Opportunità

Istruzione, reddito e stili di vita: i determinanti della salute nella popolazione anziana

Comprendere i determinanti della salute nelle età avanzate rappresenta una delle sfide centrali per le politiche pubbliche in una società che invecchia. In questo contesto si inserisce un recente studio pubblicato su Frontiers in Public Health, firmato da Marco Alberio, Alice Lomonaco, Paolo Pasetti, Susi Anny Veloso Resende e Loris Vergolini, che analizza il ruolo dell’istruzione e del contesto socioeconomico nella salute percepita della popolazione italiana over 55. Lo studio, basato su dati ISTAT raccolti tra il 2013 e il 2019, offre un contributo rilevante alla comprensione delle disuguaglianze di salute, evidenziando come fattori sociali e comportamentali si combinino nel determinare il benessere nelle età avanzate. Il gradiente educativo della salute Uno dei risultati principali riguarda il cosiddetto “gradiente educativo”: livelli più elevati di istruzione si associano a una maggiore probabilità di dichiarare una buona salute. Questo dato, già noto nella letteratura internazionale, viene qui approfondito attraverso l’analisi dei meccanismi che ne spiegano il funzionamento. Gli autori mostrano che l’effetto dell’istruzione non è solo diretto, ma si realizza anche attraverso due canali principali: le condizioni economiche, con livelli di istruzione più elevati associati a minori difficoltà materiali; gli stili di vita, in particolare la maggiore diffusione dell’attività fisica. Nel complesso, questi fattori spiegano circa un quarto dell’effetto totale dell’istruzione sulla salute percepita, evidenziando la natura multidimensionale delle disuguaglianze. Differenze lungo il corso della vita L’analisi mette in luce anche importanti differenze tra gruppi di età. Tra i 55 e i 64 anni, la dimensione economica gioca un ruolo più rilevante nel mediare il rapporto tra istruzione e salute. Nelle età più avanzate, invece, cresce il peso degli stili di vita, in particolare dell’attività fisica. Questi risultati suggeriscono che la popolazione anziana non può essere considerata come un gruppo omogeneo, ma richiede politiche differenziate, capaci di rispondere a bisogni che cambiano nel corso della vita. Il ruolo del contesto territoriale Lo studio evidenzia inoltre differenze significative tra aree geografiche. Nel Nord Italia, il legame tra istruzione e salute risulta maggiormente mediato dalle condizioni economiche, mentre nel Centro-Sud assume un peso relativamente maggiore la componente legata agli stili di vita. Queste differenze riflettono disuguaglianze territoriali più ampie, legate alla disponibilità di risorse, servizi e opportunità, e sottolineano l’importanza di considerare il contesto locale nella progettazione delle politiche per l’invecchiamento. Stili di vita e fattori comportamentali Tra i comportamenti analizzati, l’attività fisica emerge come il fattore più rilevante, mentre il contributo di fumo e consumo di alcol appare più limitato nel spiegare le differenze di salute percepita. Questo risultato rafforza l’idea che interventi mirati alla promozione dell’attività fisica possano avere un impatto significativo sul benessere nelle età avanzate, soprattutto se integrati con politiche volte a ridurre le barriere economiche e ambientali. Implicazioni per le politiche pubbliche Le evidenze emerse dallo studio suggeriscono la necessità di un approccio integrato alle politiche per l’invecchiamento. In particolare, emerge che: le disuguaglianze di salute non possono essere affrontate solo attraverso interventi sui comportamenti individuali; è necessario agire anche sulle condizioni socioeconomiche che influenzano tali comportamenti; le politiche devono essere differenziate per età e contesto territoriale. In questa prospettiva, l’istruzione si configura non solo come un fattore individuale, ma come una leva strutturale capace di incidere sulle traiettorie di salute lungo tutto il corso della vita. Limiti e prospettive Pur offrendo risultati solidi, lo studio si basa su dati trasversali e su indicatori di salute percepita, elementi che richiedono cautela nell’interpretazione dei nessi causali. Tuttavia, l’analisi fornisce indicazioni utili per orientare future ricerche e politiche, evidenziando la necessità di considerare congiuntamente dimensioni educative, economiche e comportamentali. Conclusioni Il lavoro contribuisce a rafforzare una lettura ormai consolidata: la salute nelle età avanzate non è il risultato di fattori esclusivamente biologici, ma il prodotto di traiettorie sociali, economiche e comportamentali che si sviluppano lungo tutto il corso della vita. Leggi l’articolo integrale qui

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Governare l’invecchiamento sano e attivo: 6 Policy briefs con evidenze e indicazioni dallo Spoke 10 di Age-It

L’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle principali trasformazioni demografiche in atto, con implicazioni rilevanti per la sostenibilità dei sistemi sanitari e dei bilanci pubblici. Allo stesso tempo, può costituire un’opportunità di innovazione sociale se accompagnato da politiche capaci di promuovere salute, autonomia e partecipazione lungo tutto il corso della vita. In questo contesto si inserisce il volume “Governare l’invecchiamento sano e attivo. Analisi e raccomandazioni dello Spoke 10 del progetto Age-It”, pubblicato nei Quaderni di Epidemiologia & Prevenzione. Il lavoro raccoglie sei policy brief che sintetizzano i risultati delle attività di ricerca dello Spoke 10, con l’obiettivo di supportare il policy making nell’adattamento dei servizi ai bisogni di una popolazione che invecchia. Il volume propone una lettura dell’invecchiamento sano e attivo come fenomeno multidimensionale, che integra componenti fisiche, sociali ed economiche. In questa prospettiva, il benessere in età avanzata non è riducibile alla sola assenza di malattia, ma dipende da una pluralità di fattori che si sviluppano nel corso della vita. I policy brief affrontano diversi ambiti rilevanti per le politiche pubbliche, tra cui: la promozione dell’invecchiamento sano e attivo; la prevenzione personalizzata; la definizione di indicatori di performance per le politiche di prevenzione e promozione della salute; il ruolo delle politiche territoriali e del policy making multilivello; la continuità assistenziale; il rapporto tra spesa sanitaria e spesa sociale. Nel complesso, il volume si configura come uno strumento di supporto per decisori pubblici, ricercatori e operatori, offrendo evidenze e raccomandazioni utili a orientare lo sviluppo di servizi più appropriati e integrati. In continuità con le attività del programma Age-It — che promuove un approccio interdisciplinare e orientato all’impatto, come emerge anche dalle iniziative di ricerca e disseminazione del partenariato — il contributo dello Spoke 10 rafforza il dialogo tra ricerca e politiche pubbliche, in un ambito destinato a incidere sempre più sulle traiettorie di sviluppo sociale ed economico del Paese.

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Articolo su La Nazione: “un ospedale a misura di seniors” – Andrea Ungar racconta l’evento “il grande adattamento” e le sfide dell’invecchiamento

In occasione di una giornata di studi organizzata a Firenze dalla Fondazione Cesifin Alberto Predieri e dalla Fondazione CR Firenze, esperti e studiosi si sono confrontati sulle trasformazioni demografiche in atto e sulle sfide che l’invecchiamento della popolazione pone ai sistemi sanitari. L’iniziativa ha riunito numerosi ricercatori e professionisti impegnati sui temi dell’invecchiamento, tra cui diversi protagonisti del programma Age-It. Nell’articolo pubblicato da La Nazione il 14 marzo, il geriatra Andrea Ungar, dell’Università di Firenze, è intervistato sui cambiamenti necessari per rendere gli ospedali più adeguati ai bisogni della popolazione anziana. Ungar sottolinea l’esigenza di un cambio di paradigma nella presa in carico delle persone anziane, sempre più caratterizzate da fragilità e comorbilità, e la necessità di modelli di cura che integrino dimensione clinica, sociale e relazionale. Il confronto ha evidenziato l’importanza di sviluppare servizi più integrati tra ospedale e territorio e di promuovere soluzioni organizzative capaci di favorire l’autonomia delle persone anziane e la sostenibilità del sistema sanitario in una società sempre più longeva. LA GIORNATA DI STUDIO Come riportato nell’articolo, il programma dell’evento è stato articolato nel seguente modo: “Come affrontare al meglio le trasformazioni di una società sempre più anziana? Di un Paese in cui si vive molto di più e bene, ma si hanno meno giovani pronti per il mondo del lavoro? Intorno a queste domande si è articolata ieri la giornata di studi ‘Il grande adattamento. L’Italia dei seniors: generare valore alleviando gli oneri’. Un confronto a cura di Fondazione Cesifin Alberto Predieri e Neodemos alla Fondazione CR Firenze. A introdurre i lavori Giuseppe Morbidelli, de La Sapienza di Roma e presidente Cesifin, e Gustavo De Santis (Unifi e presidente Neodemos). La prima sessione, presieduta dalla rettrice dell’Unifi Alessandra Petrucci, con Cecilia Tomassini dell’Università del Molise, Silvio Brusaferro, già presidente dell’Istituto superiore di sanità e docente all’Università di Udine, e Ignazio Visco, governatore onorario Bankitalia. La seconda sessione presieduta da Franca Alacevich di Unifi con Maria Chiara Carrozza dell’Università di Milano-Bicocca, già presidente del Cnr, Arturo Lanzani del Politecnico di Milano e Andrea Ungar, di Unifi. Le conclusioni di Daniele Vignoli (Unifi) e al demografo Massimo Livi Bacci (Unifi e Neodemos).” Leggi l’articolo su La Nazione qui

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“Oltre l’età?”: alla LUMSA un incontro sulle trasformazioni sociali dell’invecchiamento

Il 18 marzo 2026 alle ore 14.15, presso l’Aula 2 della sede di via Pompeo Magno 28 a Roma, l’Università LUMSA ospiterà l’incontro “Oltre l’età? Metamorfosi ed effetti sociali dell’invecchiamento”, dedicato alla presentazione del numero 19/2025 della rivista Cartografie sociali. L’evento sarà fruibile sia in presenza sia online, favorendo la partecipazione di studiosi, ricercatori e pubblico interessato ai temi dell’invecchiamento e delle sue implicazioni sociali. L’iniziativa rappresenta un momento di confronto interdisciplinare sulle trasformazioni demografiche e sociali legate all’aumento della longevità. Negli ultimi decenni, infatti, l’invecchiamento della popolazione è diventato uno dei fenomeni più rilevanti per le società contemporanee, ponendo nuove sfide alle politiche sociali, ai sistemi di welfare e ai modelli di partecipazione sociale. In questo contesto, il volume presentato raccoglie contributi di ricerca che analizzano l’invecchiamento non solo come processo biologico, ma come trasformazione sociale complessa, capace di ridefinire ruoli, relazioni e strutture istituzionali. Durante l’incontro interverranno gli autori del volume: Anna D’Ascenzio, ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche presso l’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile, Cristiana Di Pietro dell’Università LUMSA e Antonio Sanguinetti dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR. I loro contributi offriranno diverse prospettive di analisi sulle dinamiche sociali dell’invecchiamento e sulle trasformazioni che interessano individui, comunità e istituzioni. Il seminario sarà introdotto da Folco Cimagalli, docente dell’Università LUMSA, e moderato da Rita Cutini, anch’essa docente dell’ateneo romano. Al dibattito prenderanno parte anche Greta Falavigna, Luisa Errichiello e Valentina Lamonica, ricercatrici del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che porteranno ulteriori contributi di riflessione sui temi affrontati nel volume. A dialogare con gli autori saranno inoltre Maria Chiara Inzerilli di Roma Capitale, Mariella Nocenzi dell’Università LUMSA e Cristina Sofia della Sapienza Università di Roma, offrendo un confronto tra prospettive accademiche e istituzionali sulle implicazioni sociali dell’invecchiamento. L’incontro si inserisce nel più ampio dibattito scientifico sulla longevità e sui cambiamenti demografici che stanno interessando le società contemporanee. La crescente presenza di popolazioni anziane richiede infatti nuove chiavi interpretative e strumenti di analisi capaci di comprendere come l’allungamento della vita influenzi le relazioni sociali, i modelli di partecipazione e le politiche pubbliche. Attraverso il dialogo tra studiosi e istituzioni, l’evento intende contribuire alla costruzione di una riflessione condivisa su questi temi, promuovendo un approccio interdisciplinare allo studio dell’invecchiamento e delle sue trasformazioni nella società contemporanea. Scopri la Locandina cliccando qui

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“Prospettive nella longevità La ricerca di Forlilpsi per l’ageing” 20 marzo 2026, Università di Firenze

Il 20 marzo 2026, dalle 14.00 alle 18.00, il Dipartimento di Formazione, Lingue, Letterature, Intercultura e Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze ospiterà il seminario “Prospettive nella longevità. La ricerca di Forlilpsi per l’ageing”, un incontro dedicato alla presentazione delle principali linee di ricerca sviluppate dal Dipartimento sul tema dell’invecchiamento e della longevità. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività del centro di ricerca interdipartimentale Age.Florence, che promuove studi interdisciplinari sui processi di invecchiamento e sulle trasformazioni sociali legate alla crescente longevità della popolazione. All’interno di questa cornice, il seminario offrirà un’occasione per condividere i risultati delle ricerche condotte dai gruppi di studio del Dipartimento, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un approccio integrato alle politiche e alle pratiche di invecchiamento attivo. Le attività di ricerca presentate durante l’incontro affrontano il tema della longevità da diverse prospettive disciplinari, tra cui educazione degli adulti, formazione lungo l’arco della vita, psicologia dello sviluppo e linguistica, evidenziando come l’invecchiamento rappresenti un fenomeno complesso che richiede strumenti di analisi e intervento multidimensionali. In particolare, gli studi del Dipartimento si concentrano sui processi educativi e formativi che possono accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita, sostenendo la partecipazione sociale, il benessere psicologico e l’apprendimento permanente anche in età avanzata. Il seminario intende inoltre mettere in luce il ruolo della ricerca universitaria nel supportare nuove strategie di accompagnamento alla longevità, attraverso percorsi che integrano conoscenze scientifiche e interventi orientati alla promozione del benessere individuale e collettivo. La direzione scientifica dell’evento è affidata a Vanna Boffo, docente dell’Università di Firenze. Il comitato scientifico, che aderisce al centro Age.Florence, è composto da Giovanna Del Gobbo, Glenda Galeotti, Camilla Matera, Ersilia Menesini, Annalaura Nocentini, Benedetta Emanuela Palladino, Inmaculada Solís García, Fabio Togni e Francesca Torlone. Per partecipare all’evento e iscriversi CLICCA QUI Clicca per scoprire la Locandina_

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Articolo su INNLIFES: La biologia dell’invecchiamento e Age-It: parla fabrizio d’adda di fagagna

La comprensione dei meccanismi biologici dell’invecchiamento rappresenta oggi una delle sfide più rilevanti per la ricerca biomedica. Un approfondimento pubblicato da INNLIFES analizza il contributo scientifico del progetto Age-It, con particolare attenzione agli studi dedicati alla biologia dell’invecchiamento e alle possibili implicazioni per la medicina del futuro. Tra le linee di ricerca centrali di Age-It vi è lo studio dei processi cellulari e molecolari che contribuiscono al deterioramento progressivo dell’organismo con l’avanzare dell’età. Tra i protagonisti di queste ricerche vi è Fabrizio d’Adda di Fagagna, che da anni studia i meccanismi cellulari dell’invecchiamento e dirige all’IFOM l’unità di ricerca Risposta al danno al DNA e senescenza cellulare, oltre che coordinatore dello Spoke 2 dedicato alla biologia dell’invecchiamento. I suoi studi si concentrano su alcuni dei meccanismi fondamentali che regolano la longevità cellulare, come il ruolo dei telomeri e della senescenza cellulare. I telomeri – le strutture che proteggono le estremità dei cromosomi – tendono ad accorciarsi nel tempo e il loro deterioramento è associato al danno del DNA e all’invecchiamento delle cellule. Un altro elemento chiave è rappresentato dall’accumulo di cellule senescenti, cellule che hanno perso la capacità di dividersi ma che rimangono metabolicamente attive e possono contribuire a processi infiammatori cronici. Comprendere come queste cellule si accumulino e influenzino i tessuti è oggi uno degli obiettivi principali della ricerca sull’invecchiamento. Secondo gli studiosi coinvolti nel progetto AGE-IT, la ricerca sui meccanismi biologici dell’invecchiamento potrebbe aprire nuove prospettive per la medicina, contribuendo in futuro allo sviluppo di strategie in grado di prevenire o ritardare alcune patologie associate all’età avanzata. Tuttavia, gli scienziati sottolineano anche la necessità di distinguere con chiarezza tra i risultati della ricerca scientifica e le promesse spesso diffuse nel mercato della cosiddetta longevity economy, dove trattamenti e prodotti anti-age vengono talvolta proposti senza solide evidenze scientifiche. In questo contesto, il progetto AGE-IT si propone di rafforzare il dialogo tra ricerca biologica, politiche sanitarie e società, contribuendo a costruire una conoscenza più solida dei processi di invecchiamento e delle loro implicazioni per la salute pubblica. L’obiettivo non è soltanto prolungare la durata della vita, ma soprattutto migliorare la qualità dell’invecchiamento, favorendo condizioni di vita più sane e sostenibili in una società sempre più longeva. Leggi l’articolo completo su INNLIFES qui

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Nuovo Policy Brief dello Spoke 10 pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione

 È stato pubblicato in modalità open access sulla rivista scientifica Epidemiologia & Prevenzione un contributo dedicato al tema degli indicatori di performance per l’attuazione delle politiche di prevenzione e promozione della salute. L’articolo è stato redatto dal Work Package 4 dello Spoke 10 di Age-It e si inserisce all’interno di una raccolta di diversi contributi dello Spoke 10 che affrontano temi strategici legati alla programmazione e alla valutazione delle politiche sanitarie. Il contributo si inserisce in uno scenario demografico caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione e da una crescente diffusione di multicronicità, fattori che pongono nuove sfide alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. In questo contesto, gli interventi di prevenzione e promozione della salute assumono un ruolo sempre più centrale, ma richiedono strumenti adeguati per valutarne l’efficacia e orientare le decisioni pubbliche. L’articolo propone quindi un quadro concettuale di indicatori di performance utili per monitorare l’attuazione delle politiche di prevenzione. Considerata la natura complessa dei programmi di prevenzione – che spesso combinano strumenti organizzativi, educativi e finanziari – gli indicatori vengono classificati in tre principali categorie: indicatori dal lato della domanda, che riguardano bisogni, comportamenti e partecipazione dei cittadini ai programmi di prevenzione; indicatori dal lato dell’offerta, che permettono di valutare il funzionamento dei servizi e il grado di adesione dei professionisti sanitari alle strategie di prevenzione; indicatori sistemici, che misurano gli effetti complessivi delle politiche sul sistema sanitario e sulla salute della popolazione. La proposta di monitoraggio non si limita a considerare l’utilizzo dei servizi sanitari e gli esiti clinici, ma include anche dimensioni più ampie di performance, come l’equità di accesso alle opportunità di prevenzione e le implicazioni sociali degli interventi, aspetti sempre più rilevanti per i decisori pubblici. Un elemento fondamentale per l’efficace utilizzo di questi indicatori è la disponibilità di sistemi informativi affidabili e integrati, in grado di raccogliere e analizzare dati provenienti da fonti diverse. Solo attraverso una base informativa solida è infatti possibile valutare in modo completo e multidimensionale l’impatto delle politiche di prevenzione e promozione della salute. Scopri il Policy Brief qui 

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Dal mur 60,7 milioni l’anno per assumere 2.000 ricercatori: bernini: fondi strutturali garantire le risorse Anche dopo il PNRR

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha firmato i decreti attuativi del Piano straordinario di reclutamento e valorizzazione del personale della ricerca previsto dalla legge di Bilancio 2026. Il provvedimento mette a disposizione risorse che, secondo quanto comunicato dal MUR, potranno sostenere l’assunzione di fino a 2.000 ricercatori da parte di università ed enti pubblici di ricerca. Il finanziamento previsto ammonta a 18,5 milioni di euro per il 2026 e a 60,7 milioni di euro annui a partire dal 2027. A queste somme potrà aggiungersi il cofinanziamento fino al 50% da parte dei singoli atenei e degli enti, in un impianto pensato per ampliare la capacità di reclutamento e consolidare nel tempo il rafforzamento degli organici della ricerca pubblica. L’obiettivo dichiarato del Piano è quello di rendere strutturali le competenze sviluppate nell’ambito dei progetti finanziati dal PNRR, evitando che una parte del capitale umano formato nella fase straordinaria del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vada dispersa alla conclusione dei programmi. In questa direzione si colloca anche la firma dei decreti da parte della ministra Anna Maria Bernini, che ha definito lo stanziamento un investimento nel futuro della ricerca italiana e nel patrimonio professionale costruito negli ultimi anni nel sistema universitario e scientifico del Paese. La misura si inserisce in un quadro normativo più ampio delineato dalla legge di Bilancio 2026, che ha previsto strumenti specifici per favorire il reclutamento e la valorizzazione del personale della ricerca sia nelle università sia negli enti pubblici vigilati dal MUR. Il dossier parlamentare sulla manovra chiarisce infatti che il Piano punta a sostenere procedure di assunzione dedicate, con particolare attenzione anche al personale già coinvolto in attività di ricerca collegate al PNRR. Leggi l’articolo su Ansa.it

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Via alla terza edizione del bando “vEIColo” che sostiene atenei ed enti di ricerca italiani

È stata lanciata la terza edizione del Bando vEIColo – Accompagnamento per la valorizzazione della ricerca, iniziativa promossa congiuntamente da Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo e Fondazione CDP per sostenere il posizionamento strategico della ricerca italiana nei programmi dello European Innovation Council (EIC), in particolare nelle call EIC Pathfinder ed EIC Transition. Come evidenzia anche la scheda pubblicata da ProMIS, il bando mira a trasformare i risultati della ricerca in progetti concreti, incrementando la capacità di attrazione di finanziamenti da parte di università ed enti di ricerca del territorio nazionale. L’iniziativa si rivolge ad Atenei ed enti di ricerca pubblici e privati non profit con sede legale in Italia e nasce con un obiettivo preciso: contribuire a colmare la distanza tra eccellenza scientifica e valorizzazione applicativa, accompagnando i team di ricerca nello sviluppo di progettualità con maggiore maturità strategica, potenziale di trasferimento tecnologico e prospettiva di impatto. Il tema è rilevante perché uno dei nodi strutturali del sistema italiano della ricerca non riguarda soltanto la qualità scientifica, ma anche la capacità di trasformare i risultati della ricerca in candidature competitive nei programmi europei dedicati all’innovazione di frontiera. Secondo quanto riportato nella pagina del progetto pubblicata da ProMIS, il bando si articola in due linee di intervento. La Linea 1 – Potenziamento è dedicata a progetti già valutati “sopra soglia” nelle call EIC ma non finanziati per carenza di fondi: in questo caso è previsto un contributo fino a 40.000 euro, accompagnato da un percorso di coaching specialistico fino a 50 ore. La Linea 2 – Nuove opportunità è invece rivolta a nuove candidature ad alto potenziale di trasferimento tecnologico e prevede attività di formazione e fino a 75 ore di accompagnamento. Il bando, nella sua impostazione, non si limita quindi a offrire un sostegno economico, ma propone un modello che combina risorse finanziarie, consulenza strategica e accompagnamento tecnico. È un punto importante, perché suggerisce una visione della valorizzazione della ricerca non come esito automatico dell’eccellenza scientifica, ma come processo che richiede competenze dedicate, lettura dei meccanismi europei di finanziamento e capacità di costruzione progettuale. In questo senso, l’iniziativa si colloca lungo la traiettoria dello European Innovation Council, che all’interno di Horizon Europe è pensato come uno strumento centrale per sostenere tecnologie di frontiera e innovazioni deep tech lungo il loro percorso di maturazione. Scopri di più sul sito del progetto

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Spoke 4 di Age-It alla sissa un’iniziativa di terza missione: I risultati preliminari della ricerca “la cognizione umana tra riserva e declino”

Lo Spoke 4 di Age-It, attraverso il Laboratorio di Neuroscienze Cognitive della prof.ssa Raffaella I. Rumiati, ha realizzato un’iniziativa di Terza Missione dedicata ai partecipanti over 65 coinvolti nel progetto, con l’obiettivo di condividere e discutere i primi risultati emersi dalle attività di ricerca. L’incontro si è svolto presso la SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, istituzione scientifica con sede a Trieste e punto di riferimento nazionale e internazionale per la formazione post-universitaria e la ricerca avanzata, anche nell’ambito delle neuroscienze. Al centro dell’appuntamento vi è stata la presentazione dei risultati preliminari dello studio dal titolo “La Cognizione Umana tra Riserva e Declino. Indagine neuroscientifica sui correlati neurali”, a firma di Bianca Monachesi, Elisabetta Pisanu, Stefania Lucia, Silvia Fornaro, Maja Ukmar, Maria A. Cova e Raffaella I. Rumiati. La restituzione ai partecipanti rappresenta un passaggio particolarmente significativo, perché rende visibile uno degli aspetti più rilevanti della ricerca contemporanea sull’invecchiamento: la capacità di mantenere un dialogo diretto con le persone che prendono parte agli studi, restituendo in forma accessibile il senso del lavoro scientifico e i primi esiti emersi. L’iniziativa si colloca nel solco delle attività di Terza Missione, cioè di quell’insieme di azioni con cui la ricerca universitaria e scientifica si apre alla società, promuovendo circolazione della conoscenza, partecipazione e impatto pubblico. In questo caso, il valore dell’incontro è stato duplice: da un lato, ha consentito di condividere con i partecipanti over 65 il quadro preliminare della ricerca; dall’altro, ha rafforzato la dimensione relazionale del progetto, riconoscendo il ruolo attivo delle persone coinvolte nel percorso di studio. Il tema affrontato dallo studio — il rapporto tra riserva cognitiva e declino, osservato attraverso una prospettiva neuroscientifica e focalizzato sui correlati neurali — si inserisce pienamente nelle linee di ricerca sul funzionamento cognitivo nell’età avanzata. Pur senza entrare, in questa fase, nel dettaglio dei risultati scientifici, la presentazione ha rappresentato un’occasione importante per mostrare come l’indagine sui meccanismi della cognizione umana possa tradursi non solo in avanzamento delle conoscenze, ma anche in momenti di confronto chiaro e diretto con i partecipanti.

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