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Lo squalo della Groenlandia: dalla datazione radiocarbonica al genoma, nuove evidenze sulla longevità estrema

La stima dell’età: il contributo dello studio su Science Lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) è oggi considerato uno dei modelli più rilevanti per lo studio dell’invecchiamento biologico. Un contributo decisivo proviene dallo studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Science, che ha fornito le prime stime quantitative della sua età. I ricercatori hanno analizzato il cristallino oculare di 28 esemplari femmine, utilizzando la datazione al radiocarbonio. Questo tessuto, stabile nel tempo, consente di risalire all’epoca di nascita. L’analisi si basa anche sul cosiddetto “bomb pulse”, il picco di radiocarbonio degli anni ’50-’60: presente negli esemplari più giovani e assente in quelli più grandi. I risultati indicano una longevità minima di almeno 272 anni, con l’esemplare più grande stimato a 392 ± 120 anni e una maturità sessuale intorno a 156 ± 22 anni, confermando questa specie come il vertebrato più longevo attualmente noto. Il genoma: dimensioni e meccanismi di stabilità A queste evidenze si aggiungono studi recenti sul genoma, che per la prima volta è stato sequenziato completamente. Il genoma dello squalo della Groenlandia presenta circa 6,45 miliardi di coppie di basi e 22.634 geni, risultando significativamente più esteso di quello umano. Un elemento distintivo è l’elevata presenza di trasposoni, sequenze genetiche capaci di spostarsi all’interno del DNA e generare duplicazioni. In questa specie, molte duplicazioni coinvolgono geni legati alla riparazione del DNA, suggerendo un possibile rafforzamento dei meccanismi di stabilità genomica. Questa caratteristica potrebbe contribuire a limitare l’accumulo di danni cellulari nel tempo, uno dei processi alla base dell’invecchiamento. TP53 e implicazioni per la ricerca sulla longevità Particolare attenzione è stata dedicata anche al gene TP53, noto come “guardiano del genoma”. Questo gene codifica per la proteina p53, coinvolta nella prevenzione del cancro, nella riparazione del DNA e nel controllo della proliferazione cellulare. Negli squali della Groenlandia è stata osservata una variazione nella sequenza di TP53, che modelli computazionali suggeriscono possa influenzare la funzione della proteina. Nel complesso, la longevità della specie appare associata a una combinazione di fattori: crescita lenta, metabolismo ridotto e sistemi genetici orientati alla conservazione dell’integrità cellulare. Il sequenziamento del genoma rappresenta una base per ulteriori studi su espressione genica e analisi funzionali, contribuendo alla ricerca comparativa sulla longevità e alla comprensione dei meccanismi che regolano la durata della salute (healthspan) nei vertebrati. Leggi l’articolo su Science cliccando qui

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Caregiver familiari e anziani: pubblicata la monografia di Marianna Russo

È stata pubblicata la monografia “Caregiver familiari e anziani. Profili giuslavoristici delle relazioni di cura” di Marianna Russo, realizzata nell’ambito di un assegno di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e inserita nel progetto “Age-It – Ageing Well in an Ageing Society”. Il volume si colloca all’interno del dibattito contemporaneo sull’invecchiamento della popolazione, affrontando in modo sistematico il ruolo dei caregiver familiari, sempre più centrale nei modelli di assistenza. In un contesto in cui la domanda di cura è in costante crescita, il lavoro di Russo analizza le implicazioni giuridiche e lavorative che caratterizzano queste relazioni, contribuendo a chiarire un ambito spesso poco regolato e frammentato. La monografia offre una lettura approfondita dei profili giuslavoristici connessi all’attività di cura informale, mettendo in luce le criticità e le trasformazioni in atto nei sistemi di welfare. In particolare, l’attenzione è rivolta al rapporto tra dimensione familiare e dimensione lavorativa, evidenziando come la cura degli anziani incida su diritti, tutele e organizzazione del lavoro. Attraverso un approccio scientifico e interdisciplinare, il volume contribuisce a rafforzare la riflessione su temi chiave quali la sostenibilità dei sistemi di assistenza, il riconoscimento del lavoro di cura e la necessità di politiche pubbliche più integrate. La pubblicazione è disponibile in modalità open access sul sito del CNR-IRPPS, con l’obiettivo di favorire la diffusione dei risultati della ricerca e renderli accessibili a una platea ampia, composta da studiosi, professionisti e cittadini interessati. Leggi la monografia integrale cliccando qui

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Premio Longevitas: al dott. Maurizio Nicolaio il terzo posto per uno studio innovativo sulla fragilità

Il dott. Maurizio Nicolaio ha ottenuto il terzo posto al Premio Longevitas, promosso dalla Fondazione Longevitas, con una tesi che affronta in modo innovativo il tema della misurazione della fragilità nella popolazione anziana. Il riconoscimento conferma l’attenzione crescente verso approcci metodologici avanzati in un ambito cruciale per la ricerca sull’invecchiamento. Al centro del lavoro, intitolato “Indicatori di fragilità basati sulla teoria degli insiemi parzialmente ordinati: proposte operative e innovazioni metodologiche”, vi è lo sviluppo di nuovi strumenti analitici per la valutazione della fragilità, fondati sull’applicazione della teoria degli insiemi parzialmente ordinati. Si tratta di un approccio che consente di rappresentare e confrontare condizioni complesse senza ricondurle necessariamente a scale lineari, offrendo quindi una lettura più articolata e realistica dei profili di vulnerabilità individuale. In un contesto in cui la fragilità è sempre più riconosciuta come fenomeno multidimensionale, che coinvolge aspetti clinici, funzionali e sociali, il contributo metodologico proposto si distingue per la capacità di superare modelli tradizionali basati su indicatori aggregati. L’impostazione adottata permette infatti di cogliere le relazioni tra variabili eterogenee, migliorando la precisione nella classificazione dei livelli di fragilità e, potenzialmente, il supporto ai processi decisionali in ambito sanitario e di welfare. La cerimonia di premiazione si terrà il 23 aprile 2026 alle ore 15:00 presso la Sala Zuccari, nell’ambito di un evento istituzionale promosso su iniziativa del senatore Guido Quintino Liris. Il premio prevede anche un riconoscimento economico pari a 500 euro. Oltre al riconoscimento formale, il dott. Nicolaio avrà l’opportunità di presentare i risultati della propria ricerca durante il Milan Longevity Summit, in programma a Milano il 25 e 26 maggio 2026, contribuendo così alla diffusione e al confronto scientifico su tematiche chiave per la longevità. Questo risultato si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento della ricerca interdisciplinare sull’invecchiamento, in cui l’integrazione tra competenze statistiche, matematiche e socio-sanitarie rappresenta un elemento strategico. In particolare, lo sviluppo di modelli innovativi per la misurazione della fragilità risponde alla necessità di disporre di strumenti più accurati per l’analisi dei bisogni della popolazione anziana, con ricadute rilevanti in termini di programmazione dei servizi, prevenzione e personalizzazione degli interventi. Dal punto di vista critico, è importante sottolineare che l’efficacia operativa di approcci metodologici avanzati come quello proposto dipenderà dalla loro applicabilità nei contesti reali, inclusa la disponibilità e qualità dei dati e la capacità di integrazione nei sistemi informativi esistenti. Tuttavia, il lavoro premiato rappresenta un passo significativo verso una misurazione più sofisticata e aderente alla complessità dell’invecchiamento, coerente con le priorità della ricerca contemporanea e con gli obiettivi del programma Age-It. Scopri il programma della Premiazione del Premio Longevitas 2026

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Hydra vulgaris e l’invecchiamento: un modello biologico che sfida i paradigmi tradizionali

Nel dibattito scientifico sull’invecchiamento, pochi organismi hanno suscitato un interesse tanto costante quanto Hydra vulgaris. Questo piccolo polipo d’acqua dolce, appartenente al phylum degli Cnidaria – lo stesso delle meduse – rappresenta oggi uno dei modelli più discussi per comprendere se e come l’invecchiamento sia un processo universale. A differenza delle meduse, tuttavia, Hydra non attraversa fasi vitali multiple: rimane stabilmente nello stadio di polipo, con una struttura semplice ma altamente dinamica dal punto di vista cellulare. È proprio questa apparente semplicità a renderla un oggetto di studio centrale nella biologia della senescenza. Cosa dicono gli studi più accreditati Alcuni studi recenti hanno messo in discussione l’idea che l’invecchiamento sia un destino biologico inevitabile per tutti gli organismi. In particolare, una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (Schaible et al., 2015) ha analizzato ampie popolazioni di Hydra vulgaris in condizioni controllate, osservando che mortalità e fertilità restano sostanzialmente costanti nel tempo. Questi risultati rafforzano quanto già emerso in uno studio pionieristico di Martínez (1998), pubblicato su Experimental Gerontology, che per primo aveva evidenziato l’assenza di un aumento progressivo della mortalità con l’età in questo organismo. È importante sottolineare un punto chiave: la letteratura scientifica non parla di “immortalità”, ma di assenza rilevabile di senescenza demografica in specifiche condizioni sperimentali. La distinzione non è solo terminologica, ma concettuale: significa che, nei contesti studiati, Hydra non mostra il tipico deterioramento funzionale osservato in molte altre specie. Un organismo semplice, ma biologicamente sofisticato Il comportamento anomalo di Hydra rispetto all’invecchiamento è legato alla sua organizzazione cellulare. L’animale è caratterizzato da una continua attività di rinnovamento cellulare, sostenuta da popolazioni di cellule staminali che mantengono la capacità proliferativa nel tempo. Questo equilibrio dinamico tra proliferazione e differenziazione consente all’organismo di: sostituire costantemente le cellule danneggiate mantenere l’integrità dei tessuti sostenere la riproduzione asessuata (gemmazione) Dal punto di vista della biologia cellulare, Hydra rappresenta quindi un sistema in cui i processi di manutenzione del soma sembrano particolarmente efficienti. Tuttavia, è fondamentale evitare una semplificazione: non esiste una singola “chiave molecolare” che spieghi il fenomeno, ma una rete complessa di regolazione cellulare ancora oggetto di studio. Cosa significa davvero “non invecchiare” Il caso di Hydra obbliga a chiarire una distinzione spesso trascurata nella comunicazione scientifica. Non invecchiare, in questo contesto, non significa vivere indefinitamente in senso assoluto, ma non mostrare un aumento del rischio di morte con l’età. Questo tipo di fenomeno viene definito in letteratura come senescenza trascurabile o assente. Tuttavia: i risultati derivano da condizioni di laboratorio controllate non tengono conto di fattori ecologici come predazione o stress ambientale non implicano automaticamente che il fenomeno sia trasferibile ad organismi più complessi Uno sguardo critico suggerisce quindi prudenza: Hydra non dimostra che l’invecchiamento possa essere eliminato, ma che non si manifesta nello stesso modo in tutti i sistemi biologici. Un modello utile, ma non generalizzabile Dal punto di vista della ricerca sull’invecchiamento umano, Hydra vulgaris rappresenta un modello concettuale, più che una soluzione applicativa. Il suo valore non risiede nella promessa di “eterna giovinezza”, ma nella possibilità di: studiare i meccanismi di rinnovamento cellulare continuo comprendere come alcune specie mantengano la stabilità funzionale nel tempo interrogare i limiti dei modelli tradizionali di senescenza È proprio questa funzione critica a renderla rilevante: Hydra non fornisce risposte definitive, ma apre domande fondamentali sulla natura stessa dell’invecchiamento. Ripensare l’invecchiamento come fenomeno non uniforme L’analisi di organismi come Hydra vulgaris si inserisce in un quadro più ampio di ricerca comparata, che mostra come l’invecchiamento non sia un processo unico e universale, ma un fenomeno biologico altamente variabile. Alcune specie invecchiano rapidamente, altre molto lentamente, altre ancora – come Hydra – sembrano sfuggire alle traiettorie classiche osservate nei modelli più studiati. Questo suggerisce che l’invecchiamento non sia semplicemente un “programma biologico”, ma il risultato di un equilibrio tra: capacità di riparazione cellulare stabilità del genoma dinamiche delle cellule staminali interazione con l’ambiente Hydra vulgaris non è la prova che l’invecchiamento possa essere eliminato, ma è uno degli esempi più chiari del fatto che non esiste un unico modo di invecchiare. In questo senso, il suo contributo alla ricerca è soprattutto teorico: aiuta a ridefinire i confini del problema, più che a offrire soluzioni immediate. Per la ricerca sull’invecchiamento, il messaggio è netto: comprendere organismi biologicamente “atipici” può essere essenziale per mettere in discussione modelli consolidati e sviluppare nuove ipotesi. Ma ogni trasferimento verso l’uomo richiede cautela, rigore e una distinzione chiara tra osservazione sperimentale e applicazione clinica.

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Call for application – “Summer Institute on Ageing” – scadenza 3 maggio 2026

Sono aperte fino al 3 maggio 2026 le candidature per la 13ª edizione della Summer Institute on Ageing, un’iniziativa formativa rivolta a studenti, ricercatori e professionisti interessati ad approfondire i temi dell’invecchiamento da una prospettiva multidisciplinare. Il focus dell’edizione 2026, “Longevità: supporto reciproco tra generazioni”, richiama una delle principali sfide contemporanee: ripensare i rapporti tra età, lavoro, welfare e partecipazione sociale in società sempre più longeve. Il programma si svolgerà dall’8 al 12 giugno 2026 e prevede quattro giornate di lezioni, testimonianze e sessioni applicative con studiosi ed esperti di rilievo internazionale, seguite da una giornata dedicata alle presentazioni dei partecipanti e alla discussione di articoli scientifici. L’obiettivo è fornire strumenti teorici e metodologici utili a comprendere la complessità del processo di invecchiamento. La Summer Institute si rivolge in particolare a dottorandi, assegnisti di ricerca, laureati e professionisti attivi nei settori dell’economia, della statistica, delle scienze sociali e della medicina. Il numero di partecipanti è limitato a un massimo di 35, per garantire un ambiente di apprendimento partecipativo e un confronto diretto con i docenti. L’iniziativa è sostenuta dal progetto Age-It, in particolare dallo Spoke 6 “Silver economy. Work, participation, retirement and welfare”, finanziato nell’ambito del programma NextGenerationEU attraverso il PNRR. Questo collegamento rafforza il ruolo della Summer Institute come spazio di formazione avanzata in linea con le priorità europee sull’invecchiamento. Il tema della longevità viene affrontato come leva di trasformazione dei sistemi economici e sociali, con particolare attenzione ai modelli di cooperazione intergenerazionale e alle implicazioni per i sistemi di welfare. In questo senso, l’iniziativa rappresenta un’occasione per sviluppare competenze trasversali e favorire il dialogo tra discipline e attori diversi. Per ulteriori informazioni e per inviare la candidatura è possibile visitare il sito dedicato o scrivere a ageing@univiu.org.  

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Transizione digitale e trasformazioni socio-economiche: a Firenze il secondo seminario del ciclo IRPET – 17 marzo 2026

Prosegue il ciclo di seminari “Transizioni in corso: demografia, digitale ed ecologia tra sfide e opportunità”, promosso da IRPET, con un secondo appuntamento dedicato all’analisi delle implicazioni economiche e sociali della transizione digitale in Toscana. L’incontro si terrà il 17 aprile 2026, a partire dalle ore 9:20, presso la Sala Esposizioni di Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze. L’iniziativa si inserisce in un percorso di approfondimento che mira a mettere in relazione tre grandi dinamiche di cambiamento – demografica, digitale ed ecologica – evidenziandone le interconnessioni e gli effetti sui sistemi territoriali. In questo quadro, il focus sulla transizione digitale rappresenta un passaggio cruciale per comprendere come l’innovazione tecnologica stia ridefinendo strutture economiche, modelli organizzativi e comportamenti sociali. Il seminario intende offrire uno spazio di confronto tra il mondo della ricerca, le istituzioni e i decisori pubblici, a partire dalle analisi sviluppate da IRPET. Al centro del dibattito vi saranno le trasformazioni del sistema produttivo regionale, sempre più orientato verso processi digitalizzati, e le conseguenze sul mercato del lavoro, in termini di competenze richieste, nuovi profili professionali e possibili rischi di polarizzazione occupazionale. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla pubblica amministrazione, chiamata a un’evoluzione che non riguarda soltanto l’adozione di tecnologie, ma anche la revisione dei processi e dei modelli di servizio, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e l’accessibilità. Parallelamente, la digitalizzazione incide sui comportamenti di consumo, contribuendo alla diffusione di nuovi modelli di relazione tra cittadini, imprese e servizi. L’approccio adottato nel ciclo “Transizioni in corso” sottolinea la necessità di interpretare la trasformazione digitale non come un fenomeno isolato, ma come parte di un cambiamento sistemico che coinvolge l’intero assetto socio-economico. In questo senso, la dimensione territoriale assume un ruolo centrale: le opportunità e i rischi della digitalizzazione si distribuiscono infatti in modo differenziato, rendendo necessarie politiche mirate e contestualizzate. Il seminario rappresenta quindi un’occasione per discutere non solo gli effetti della transizione digitale, ma anche le strategie più efficaci per governarla, valorizzando le potenzialità dell’innovazione e mitigandone gli impatti critici. Tra questi, emergono temi quali il divario digitale, l’accesso alle competenze e la capacità delle imprese e delle istituzioni di adattarsi a un contesto in rapida evoluzione. Leggi il programma   

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Istruzione, reddito e stili di vita: i determinanti della salute nella popolazione anziana

Comprendere i determinanti della salute nelle età avanzate rappresenta una delle sfide centrali per le politiche pubbliche in una società che invecchia. In questo contesto si inserisce un recente studio pubblicato su Frontiers in Public Health, firmato da Marco Alberio, Alice Lomonaco, Paolo Pasetti, Susi Anny Veloso Resende e Loris Vergolini, che analizza il ruolo dell’istruzione e del contesto socioeconomico nella salute percepita della popolazione italiana over 55. Lo studio, basato su dati ISTAT raccolti tra il 2013 e il 2019, offre un contributo rilevante alla comprensione delle disuguaglianze di salute, evidenziando come fattori sociali e comportamentali si combinino nel determinare il benessere nelle età avanzate. Il gradiente educativo della salute Uno dei risultati principali riguarda il cosiddetto “gradiente educativo”: livelli più elevati di istruzione si associano a una maggiore probabilità di dichiarare una buona salute. Questo dato, già noto nella letteratura internazionale, viene qui approfondito attraverso l’analisi dei meccanismi che ne spiegano il funzionamento. Gli autori mostrano che l’effetto dell’istruzione non è solo diretto, ma si realizza anche attraverso due canali principali: le condizioni economiche, con livelli di istruzione più elevati associati a minori difficoltà materiali; gli stili di vita, in particolare la maggiore diffusione dell’attività fisica. Nel complesso, questi fattori spiegano circa un quarto dell’effetto totale dell’istruzione sulla salute percepita, evidenziando la natura multidimensionale delle disuguaglianze. Differenze lungo il corso della vita L’analisi mette in luce anche importanti differenze tra gruppi di età. Tra i 55 e i 64 anni, la dimensione economica gioca un ruolo più rilevante nel mediare il rapporto tra istruzione e salute. Nelle età più avanzate, invece, cresce il peso degli stili di vita, in particolare dell’attività fisica. Questi risultati suggeriscono che la popolazione anziana non può essere considerata come un gruppo omogeneo, ma richiede politiche differenziate, capaci di rispondere a bisogni che cambiano nel corso della vita. Il ruolo del contesto territoriale Lo studio evidenzia inoltre differenze significative tra aree geografiche. Nel Nord Italia, il legame tra istruzione e salute risulta maggiormente mediato dalle condizioni economiche, mentre nel Centro-Sud assume un peso relativamente maggiore la componente legata agli stili di vita. Queste differenze riflettono disuguaglianze territoriali più ampie, legate alla disponibilità di risorse, servizi e opportunità, e sottolineano l’importanza di considerare il contesto locale nella progettazione delle politiche per l’invecchiamento. Stili di vita e fattori comportamentali Tra i comportamenti analizzati, l’attività fisica emerge come il fattore più rilevante, mentre il contributo di fumo e consumo di alcol appare più limitato nel spiegare le differenze di salute percepita. Questo risultato rafforza l’idea che interventi mirati alla promozione dell’attività fisica possano avere un impatto significativo sul benessere nelle età avanzate, soprattutto se integrati con politiche volte a ridurre le barriere economiche e ambientali. Implicazioni per le politiche pubbliche Le evidenze emerse dallo studio suggeriscono la necessità di un approccio integrato alle politiche per l’invecchiamento. In particolare, emerge che: le disuguaglianze di salute non possono essere affrontate solo attraverso interventi sui comportamenti individuali; è necessario agire anche sulle condizioni socioeconomiche che influenzano tali comportamenti; le politiche devono essere differenziate per età e contesto territoriale. In questa prospettiva, l’istruzione si configura non solo come un fattore individuale, ma come una leva strutturale capace di incidere sulle traiettorie di salute lungo tutto il corso della vita. Limiti e prospettive Pur offrendo risultati solidi, lo studio si basa su dati trasversali e su indicatori di salute percepita, elementi che richiedono cautela nell’interpretazione dei nessi causali. Tuttavia, l’analisi fornisce indicazioni utili per orientare future ricerche e politiche, evidenziando la necessità di considerare congiuntamente dimensioni educative, economiche e comportamentali. Conclusioni Il lavoro contribuisce a rafforzare una lettura ormai consolidata: la salute nelle età avanzate non è il risultato di fattori esclusivamente biologici, ma il prodotto di traiettorie sociali, economiche e comportamentali che si sviluppano lungo tutto il corso della vita. Leggi l’articolo integrale qui

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Governare l’invecchiamento sano e attivo: 6 Policy briefs con evidenze e indicazioni dallo Spoke 10 di Age-It

L’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle principali trasformazioni demografiche in atto, con implicazioni rilevanti per la sostenibilità dei sistemi sanitari e dei bilanci pubblici. Allo stesso tempo, può costituire un’opportunità di innovazione sociale se accompagnato da politiche capaci di promuovere salute, autonomia e partecipazione lungo tutto il corso della vita. In questo contesto si inserisce il volume “Governare l’invecchiamento sano e attivo. Analisi e raccomandazioni dello Spoke 10 del progetto Age-It”, pubblicato nei Quaderni di Epidemiologia & Prevenzione. Il lavoro raccoglie sei policy brief che sintetizzano i risultati delle attività di ricerca dello Spoke 10, con l’obiettivo di supportare il policy making nell’adattamento dei servizi ai bisogni di una popolazione che invecchia. Il volume propone una lettura dell’invecchiamento sano e attivo come fenomeno multidimensionale, che integra componenti fisiche, sociali ed economiche. In questa prospettiva, il benessere in età avanzata non è riducibile alla sola assenza di malattia, ma dipende da una pluralità di fattori che si sviluppano nel corso della vita. I policy brief affrontano diversi ambiti rilevanti per le politiche pubbliche, tra cui: la promozione dell’invecchiamento sano e attivo; la prevenzione personalizzata; la definizione di indicatori di performance per le politiche di prevenzione e promozione della salute; il ruolo delle politiche territoriali e del policy making multilivello; la continuità assistenziale; il rapporto tra spesa sanitaria e spesa sociale. Nel complesso, il volume si configura come uno strumento di supporto per decisori pubblici, ricercatori e operatori, offrendo evidenze e raccomandazioni utili a orientare lo sviluppo di servizi più appropriati e integrati. In continuità con le attività del programma Age-It — che promuove un approccio interdisciplinare e orientato all’impatto, come emerge anche dalle iniziative di ricerca e disseminazione del partenariato — il contributo dello Spoke 10 rafforza il dialogo tra ricerca e politiche pubbliche, in un ambito destinato a incidere sempre più sulle traiettorie di sviluppo sociale ed economico del Paese.

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Articolo su La Nazione: “un ospedale a misura di seniors” – Andrea Ungar racconta l’evento “il grande adattamento” e le sfide dell’invecchiamento

In occasione di una giornata di studi organizzata a Firenze dalla Fondazione Cesifin Alberto Predieri e dalla Fondazione CR Firenze, esperti e studiosi si sono confrontati sulle trasformazioni demografiche in atto e sulle sfide che l’invecchiamento della popolazione pone ai sistemi sanitari. L’iniziativa ha riunito numerosi ricercatori e professionisti impegnati sui temi dell’invecchiamento, tra cui diversi protagonisti del programma Age-It. Nell’articolo pubblicato da La Nazione il 14 marzo, il geriatra Andrea Ungar, dell’Università di Firenze, è intervistato sui cambiamenti necessari per rendere gli ospedali più adeguati ai bisogni della popolazione anziana. Ungar sottolinea l’esigenza di un cambio di paradigma nella presa in carico delle persone anziane, sempre più caratterizzate da fragilità e comorbilità, e la necessità di modelli di cura che integrino dimensione clinica, sociale e relazionale. Il confronto ha evidenziato l’importanza di sviluppare servizi più integrati tra ospedale e territorio e di promuovere soluzioni organizzative capaci di favorire l’autonomia delle persone anziane e la sostenibilità del sistema sanitario in una società sempre più longeva. LA GIORNATA DI STUDIO Come riportato nell’articolo, il programma dell’evento è stato articolato nel seguente modo: “Come affrontare al meglio le trasformazioni di una società sempre più anziana? Di un Paese in cui si vive molto di più e bene, ma si hanno meno giovani pronti per il mondo del lavoro? Intorno a queste domande si è articolata ieri la giornata di studi ‘Il grande adattamento. L’Italia dei seniors: generare valore alleviando gli oneri’. Un confronto a cura di Fondazione Cesifin Alberto Predieri e Neodemos alla Fondazione CR Firenze. A introdurre i lavori Giuseppe Morbidelli, de La Sapienza di Roma e presidente Cesifin, e Gustavo De Santis (Unifi e presidente Neodemos). La prima sessione, presieduta dalla rettrice dell’Unifi Alessandra Petrucci, con Cecilia Tomassini dell’Università del Molise, Silvio Brusaferro, già presidente dell’Istituto superiore di sanità e docente all’Università di Udine, e Ignazio Visco, governatore onorario Bankitalia. La seconda sessione presieduta da Franca Alacevich di Unifi con Maria Chiara Carrozza dell’Università di Milano-Bicocca, già presidente del Cnr, Arturo Lanzani del Politecnico di Milano e Andrea Ungar, di Unifi. Le conclusioni di Daniele Vignoli (Unifi) e al demografo Massimo Livi Bacci (Unifi e Neodemos).” Leggi l’articolo su La Nazione qui

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“Oltre l’età?”: alla LUMSA un incontro sulle trasformazioni sociali dell’invecchiamento

Il 18 marzo 2026 alle ore 14.15, presso l’Aula 2 della sede di via Pompeo Magno 28 a Roma, l’Università LUMSA ospiterà l’incontro “Oltre l’età? Metamorfosi ed effetti sociali dell’invecchiamento”, dedicato alla presentazione del numero 19/2025 della rivista Cartografie sociali. L’evento sarà fruibile sia in presenza sia online, favorendo la partecipazione di studiosi, ricercatori e pubblico interessato ai temi dell’invecchiamento e delle sue implicazioni sociali. L’iniziativa rappresenta un momento di confronto interdisciplinare sulle trasformazioni demografiche e sociali legate all’aumento della longevità. Negli ultimi decenni, infatti, l’invecchiamento della popolazione è diventato uno dei fenomeni più rilevanti per le società contemporanee, ponendo nuove sfide alle politiche sociali, ai sistemi di welfare e ai modelli di partecipazione sociale. In questo contesto, il volume presentato raccoglie contributi di ricerca che analizzano l’invecchiamento non solo come processo biologico, ma come trasformazione sociale complessa, capace di ridefinire ruoli, relazioni e strutture istituzionali. Durante l’incontro interverranno gli autori del volume: Anna D’Ascenzio, ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile, Cristiana Di Pietro dell’Università LUMSA e Antonio Sanguinetti dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR. I loro contributi offriranno diverse prospettive di analisi sulle dinamiche sociali dell’invecchiamento e sulle trasformazioni che interessano individui, comunità e istituzioni. Il seminario sarà introdotto da Folco Cimagalli, docente dell’Università LUMSA, e moderato da Rita Cutini, anch’essa docente dell’ateneo romano. Al dibattito prenderanno parte anche Greta Falavigna, Luisa Errichiello e Valentina Lamonica, ricercatrici del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che porteranno ulteriori contributi di riflessione sui temi affrontati nel volume. A dialogare con gli autori saranno inoltre Maria Chiara Inzerilli di Roma Capitale, Mariella Nocenzi dell’Università LUMSA e Cristina Sofia della Sapienza Università di Roma, offrendo un confronto tra prospettive accademiche e istituzionali sulle implicazioni sociali dell’invecchiamento. L’incontro si inserisce nel più ampio dibattito scientifico sulla longevità e sui cambiamenti demografici che stanno interessando le società contemporanee. La crescente presenza di popolazioni anziane richiede infatti nuove chiavi interpretative e strumenti di analisi capaci di comprendere come l’allungamento della vita influenzi le relazioni sociali, i modelli di partecipazione e le politiche pubbliche. Attraverso il dialogo tra studiosi e istituzioni, l’evento intende contribuire alla costruzione di una riflessione condivisa su questi temi, promuovendo un approccio interdisciplinare allo studio dell’invecchiamento e delle sue trasformazioni nella società contemporanea. Scopri la Locandina cliccando qui

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