotografia del presente, non come previsione definitiva, ma come stimolo alla discussione. Resta centrale la domanda su come evitare che un investimento pubblico rilevante si esaurisca con la scadenza dei contratti. Tra i nodi principali da affrontare: sarà possibile programmare concorsi e percorsi di stabilizzazione? quale ruolo avranno gli atenei nella valorizzazione delle competenze? esiste spazio per confronti europei sulle politiche post-doc? Il futuro dei ricercatori PNRR dipenderà dalle risposte istituzionali a questi quesiti. Il poster mette in luce numeri, profili e criticità legate ai contratti RTDa finanziati dal PNRR. La fotografia è quella di una comunità vasta e preparata che potrebbe però trovarsi senza prospettive definite al termine dei fondi. La sfida è trasformare questa risorsa in una componente stabile del sistema universitario, evitando che migliaia di percorsi di ricerca si interrompano proprio dopo essere stati avviati. Scopri il documento qui

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Articolo su WIRED: Arriva la proposta di legge sui caregivers familiari

Il 30 ottobre la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha depositato alla Presidenza del Consiglio il nuovo disegno di legge dedicato al riconoscimento del caregiver familiare. Si tratta di una misura attesa da oltre quindici anni, che interessa una platea vastissima: circa 7 milioni di persone che in Italia si occupano quotidianamente dell’assistenza a un familiare con disabilità o a un anziano non autosufficiente. Composto da 16 articoli, il provvedimento introduce per la prima volta una definizione chiara del ruolo di cura e prevede un sistema di tutele differenziate in base all’impegno settimanale del caregiver. L’obiettivo è dare un inquadramento formale a un’attività che, pur essendo essenziale per il funzionamento del welfare familiare e per la qualità di vita di milioni di cittadini, è rimasta finora priva di riconoscimenti strutturali. Quattro fasce di cura e contributi economici mirati Il disegno di legge stabilisce una classificazione in quattro fasce di caregiver: il caregiver convivente prevalente, impegnato per almeno 91 ore settimanali; il caregiver convivente tra 30 e 90 ore; il caregiver non convivente che presta almeno 30 ore; il caregiver con un impegno tra 10 e 29 ore settimanali. Solo la prima categoria — quella con il carico più rilevante — avrà diritto a un contributo economico di 1.200 euro a trimestre, pari a 400 euro mensili. È la prima volta che un sostegno diretto viene previsto per chi sostiene un carico assistenziale particolarmente gravoso, spesso in assenza di aiuti professionali o servizi territoriali strutturati. Risorse limitate e una domanda molto superiore Se da un lato il disegno di legge colma un evidente vuoto normativo, dall’altro mette in luce una distanza significativa tra il numero dei caregiver e le risorse disponibili. Per il 2026 la legge di bilancio prevede solo 1,15 milioni di euro, destinati esclusivamente alla creazione di una piattaforma INPS per il censimento dei caregiver familiari. I contributi economici veri e propri saranno finanziati solo a partire dal 2027, con 250 milioni di euro annui: una cifra che, secondo le stime, permetterà di raggiungere non più di 52.000 persone all’anno. Un numero esiguo se confrontato con la platea di 7 milioni di caregiver potenziali, e che evidenzia la necessità di interventi più ampi e continuativi per rispondere alla domanda reale. Un fenomeno a forte componente femminile Il quadro emerge con particolare chiarezza quando si considera il profilo socio-demografico di chi svolge attività di cura: il 70% dei caregiver italiani sono donne. Molte di loro interrompono o riducono l’attività lavorativa per assistere un familiare, spesso con un impatto significativo sul reddito, sulla carriera e sul benessere psicologico. Il riconoscimento normativo rappresenta un passo importante, ma da solo non basta a compensare il peso di un’attività ancora largamente invisibile. Una base per riforme future Il provvedimento approderà in Consiglio dei Ministri dopo il varo della legge di bilancio 2026 e inizierà l’iter parlamentare nei primi mesi del prossimo anno. Pur con risorse iniziali limitate, il disegno di legge rappresenta un primo passo verso una visione più strutturata dell’assistenza familiare, che smette di essere un fatto privato per diventare una questione sociale e di politica pubblica. La sfida ora sarà trasformare questo primo riconoscimento in un sistema davvero inclusivo, capace di sostenere la cura non solo nei casi più intensi, ma lungo tutto l’arco dei bisogni che caratterizzano una popolazione sempre più longeva e con livelli crescenti di non autosufficienza. Leggi l’articolo completo su WIRED qui

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Forum della Non Autosufficienza – Bologna, 26 e 27 novembre 2025

Un confronto nazionale sulla fragilità, i diritti e il futuro della cura Il 26 e 27 novembre 2025 si è tenuta a Bologna la 17ª edizione del Forum della Non Autosufficienza e dell’autonomia possibile, un appuntamento che anche quest’anno ha richiamato più di 1.500 partecipanti e oltre 300 relatori tra professionisti socio-sanitari, ricercatori, istituzioni e caregiver. L’evento, promosso dal Gruppo Maggioli, si conferma come la principale piattaforma italiana dedicata al dialogo sui bisogni delle persone non autosufficienti — circa quattro milioni nel Paese — e sulle trasformazioni necessarie per costruire un welfare capace di sostenere la fragilità come questione pubblica. In apertura, la Ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha sottolineato l’urgenza di riconoscere i diritti delle persone con disabilità e di chi vive situazioni di non autosufficienza ed ha richiamato l’urgenza di un approccio pubblico e condiviso alla cura, collaborando con Age-It, il programma PNRR dedicato alla ricerca sull’invecchiamento. La ministra ha inoltre sottolineato come la cura non possa più essere considerata una responsabilità esclusivamente familiare, ma debba diventare un impegno collettivo che coinvolge istituzioni, servizi e comunità locali. Il Forum ha infatti mostrato come l’invecchiamento demografico, l’aumento delle condizioni di cronicità e la crescente domanda di assistenza richiedano un ripensamento complessivo delle politiche sociali, dei modelli di servizio e dei sistemi di supporto ai caregiver. Al centro, i bisogni delle persone fragili e dei caregiver Uno dei contributi più rilevanti è stato presentato dal prof. Marco Albertini dell’Università di Bologna, che ha illustrato i risultati di una ricerca dedicata ai bisogni emergenti delle persone anziane, delle persone con disabilità e dei caregiver familiari. Lo studio ha evidenziato una forte relazione tra qualità della cura e condizioni di benessere di chi assiste: stress, carichi di lavoro non bilanciati e scarsa integrazione dei servizi incidono direttamente sulla salute e sulla qualità della vita delle persone fragili. Il Forum ha inoltre portato l’attenzione sui dati della Regione Emilia-Romagna, dove le proiezioni demografiche indicano che nei prossimi decenni circa 370.000 cittadini avranno bisogno di assistenza continuativa. Questo scenario conferma la necessità di rafforzare i servizi domiciliari, i percorsi personalizzati e il coordinamento tra professionisti sanitari, sociali e comunitari. Le testimonianze dei caregiver presenti hanno reso evidente il bisogno di sostegni economici più stabili, formazione dedicata, sollievo assistenziale e strumenti digitali che semplifichino la gestione quotidiana della cura. Innovazione, tecnologie e comunità: le nuove traiettorie dell’assistenza L’edizione 2025 ha dedicato un’attenzione significativa anche ai modelli innovativi di assistenza: telemedicina, dispositivi digitali per il monitoraggio, soluzioni di domotica assistiva e piattaforme per la gestione integrata dei percorsi di cura. Gli interventi degli esperti hanno sottolineato come l’adozione tecnologica debba essere accompagnata da una solida infrastruttura organizzativa e da competenze professionali adeguate, per evitare che l’innovazione aumenti le disuguaglianze invece di ridurle. Il confronto tra professionisti sanitari, amministratori locali, organizzazioni del terzo settore e ricercatori ha evidenziato la necessità di un modello di welfare che integri politiche pubbliche, innovazioni digitali e reti di prossimità. La prospettiva condivisa è quella di spostare il baricentro della cura verso un sistema più aperto, accessibile e comunitario, in cui servizi domiciliari, équipe multidisciplinari e tecnologie di supporto consentano alle persone fragili di mantenere autonomia e qualità della vita il più a lungo possibile. Una sfida collettiva per il futuro del welfare Il Forum della Non Autosufficienza 2025 si è confermato un luogo di analisi e confronto, ma soprattutto di proposta. Da più interventi è emersa la necessità di riforme strutturali che riconoscano pienamente la fragilità come condizione sociale e non soltanto privata. Le voci dei ricercatori, tra cui quelle del prof. Marco Albertini e dei numerosi professionisti coinvolti, hanno sottolineato l’urgenza di strumenti più efficaci di governance, investimenti nei servizi territoriali, supporto continuativo ai caregiver e una maggiore integrazione tra sanità, sociale e comunità. L’edizione di quest’anno ha lasciato un messaggio chiaro: la non autosufficienza è una delle principali sfide sociali dei prossimi decenni e richiede un impegno congiunto di istituzioni, professionisti, famiglie e comunità. Solo attraverso un approccio coordinato e multidimensionale sarà possibile garantire dignità, diritti e autonomia alle persone fragili, costruendo un welfare realmente inclusivo e sostenibile. Guarda il servizio su TGR Emilia Romagna qui Leggi l’articolo su La Repubblica qui

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Nursing Meeting Report: “Prossimità, co-design digitale e nuovi ruoli professionali” – Second General Meeting Age-It

Il Secondo General Meeting di Age-It, tenutosi a Napoli dal 29 al 31 ottobre 2025, ha visto una presenza ampia e strutturata della comunità infermieristica, che ha portato in plenaria e nelle sessioni parallele un portafoglio di ricerche particolarmente ricco sul tema dell’invecchiamento sano e attivo. Nei contributi presentati, l’infermieristica emerge come componente sistemica del progetto Age-It, capace di integrare dimensioni organizzative, relazionali e tecnologiche in un quadro coerente di innovazione. Nel progetto sono coinvolti gli Spoke 4, 8 e 10 di Age-It. Implementazione degli interventi innovativi nei setting di cura Il gruppo della Sapienza Università di Roma, coordinato da Azzurra Massimi e Erika Renzi, ha valutato l’implementabilità di tre studi clinici randomizzati condotti nello Spoke 8: INTeMPO, OPTIMAge-IT e I COUNT.L’analisi, basata sul framework degli Implementation Outcomes, ha confrontato accettabilità, fattibilità, adozione, sostenibilità ed altri domini chiave. OPTIMAge-IT ha ottenuto il punteggio più elevato (13/16), mentre gli altri due interventi hanno mostrato punti di forza distinti, dalla maggiore accettabilità tecnologica ai nuovi strumenti di misurazione degli esiti. La ricerca ha messo in evidenza la necessità di un supporto strutturato per l’implementazione e il ruolo cruciale delle tecnologie digitali nella continuità assistenziale. Identità, relazione e implementazione per l’Infermiere di Famiglia e Comunità L’Università del Piemonte Orientale, con il gruppo coordinato da Alberto Dal Molin, ha presentato tre contributi dedicati all’evoluzione del ruolo dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC). Gli studi hanno analizzato:– la costruzione dell’identità professionale nei contesti territoriali;– la mutualità nella relazione infermiere–paziente–caregiver;– i fattori organizzativi che facilitano o ostacolano l’implementazione del ruolo sul territorio. Queste ricerche confermano l’IFeC come nodo centrale nelle reti di cura, capace di promuovere autonomia, continuità assistenziale e integrazione tra servizi. Un programma più ampio dell’ateneo prevede inoltre una scoping review sui ruoli infermieristici nell’assistenza domiciliare, una survey europea e uno studio osservazionale sugli accessi evitabili al Pronto Soccorso, con l’obiettivo di formulare raccomandazioni operative in un futuro policy brief. Co-design digitale e approcci person-centered Dal lato metodologico, il gruppo dell’Università di Napoli Federico II, coordinato da Maddalena Illario, ha illustrato l’impiego del co-design Blueprint per costruire use-case digitali orientati ai bisogni della popolazione anziana.Un primo lavoro, presentato da Vincenzo De Luca, ha applicato il framework alla gestione della multimorbidità, definendo percorsi digitali che integrano piani condivisi di cura, dispositivi connessi e telemonitoraggio.Un secondo contributo, dedicato all’ipogonadismo maschile del giovane adulto, ha adottato la stessa metodologia per modellare interventi mHealth lungo il corso di vita. In entrambi gli studi, l’infermieristica è integrata come componente abilitante nei processi educativi, nella gestione della relazione e nel coordinamento assistenziale. La promozione della salute nelle popolazioni che invecchiano Una scoping review condotta dai dottorandi Antonio Caputo e Francesco Ricciardi ha sintetizzato il ruolo dell’infermiere nella promozione della salute in età anziana. La revisione identifica quattro domini fondamentali: gestione clinica, promozione della salute, supporto psicosociale e integrazione delle tecnologie. Nel complesso, le ricerche presentate al meeting mostrano una maturità scientifica e progettuale che attraversa tre livelli complementari:– un impianto metodologico orientato alla misurazione degli esiti di implementazione;– un’evoluzione dei ruoli professionali capace di rafforzare continuità e integrazione dei servizi;– una crescente centralità del co-design digitale come strumento per connettere bisogni reali e soluzioni sostenibili. Consulta il report integrale qui

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Tra presente e futuro: una giornata di confronto sull’equità intergenerazionale Roma, 18 dicembre 2025 – Palazzo Wedekind

Il 18 dicembre 2025, Palazzo Wedekind ospiterà una mattinata di lavoro dedicata a uno dei temi più rilevanti per l’Italia dei prossimi decenni: l’equità tra generazioni. L’evento, intitolato “Tra presente e futuro: metriche ed evidenze sull’equità intergenerazionale”, è promosso da Age-It in collaborazione con INPS. L’iniziativa intende offrire un quadro aggiornato degli strumenti oggi disponibili per misurare i divari tra gruppi generazionali e per interpretarne le implicazioni socioeconomiche. La giornata si aprirà alle 10:15 con un welcome coffee, seguito dai saluti istituzionali affidati a Gianfranco Santoro, Direttore Centrale della Direzione Studi e Ricerche dell’INPS, e a Daniele Vignoli, Principal Investigator di Age-It. I contributi introduttivi delineeranno il ruolo della ricerca nell’accompagnare le politiche pubbliche in un contesto caratterizzato da rapido invecchiamento demografico e da crescenti disallineamenti tra condizioni di vita delle diverse coorti. Il cuore dell’evento sarà la sessione dedicata agli indicatori dei divari intra- e inter-generazionali, presieduta da Tommaso Nannicini (EUI). Tre interventi offriranno prospettive complementari sul tema:– Monica Paiella (INPS) presenterà “Un Indice di Fragilità Pensionistica”, strumento volto a sintetizzare fattori di vulnerabilità connessi ai percorsi contributivi e alle prospettive previdenziali.– Agar Brugiavini (Università Ca’ Foscari Venezia) illustrerà “Active Aging: un Indicatore Dinamico”, concentrato sulla partecipazione degli anziani in ambito economico e sociale.– Vincenzo Galasso (Università Bocconi) proporrà “Un Indice di Giustizia Intergenerazionale”, che mira a misurare equilibrio e sostenibilità del patto tra generazioni. A partire dalle 12:15, un panel di discussione approfondirà le prospettive future e le possibili traiettorie di riforma. Interverranno Gabriele Fava, Presidente INPS; Alessandra Petrucci, Rettrice dell’Università di Firenze e membro di Age-It; Maria Cristina Pisani, Presidente del Consiglio Nazionale Giovani; e Silvia Maria Rovere, Presidente di Poste Italiane. Il confronto sarà moderato da Walter Galbiati (la Repubblica) e porrà al centro l’urgenza di un rinnovato “patto tra generazioni”, costruito su basi empiriche solide e condivise. La mattinata si concluderà con un momento informale di networking previsto alle 13:30. L’iniziativa si propone come un punto di incontro tra ricerca, istituzioni e stakeholder, con l’obiettivo di contribuire a una riflessione informata e plurale sul futuro del welfare italiano e sulle condizioni necessarie per garantire equità alle generazioni presenti e future. Scopri la locandina dell’evento cliccando QUI

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