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TEAMCARE verso l’adozione sostenibile: il 10 settembre a Napoli la Conferenza finale del progetto

Il 10 settembre 2026 si terrà a Napoli la Conferenza finale del progetto europeo TEAMCARE, dedicata al passaggio dalla sperimentazione alla diffusione su più ampia scala di modelli formativi per l’assistenza interprofessionale, territoriale e centrata sulla persona. L’appuntamento si svolgerà presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in via Forno Vecchio 36. La Conferenza riunirà rappresentanti delle istituzioni, organizzazioni sanitarie, enti di formazione, reti europee e soggetti interessati all’adozione dei risultati sviluppati dal progetto. TEAMCARE nasce per rispondere alle trasformazioni demografiche, digitali e organizzative che stanno interessando i sistemi sanitari e sociosanitari europei, con particolare attenzione allo sviluppo di nuove competenze professionali e alla collaborazione tra diverse figure coinvolte nell’assistenza. Tra i principali risultati del progetto figurano un framework integrato delle competenze, un curriculum europeo modulare, strumenti di micro-credential, una piattaforma digitale di apprendimento e risorse formative aperte. Un ruolo centrale nella giornata sarà affidato alla sessione “From project results to sustainable adoption: MoU, Twinning Partnerships and next adopters (Signature Ceremony)”, in programma dalle 15:00 alle 16:00 e moderata da Paolo Michelutti, RSCN Project Manager. L’incontro sarà dedicato alle condizioni necessarie per trasformare i risultati del progetto in percorsi concreti di adozione da parte di nuove organizzazioni e territori. Dai quattro progetti pilota ai nuovi adopter I quattro pilot di TEAMCARE hanno mostrato come il training package possa essere adattato a differenti contesti educativi, organizzativi e regolatori, mantenendo un quadro comune di competenze e un’impostazione interprofessionale. La fase successiva riguarda quindi la possibilità di trasferire e contestualizzare questo patrimonio in altre istituzioni e sistemi territoriali. Tra gli strumenti individuati per favorire questo processo figurano le Twinning Partnerships, partnership strutturate che mettono in relazione le organizzazioni coinvolte nei pilot con enti o territori interessati a diventare nuovi adopter. Il meccanismo prevede un percorso di trasferimento di conoscenze e confronto operativo: le nuove organizzazioni possono partire dall’esperienza maturata nei siti pilota per valutare la fattibilità locale, adattare il training package e affrontare eventuali ostacoli di natura organizzativa, finanziaria, normativa o legati all’accreditamento. Accanto alle Twinning Partnerships, la sessione approfondirà il ruolo del Memorandum of Understanding (MoU). I due strumenti hanno funzioni complementari: il MoU definisce un quadro istituzionale volto a sostenere la diffusione e l’utilizzo futuro dei risultati TEAMCARE, mentre la Twinning Partnership traduce l’interesse in un percorso più operativo di cooperazione, adattamento e potenziale implementazione. L’incontro si concluderà con una cerimonia simbolica di firma del MoU e con una call rivolta ai soggetti interessati ad avviare nuove partnership. Alla sessione sono previsti i contributi di Giuseppe Aleo (RCSI), dedicato alla trasferibilità dei risultati TEAMCARE e alle strategie di sostenibilità e scaling-up; Giuseppe Liotta (Università di Roma Tor Vergata), con il punto di vista di un potenziale adopter; e Margherita Smarra (SAGE), che affronterà il passaggio dall’interesse istituzionale all’implementazione sostenibile, con attenzione ai requisiti organizzativi e al coinvolgimento degli stakeholder. Il confronto sarà guidato da alcune questioni operative: quali risultati TEAMCARE siano più rilevanti per i nuovi adopter, quali componenti del training package debbano essere adattate localmente, quali organizzazioni coinvolgere, quale supporto possa essere fornito dai siti pilota e quali siano i primi passi necessari per costruire una Twinning Partnership. La sessione si inserisce in una giornata più ampia dedicata a pilot experience, strumenti per l’adozione, strategie europee di scaling-up e implicazioni per le politiche sanitarie e formative, con l’obiettivo di costruire percorsi di continuità oltre la conclusione formale del progetto. La Conferenza si terrà il 10 settembre 2026 a Napoli.Per registrarsi è disponibile il modulo online:https://forms.gle/LZTqiA9zhHaFQcpb9

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Rockfish, i pesci che possono vivere oltre due secoli

Alcune specie di rockfish del Pacifico, pesci appartenenti al genere Sebastes, sono tra i vertebrati più longevi conosciuti. Il caso più significativo è quello del rougheye rockfish (Sebastes aleutianus), la cui durata di vita può superare i 200 anni. All’interno dello stesso genere, tuttavia, esistono specie che vivono poco più di un decennio. Questa forte variabilità ha permesso a un gruppo internazionale di ricerca di studiare le basi evolutive della longevità attraverso un confronto tra organismi strettamente imparentati. Nello studio, pubblicato il 12 novembre 2021 sulla rivista Science, sono stati assemblati e analizzati i genomi di 88 specie di rockfish, caratterizzate da aspettative di vita, dimensioni corporee e habitat differenti. Le analisi hanno individuato, nelle specie più longeve, ripetuti segnali di selezione positiva in geni coinvolti nei meccanismi di riparazione del DNA. Una maggiore capacità di preservare l’integrità del genoma potrebbe contribuire a limitare nel tempo l’accumulo di danni cellulari, uno dei processi associati all’invecchiamento. I ricercatori hanno inoltre identificato 137 geni associati alla longevità, con funzioni riconducibili alla segnalazione dell’insulina, alla crescita corporea e all’adattamento ambientale. Un ruolo specifico è emerso anche per la regolazione del sistema immunitario: nelle specie longeve è stata osservata un’espansione del numero di copie dei geni della famiglia delle butirrofiline, implicati nella modulazione delle risposte immunitarie e infiammatorie. La durata della vita dei rockfish non sembra dipendere, tuttavia, da un unico insieme di geni. Dimensioni raggiunte alla maturità e profondità dell’habitat spiegano circa il 59% delle differenze osservate tra le specie. Vivere in acque più profonde e fredde e raggiungere dimensioni maggiori può quindi aver favorito indirettamente l’evoluzione di una maggiore longevità. Il valore di questo modello risiede soprattutto nella possibilità di effettuare confronti evolutivi diretti tra specie molto simili, ma caratterizzate da durate della vita comprese tra circa 11 e oltre 200 anni. Lo studio consente così di distinguere i meccanismi potenzialmente connessi direttamente alla longevità dagli adattamenti legati alle dimensioni corporee e alle condizioni ambientali. I risultati indicano che la longevità estrema dei rockfish deriva probabilmente dall’interazione tra manutenzione del DNA, regolazione immunitaria, metabolismo, crescita e ambiente. Trattandosi di uno studio genomico comparativo, le associazioni individuate non dimostrano da sole un rapporto causale né possono essere trasferite direttamente all’invecchiamento umano. Offrono però un modello utile per comprendere come differenti strategie biologiche di lunga vita possano essersi sviluppate nel corso dell’evoluzione. Consulta lo studio pubblicato su Science e la relativa scheda bibliografica su PubMed.

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Scoperta Imprenditoriale II: 505 Milioni Per Ricerca E Sviluppo Nel Mezzogiorno

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha definito termini e modalità per l’accesso a “Scoperta imprenditoriale II (2026)”, misura che mette a disposizione oltre 505 milioni di euro per sostenere progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nelle regioni del Mezzogiorno. Le risorse sono destinate a interventi da realizzare in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, coerenti con le aree della Strategia Nazionale di Specializzazione Intelligente o orientati a nuove traiettorie tecnologiche e applicative. I progetti dovranno puntare alla realizzazione o all’innovazione di prodotti, processi e servizi, favorendo un avanzamento tecnologico concreto. Le agevolazioni combinano un finanziamento agevolato al 40% con contributi a fondo perduto differenziati in base alla tipologia di beneficiario: fino al 40% per le piccole imprese, 35% per le medie, 30% per le grandi imprese e fino al 60% per gli enti di ricerca. Una quota pari al 60% delle risorse è riservata ai progetti proposti da PMI e reti di imprese. 📅 La fase di precompilazione delle domande partirà il 24 settembre 2026, mentre lo sportello per la presentazione delle istanze aprirà alle ore 10.00 del 7 ottobre 2026. Per maggiori informazioni:Consulta la pagina ufficiale del MIMIT

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Bb-Future: Una Serie Di Policy Digest Sulle Sfide Europee Della Long-Term Care

L’invecchiamento della popolazione europea sta determinando una crescente domanda di assistenza a lungo termine, con ricadute rilevanti sulle famiglie, sui lavoratori e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e di protezione sociale. Nella fase conclusiva del progetto europeo BB-Future, coordinato dal Munich Research Institute for the Economics of Aging and SHARE Analyses, è stata avviata la pubblicazione di una serie di Policy Digest dedicati ai principali risultati del progetto e alle loro implicazioni per le politiche pubbliche. I Digest vengono pubblicati ogni venerdì e sintetizzano evidenze e indicazioni utili ai decisori politici sui temi legati all’invecchiamento, alla domanda di cura e all’organizzazione dei sistemi di assistenza. È inoltre possibile iscriversi alla mailing list per ricevere ogni settimana i nuovi contenuti scrivendo a info@bb-future.eu. Scopri di più

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Age-It – Nuovo studio sulla Fibrosi Polmonare Idiopatica: il danno ai telomeri come possibile bersaglio terapeutico

Un nuovo studio pubblicato il 12 agosto 2026 su EMBO Molecular Medicine individua nella risposta al danno del DNA a livello dei telomeri un possibile bersaglio terapeutico per la fibrosi polmonare idiopatica (IPF), una patologia progressiva associata all’invecchiamento e alla disfunzione telomerica. Il gruppo di ricerca, coordinato da Fabrizio d’Adda di Fagagna, ha utilizzato un modello murino caratterizzato da telomeri criticamente corti per studiare il ruolo della telomeric DNA damage response (tDDR) nello sviluppo della fibrosi. Il trattamento con specifici oligonucleotidi antisenso telomerici (tASOs) ha ridotto i segnali di danno al DNA, l’infiammazione e la fibrosi polmonare, anche in animali anziani e in condizioni di malattia avanzata, senza modificare la lunghezza dei telomeri. I risultati suggeriscono quindi che non sia soltanto l’accorciamento dei telomeri, ma anche la risposta cellulare al loro danneggiamento, a contribuire direttamente ai processi patologici della fibrosi polmonare. Gli autori indicano l’inibizione selettiva della tDDR come una potenziale strategia terapeutica, che dovrà essere ulteriormente studiata prima di una possibile applicazione clinica. La ricerca è stata sostenuta anche nell’ambito del PNRR – Investimento PE8, Progetto Age-It, insieme ad altri programmi nazionali ed europei di finanziamento. Consulta lo studio su Spinger Nature

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Il proteo, l’anfibio cavernicolo che può vivere oltre un secolo

Il proteo (Proteus anguinus) è un piccolo anfibio acquatico adattato alla vita nelle grotte dell’Europa centro-meridionale. Nonostante pesi meno di 20 grammi, presenta una longevità eccezionale: la sua vita media adulta è stata stimata in circa 68,5 anni, mentre la durata massima potrebbe superare i 100 anni. (PMC) Lo studio demografico della specie ha evidenziato un ciclo vitale particolarmente lento. Il proteo raggiunge la maturità sessuale intorno ai 15 anni e le femmine si riproducono mediamente una volta ogni 12,5 anni, producendo circa 35 uova. (PMC) La sua longevità è stata associata alle condizioni stabili dell’ambiente sotterraneo, alla scarsità di predatori e a una strategia biologica caratterizzata da basso dispendio energetico e sviluppo rallentato. Tuttavia, gli autori osservano che il metabolismo del proteo non appare eccezionalmente più basso rispetto a quello delle specie affini: la sua lunga vita non può quindi essere spiegata dal solo rallentamento metabolico. (PMC) Proprio questa anomalia rende il proteo un modello interessante per la ricerca sui meccanismi dell’invecchiamento. Studiare come un vertebrato di dimensioni così ridotte riesca a mantenere una sopravvivenza tanto elevata può contribuire a chiarire il rapporto tra metabolismo, ambiente, riproduzione e longevità. Nota sulla fonte: lo studio di riferimento, Extreme lifespan of the human fish (Proteus anguinus): a challenge for ageing mechanisms, è stato pubblicato nel 2010 su Biology Letters, non su Current Biology. (PMC) Versione breve per newsletter Il proteo: oltre cento anni di vita nelle grotte europee Il proteo (Proteus anguinus) è un piccolo anfibio cavernicolo europeo la cui durata massima della vita è stata stimata in oltre 100 anni. La specie presenta un ciclo vitale molto lento: raggiunge la maturità sessuale intorno ai 15 anni e si riproduce mediamente una volta ogni 12,5 anni. La sua longevità, eccezionale rispetto alle dimensioni corporee, non sembra però dipendere soltanto dal basso metabolismo. (PMC) Il proteo rappresenta quindi un modello di particolare interesse per studiare il rapporto tra ambiente, dispendio energetico, strategie riproduttive e invecchiamento nei vertebrati. Leggi lo studio completo

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IHI Call 13: 84,8 milioni di euro per innovazione sanitaria, IA e malattie legate all’invecchiamento

La partnership europea Innovative Health Initiative – IHI ha lanciato la Call 13, il nuovo bando dedicato allo sviluppo di soluzioni innovative per la salute nell’ambito di Horizon Europe. La call dispone di un budget complessivo di 84,8 milioni di euro: 53,2 milioni messi a disposizione dall’Unione europea e 31,6 milioni in contributi dei partner industriali e commerciali. La scadenza per la presentazione delle short proposals è fissata all’8 ottobre 2026. Tre aree di intervento La Call 13 comprende tre topic dedicati a priorità strategiche per la ricerca e l’innovazione sanitaria europea. Il primo riguarda la creazione di una rete europea sostenibile di incubatori, finalizzata ad accelerare il passaggio dalla ricerca alla commercializzazione delle tecnologie sanitarie e a sostenere startup e nuove imprese del settore. Il secondo topic punta allo sviluppo di un modello tossicologico predittivo basato sull’Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di migliorare la valutazione della sicurezza e ridurre il ricorso alla sperimentazione animale, in coerenza con il principio delle 3R: Replacement, Reduction e Refinement. Il terzo è dedicato allo studio dei meccanismi immunologici delle malattie immuno-mediate associate all’invecchiamento, per favorire l’individuazione precoce delle patologie e lo sviluppo di diagnosi e terapie personalizzate. Una partnership pubblico-privata per la ricerca sanitaria IHI è una partnership istituzionalizzata tra l’Unione europea e le principali associazioni industriali del settore sanitario. L’obiettivo è costruire un ecosistema interdisciplinare capace di tradurre la ricerca in soluzioni innovative, sicure ed efficaci lungo l’intero percorso di cura, dalla prevenzione alla diagnosi e al trattamento. La nuova call è rivolta a una platea ampia, che comprende università, centri di ricerca, imprese, PMI, startup, ospedali, organizzazioni sanitarie e associazioni di pazienti. La struttura dei topic richiede la costruzione di partenariati pubblico-privati e l’integrazione di competenze scientifiche, cliniche, tecnologiche e industriali. L’Info Day nazionale La Call 13 è stata approfondita durante l’Info Day nazionale del 6 luglio 2026, organizzato da APRE – Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, d’intesa con il Ministero dell’Università e della Ricerca e in collaborazione con Farmindustria e IHI. L’incontro, svolto a Roma e online, ha offerto una panoramica sulle opportunità della call, sul funzionamento della partnership e sulla partecipazione italiana ai precedenti bandi IHI. Il programma ha incluso anche testimonianze di progetti finanziati e momenti di confronto tra ricerca e industria. Vai alla call

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AIXAS 2026: aperta la Call for Papers sull’intelligenza artificiale per una società che invecchia

Dal 6 al 9 ottobre 2026, a Perugia, si terrà la quinta edizione del workshop Artificial Intelligence for an Ageing Society – AIXAS 2026, organizzato nell’ambito della 24ª Conferenza internazionale dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale – AIxIA 2026. L’iniziativa rappresenta un appuntamento dedicato al confronto tra intelligenza artificiale, salute, assistenza e invecchiamento della popolazione, con l’obiettivo di raccogliere contributi scientifici e applicativi capaci di rispondere alle trasformazioni demografiche in corso. Il workshop sarà co-presieduto da Francesca Gasparini, Gabriella Cortellessa e Francesca Fracasso, con il supporto di Alessio De Pellegrin e Luca Borrè. Una Call for Papers dedicata all’IA per l’invecchiamento La Call for Papers è rivolta a ricercatrici, ricercatori e professionisti interessati a presentare studi, metodologie, strumenti e soluzioni innovative sull’impiego dell’Intelligenza Artificiale nei contesti legati all’invecchiamento. Il workshop offrirà uno spazio di discussione interdisciplinare su temi che possono comprendere il supporto alla diagnosi, il monitoraggio della salute, l’assistenza, l’autonomia, la prevenzione e lo sviluppo di tecnologie inclusive per le persone anziane. L’obiettivo è favorire il dialogo tra competenze informatiche, cliniche, psicologiche, sociali e progettuali, contribuendo alla costruzione di soluzioni più affidabili, accessibili e aderenti ai bisogni reali della popolazione. Un’opportunità per la comunità Age-It AIXAS 2026 rappresenta anche un’importante occasione di confronto scientifico, networking e collaborazione per ricercatrici e ricercatori coinvolti nel programma Age-It. La partecipazione al workshop può contribuire a creare nuove connessioni tra gruppi di ricerca, valorizzare risultati già maturati e mantenere vivo il dialogo tra ricerca, innovazione tecnologica e longevità. L’appuntamento di Perugia si propone quindi come uno spazio utile per condividere esperienze, avviare collaborazioni e discutere il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella costruzione di una società capace di affrontare in modo consapevole le sfide dell’invecchiamento. Per maggiori informazioni: aixas.it

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La Longevity Economy italiana vale 714,8 miliardi di euro, più del Prodotto Interno Lordo di ben 21 Stati membri dell’UE

 Il complesso delle attività economiche legate all’allungamento della vita media in Italia genera un valore stimato di 714,8 miliardi di euro, pari a circa il 33% del PIL nazionale. Se fosse considerata come un’economia autonoma, avrebbe dimensioni superiori al prodotto interno lordo di 21 Stati membri dell’Unione europea e si collocherebbe al sesto posto nell’UE. Il dato emerge dalle elaborazioni del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che definisce la Longevity Economy come l’insieme delle attività rivolte alla popolazione over 50 e finalizzate a sostenere un invecchiamento attivo e in buona salute. Un sistema economico che coinvolge numerosi settori La Longevity Economy non coincide soltanto con la sanità o con l’assistenza alle persone anziane. Comprende una rete molto più ampia di consumi, servizi e investimenti legati alla crescente durata della vita. Tra i settori coinvolti rientrano salute, prevenzione, assistenza, previdenza, assicurazioni, abitare, mobilità, turismo, tecnologia, formazione e servizi finanziari. A questi si aggiungono i prodotti e le soluzioni destinati a sostenere l’autonomia, la partecipazione sociale e la qualità della vita nelle diverse fasi dell’invecchiamento. Secondo le stime di Itinerari Previdenziali, questa economia genera inoltre circa 5,6 milioni di posti di lavoro, includendo il personale sanitario e delle strutture residenziali, gli assistenti familiari e i lavoratori delle filiere di beni e servizi utilizzati dalla popolazione anziana. Oltre la rappresentazione dell’invecchiamento come costo L’analisi propone di superare una lettura esclusivamente assistenziale dell’invecchiamento demografico. Le persone over 50 non rappresentano soltanto una fascia destinataria di pensioni e prestazioni sanitarie, ma costituiscono anche una componente rilevante dei consumi, del risparmio, degli investimenti e della domanda di innovazione. In Italia gli over 50 sono oltre 28 milioni, mentre le persone con almeno 65 anni rappresentano già circa un quarto della popolazione. Una quota destinata a crescere nei prossimi decenni e a modificare progressivamente la struttura della domanda, del mercato del lavoro e dei sistemi di welfare. La longevità può quindi diventare un fattore di sviluppo, ma solo attraverso politiche capaci di sostenere la salute lungo tutto il corso della vita, l’aggiornamento delle competenze, la permanenza attiva nel mercato del lavoro e la nascita di nuovi servizi. Progettare la longevità Il valore economico stimato non indica automaticamente che l’invecchiamento della popolazione produca crescita o benessere. Una parte delle attività considerate risponde infatti a bisogni assistenziali, sanitari e sociali che possono comportare costi significativi per le famiglie e per il settore pubblico. La sfida consiste quindi nel trasformare la maggiore durata della vita in anni vissuti in salute, autonomia e partecipazione, orientando investimenti pubblici e privati verso prevenzione, innovazione tecnologica, nuovi modelli abitativi, servizi territoriali e formazione continua. In questa prospettiva, la Longevity Economy non rappresenta soltanto un nuovo mercato, ma un ambito strategico nel quale integrare politiche sociali, sanitarie, produttive e occupazionali, accompagnando la trasformazione demografica del Paese. Leggi l’approfondimento completo sul sito di Itinerari Previdenziali.

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Intelligenza artificiale e screening avanzato: aperta la call europea per entrare nella rete dei centri sanitari

La Commissione europea ha aperto una nuova call per l’adesione alla European Network of AI-Powered Advanced Screening Centres, la rete che riunisce organizzazioni sanitarie impegnate nell’implementazione, sperimentazione o valutazione di soluzioni di intelligenza artificiale applicate alla salute. L’iniziativa è una delle azioni principali della strategia europea Apply AI e punta ad accelerare l’introduzione di strumenti innovativi per la prevenzione, l’individuazione precoce e la diagnosi dei tumori e delle malattie cardiovascolari. A chi è rivolta la call Possono manifestare il proprio interesse le organizzazioni sanitarie avanzate che utilizzano già soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, le stanno sperimentando o valutando oppure prevedono di introdurle nel prossimo futuro. Le attività della rete comprendono la sperimentazione di strumenti di IA nei percorsi clinici reali, la valutazione della loro efficacia, sicurezza e sostenibilità economica e l’integrazione delle tecnologie nei sistemi informativi e nei flussi di lavoro sanitari. I centri potranno inoltre contribuire a studi multicentrici e alla validazione di soluzioni destinate allo screening, alla diagnosi precoce e alla prevenzione personalizzata. Anche le organizzazioni non ancora pronte a condurre sperimentazioni potranno candidarsi come osservatori e partecipare ad alcune iniziative formative e di confronto. Una comunità europea per l’IA affidabile nella sanità L’adesione consentirà di entrare in una comunità europea di pratica, favorendo lo scambio di esperienze tra strutture sanitarie, centri di ricerca, istituzioni e imprese. I partecipanti potranno accedere ad attività di formazione dedicate alla validazione clinica, all’etica, all’interoperabilità e alla gestione dei dati, oltre che ai risultati e agli strumenti prodotti da iniziative europee come Cancer Image Europe, COMPASS-AI e il programma dedicato alla salute cardiovascolare. La rete contribuirà anche alla definizione di linee guida e buone pratiche per un impiego efficace, sicuro ed equo dell’intelligenza artificiale nei sistemi sanitari europei. Alla prima call, aperta tra febbraio e aprile 2026, hanno aderito quasi 270 organizzazioni sanitarie provenienti dall’Unione europea e dai Paesi vicini. La nuova manifestazione di interesse è stata aperta il 22 maggio 2026. Le organizzazioni interessate potranno presentare la propria candidatura entro il 10 settembre 2026. Consulta il sito 

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