Opportunità

“Prospettive nella longevità La ricerca di Forlilpsi per l’ageing” 20 marzo 2026, Università di Firenze

Il 20 marzo 2026, dalle 14.00 alle 18.00, il Dipartimento di Formazione, Lingue, Letterature, Intercultura e Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze ospiterà il seminario “Prospettive nella longevità. La ricerca di Forlilpsi per l’ageing”, un incontro dedicato alla presentazione delle principali linee di ricerca sviluppate dal Dipartimento sul tema dell’invecchiamento e della longevità. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività del centro di ricerca interdipartimentale Age.Florence, che promuove studi interdisciplinari sui processi di invecchiamento e sulle trasformazioni sociali legate alla crescente longevità della popolazione. All’interno di questa cornice, il seminario offrirà un’occasione per condividere i risultati delle ricerche condotte dai gruppi di studio del Dipartimento, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un approccio integrato alle politiche e alle pratiche di invecchiamento attivo. Le attività di ricerca presentate durante l’incontro affrontano il tema della longevità da diverse prospettive disciplinari, tra cui educazione degli adulti, formazione lungo l’arco della vita, psicologia dello sviluppo e linguistica, evidenziando come l’invecchiamento rappresenti un fenomeno complesso che richiede strumenti di analisi e intervento multidimensionali. In particolare, gli studi del Dipartimento si concentrano sui processi educativi e formativi che possono accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita, sostenendo la partecipazione sociale, il benessere psicologico e l’apprendimento permanente anche in età avanzata. Il seminario intende inoltre mettere in luce il ruolo della ricerca universitaria nel supportare nuove strategie di accompagnamento alla longevità, attraverso percorsi che integrano conoscenze scientifiche e interventi orientati alla promozione del benessere individuale e collettivo. La direzione scientifica dell’evento è affidata a Vanna Boffo, docente dell’Università di Firenze. Il comitato scientifico, che aderisce al centro Age.Florence, è composto da Giovanna Del Gobbo, Glenda Galeotti, Camilla Matera, Ersilia Menesini, Annalaura Nocentini, Benedetta Emanuela Palladino, Inmaculada Solís García, Fabio Togni e Francesca Torlone. Per partecipare all’evento e iscriversi CLICCA QUI Clicca per scoprire la Locandina_

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Articolo su INNLIFES: La biologia dell’invecchiamento e Age-It: parla fabrizio d’adda di fagagna

La comprensione dei meccanismi biologici dell’invecchiamento rappresenta oggi una delle sfide più rilevanti per la ricerca biomedica. Un approfondimento pubblicato da INNLIFES analizza il contributo scientifico del progetto Age-It, con particolare attenzione agli studi dedicati alla biologia dell’invecchiamento e alle possibili implicazioni per la medicina del futuro. Tra le linee di ricerca centrali di Age-It vi è lo studio dei processi cellulari e molecolari che contribuiscono al deterioramento progressivo dell’organismo con l’avanzare dell’età. Tra i protagonisti di queste ricerche vi è Fabrizio d’Adda di Fagagna, che da anni studia i meccanismi cellulari dell’invecchiamento e dirige all’IFOM l’unità di ricerca Risposta al danno al DNA e senescenza cellulare, oltre che coordinatore dello Spoke 2 dedicato alla biologia dell’invecchiamento. I suoi studi si concentrano su alcuni dei meccanismi fondamentali che regolano la longevità cellulare, come il ruolo dei telomeri e della senescenza cellulare. I telomeri – le strutture che proteggono le estremità dei cromosomi – tendono ad accorciarsi nel tempo e il loro deterioramento è associato al danno del DNA e all’invecchiamento delle cellule. Un altro elemento chiave è rappresentato dall’accumulo di cellule senescenti, cellule che hanno perso la capacità di dividersi ma che rimangono metabolicamente attive e possono contribuire a processi infiammatori cronici. Comprendere come queste cellule si accumulino e influenzino i tessuti è oggi uno degli obiettivi principali della ricerca sull’invecchiamento. Secondo gli studiosi coinvolti nel progetto AGE-IT, la ricerca sui meccanismi biologici dell’invecchiamento potrebbe aprire nuove prospettive per la medicina, contribuendo in futuro allo sviluppo di strategie in grado di prevenire o ritardare alcune patologie associate all’età avanzata. Tuttavia, gli scienziati sottolineano anche la necessità di distinguere con chiarezza tra i risultati della ricerca scientifica e le promesse spesso diffuse nel mercato della cosiddetta longevity economy, dove trattamenti e prodotti anti-age vengono talvolta proposti senza solide evidenze scientifiche. In questo contesto, il progetto AGE-IT si propone di rafforzare il dialogo tra ricerca biologica, politiche sanitarie e società, contribuendo a costruire una conoscenza più solida dei processi di invecchiamento e delle loro implicazioni per la salute pubblica. L’obiettivo non è soltanto prolungare la durata della vita, ma soprattutto migliorare la qualità dell’invecchiamento, favorendo condizioni di vita più sane e sostenibili in una società sempre più longeva. Leggi l’articolo completo su INNLIFES qui

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Nuovo Policy Brief dello Spoke 10 pubblicato sulla rivista Epidemiologia & Prevenzione

 È stato pubblicato in modalità open access sulla rivista scientifica Epidemiologia & Prevenzione un contributo dedicato al tema degli indicatori di performance per l’attuazione delle politiche di prevenzione e promozione della salute. L’articolo è stato redatto dal Work Package 4 dello Spoke 10 di Age-It e si inserisce all’interno di una raccolta di diversi contributi dello Spoke 10 che affrontano temi strategici legati alla programmazione e alla valutazione delle politiche sanitarie. Il contributo si inserisce in uno scenario demografico caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione e da una crescente diffusione di multicronicità, fattori che pongono nuove sfide alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. In questo contesto, gli interventi di prevenzione e promozione della salute assumono un ruolo sempre più centrale, ma richiedono strumenti adeguati per valutarne l’efficacia e orientare le decisioni pubbliche. L’articolo propone quindi un quadro concettuale di indicatori di performance utili per monitorare l’attuazione delle politiche di prevenzione. Considerata la natura complessa dei programmi di prevenzione – che spesso combinano strumenti organizzativi, educativi e finanziari – gli indicatori vengono classificati in tre principali categorie: indicatori dal lato della domanda, che riguardano bisogni, comportamenti e partecipazione dei cittadini ai programmi di prevenzione; indicatori dal lato dell’offerta, che permettono di valutare il funzionamento dei servizi e il grado di adesione dei professionisti sanitari alle strategie di prevenzione; indicatori sistemici, che misurano gli effetti complessivi delle politiche sul sistema sanitario e sulla salute della popolazione. La proposta di monitoraggio non si limita a considerare l’utilizzo dei servizi sanitari e gli esiti clinici, ma include anche dimensioni più ampie di performance, come l’equità di accesso alle opportunità di prevenzione e le implicazioni sociali degli interventi, aspetti sempre più rilevanti per i decisori pubblici. Un elemento fondamentale per l’efficace utilizzo di questi indicatori è la disponibilità di sistemi informativi affidabili e integrati, in grado di raccogliere e analizzare dati provenienti da fonti diverse. Solo attraverso una base informativa solida è infatti possibile valutare in modo completo e multidimensionale l’impatto delle politiche di prevenzione e promozione della salute. Scopri il Policy Brief qui 

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Dal mur 60,7 milioni l’anno per assumere 2.000 ricercatori: bernini: fondi strutturali garantire le risorse Anche dopo il PNRR

Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha firmato i decreti attuativi del Piano straordinario di reclutamento e valorizzazione del personale della ricerca previsto dalla legge di Bilancio 2026. Il provvedimento mette a disposizione risorse che, secondo quanto comunicato dal MUR, potranno sostenere l’assunzione di fino a 2.000 ricercatori da parte di università ed enti pubblici di ricerca. Il finanziamento previsto ammonta a 18,5 milioni di euro per il 2026 e a 60,7 milioni di euro annui a partire dal 2027. A queste somme potrà aggiungersi il cofinanziamento fino al 50% da parte dei singoli atenei e degli enti, in un impianto pensato per ampliare la capacità di reclutamento e consolidare nel tempo il rafforzamento degli organici della ricerca pubblica. L’obiettivo dichiarato del Piano è quello di rendere strutturali le competenze sviluppate nell’ambito dei progetti finanziati dal PNRR, evitando che una parte del capitale umano formato nella fase straordinaria del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vada dispersa alla conclusione dei programmi. In questa direzione si colloca anche la firma dei decreti da parte della ministra Anna Maria Bernini, che ha definito lo stanziamento un investimento nel futuro della ricerca italiana e nel patrimonio professionale costruito negli ultimi anni nel sistema universitario e scientifico del Paese. La misura si inserisce in un quadro normativo più ampio delineato dalla legge di Bilancio 2026, che ha previsto strumenti specifici per favorire il reclutamento e la valorizzazione del personale della ricerca sia nelle università sia negli enti pubblici vigilati dal MUR. Il dossier parlamentare sulla manovra chiarisce infatti che il Piano punta a sostenere procedure di assunzione dedicate, con particolare attenzione anche al personale già coinvolto in attività di ricerca collegate al PNRR. Leggi l’articolo su Ansa.it

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Via alla terza edizione del bando “vEIColo” che sostiene atenei ed enti di ricerca italiani

È stata lanciata la terza edizione del Bando vEIColo – Accompagnamento per la valorizzazione della ricerca, iniziativa promossa congiuntamente da Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo e Fondazione CDP per sostenere il posizionamento strategico della ricerca italiana nei programmi dello European Innovation Council (EIC), in particolare nelle call EIC Pathfinder ed EIC Transition. Come evidenzia anche la scheda pubblicata da ProMIS, il bando mira a trasformare i risultati della ricerca in progetti concreti, incrementando la capacità di attrazione di finanziamenti da parte di università ed enti di ricerca del territorio nazionale. L’iniziativa si rivolge ad Atenei ed enti di ricerca pubblici e privati non profit con sede legale in Italia e nasce con un obiettivo preciso: contribuire a colmare la distanza tra eccellenza scientifica e valorizzazione applicativa, accompagnando i team di ricerca nello sviluppo di progettualità con maggiore maturità strategica, potenziale di trasferimento tecnologico e prospettiva di impatto. Il tema è rilevante perché uno dei nodi strutturali del sistema italiano della ricerca non riguarda soltanto la qualità scientifica, ma anche la capacità di trasformare i risultati della ricerca in candidature competitive nei programmi europei dedicati all’innovazione di frontiera. Secondo quanto riportato nella pagina del progetto pubblicata da ProMIS, il bando si articola in due linee di intervento. La Linea 1 – Potenziamento è dedicata a progetti già valutati “sopra soglia” nelle call EIC ma non finanziati per carenza di fondi: in questo caso è previsto un contributo fino a 40.000 euro, accompagnato da un percorso di coaching specialistico fino a 50 ore. La Linea 2 – Nuove opportunità è invece rivolta a nuove candidature ad alto potenziale di trasferimento tecnologico e prevede attività di formazione e fino a 75 ore di accompagnamento. Il bando, nella sua impostazione, non si limita quindi a offrire un sostegno economico, ma propone un modello che combina risorse finanziarie, consulenza strategica e accompagnamento tecnico. È un punto importante, perché suggerisce una visione della valorizzazione della ricerca non come esito automatico dell’eccellenza scientifica, ma come processo che richiede competenze dedicate, lettura dei meccanismi europei di finanziamento e capacità di costruzione progettuale. In questo senso, l’iniziativa si colloca lungo la traiettoria dello European Innovation Council, che all’interno di Horizon Europe è pensato come uno strumento centrale per sostenere tecnologie di frontiera e innovazioni deep tech lungo il loro percorso di maturazione. Scopri di più sul sito del progetto

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Spoke 4 di Age-It alla sissa un’iniziativa di terza missione: I risultati preliminari della ricerca “la cognizione umana tra riserva e declino”

Lo Spoke 4 di Age-It, attraverso il Laboratorio di Neuroscienze Cognitive della prof.ssa Raffaella I. Rumiati, ha realizzato un’iniziativa di Terza Missione dedicata ai partecipanti over 65 coinvolti nel progetto, con l’obiettivo di condividere e discutere i primi risultati emersi dalle attività di ricerca. L’incontro si è svolto presso la SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, istituzione scientifica con sede a Trieste e punto di riferimento nazionale e internazionale per la formazione post-universitaria e la ricerca avanzata, anche nell’ambito delle neuroscienze. Al centro dell’appuntamento vi è stata la presentazione dei risultati preliminari dello studio dal titolo “La Cognizione Umana tra Riserva e Declino. Indagine neuroscientifica sui correlati neurali”, a firma di Bianca Monachesi, Elisabetta Pisanu, Stefania Lucia, Silvia Fornaro, Maja Ukmar, Maria A. Cova e Raffaella I. Rumiati. La restituzione ai partecipanti rappresenta un passaggio particolarmente significativo, perché rende visibile uno degli aspetti più rilevanti della ricerca contemporanea sull’invecchiamento: la capacità di mantenere un dialogo diretto con le persone che prendono parte agli studi, restituendo in forma accessibile il senso del lavoro scientifico e i primi esiti emersi. L’iniziativa si colloca nel solco delle attività di Terza Missione, cioè di quell’insieme di azioni con cui la ricerca universitaria e scientifica si apre alla società, promuovendo circolazione della conoscenza, partecipazione e impatto pubblico. In questo caso, il valore dell’incontro è stato duplice: da un lato, ha consentito di condividere con i partecipanti over 65 il quadro preliminare della ricerca; dall’altro, ha rafforzato la dimensione relazionale del progetto, riconoscendo il ruolo attivo delle persone coinvolte nel percorso di studio. Il tema affrontato dallo studio — il rapporto tra riserva cognitiva e declino, osservato attraverso una prospettiva neuroscientifica e focalizzato sui correlati neurali — si inserisce pienamente nelle linee di ricerca sul funzionamento cognitivo nell’età avanzata. Pur senza entrare, in questa fase, nel dettaglio dei risultati scientifici, la presentazione ha rappresentato un’occasione importante per mostrare come l’indagine sui meccanismi della cognizione umana possa tradursi non solo in avanzamento delle conoscenze, ma anche in momenti di confronto chiaro e diretto con i partecipanti.

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Salute, genere e invecchiamento: il 9 marzo il webinar europeo congiunto di RSCN e Community Age-IT

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, RSCN e la Community Age-IT promuovono il webinar europeo congiunto “Affrontare le disuguaglianze di salute legate a sesso e genere: spunti da esperienze e buone pratiche europee”, in programma lunedì 9 marzo 2026, dalle 14:00 alle 15:30 CET. L’iniziativa si propone di aprire uno spazio di confronto su un tema di crescente rilievo per la ricerca, le politiche pubbliche e l’organizzazione dei servizi: il rapporto tra sesso, genere, salute e invecchiamento. In tutta Europa, infatti, le donne vivono più a lungo degli uomini, ma spesso trascorrono più anni in condizioni di salute peggiori; allo stesso tempo, permangono ostacoli significativi nell’accesso alle cure e nella piena inclusione sanitaria per le comunità LGBTQIA+. Si tratta di disuguaglianze che non possono essere considerate inevitabili, ma che chiamano in causa il modo in cui i sistemi sanitari raccolgono dati, producono evidenze e traducono queste informazioni in pratiche, modelli organizzativi e decisioni pubbliche Il webinar offrirà una riflessione condivisa su alcune questioni centrali: perché sesso e genere contano nei percorsi di salute e di invecchiamento, quali sono oggi le principali lacune nei dati e nelle basi conoscitive disponibili, e quali sfide ciò comporti per la programmazione sanitaria e per l’elaborazione di politiche più eque. Accanto a questa analisi, saranno presentate anche esperienze e buone pratiche provenienti da diversi contesti europei, con l’obiettivo di valorizzare approcci replicabili e orientati all’inclusione. L’appuntamento si rivolge a una platea ampia e interdisciplinare, composta da ricercatori, decisori politici, professionisti, operatori e studenti, interessati a costruire sistemi sanitari più attenti alle differenze, più inclusivi e capaci di affrontare le disuguaglianze lungo tutto il corso della vita. Con questa iniziativa, RSCN e la Community Age-IT intendono contribuire a una discussione europea sempre più necessaria: quella sulla qualità e sull’equità delle risposte sanitarie in società che invecchiano, dove le differenze di sesso e genere incidono non solo sugli esiti di salute, ma anche sulle opportunità concrete di accesso, prevenzione e cura. Data: 9 marzo 2026Orario: 14:00–15:30 CETModalità: onlineRegistrazione: tramite il link dedicato all’evento

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Fondazione DARE seleziona un Research Manager per il progetto “Digital Lifelong Prevention”

La Fondazione DARE ha pubblicato un avviso di selezione per il conferimento di un incarico di Research Manager, figura chiamata a rafforzare il presidio delle attività tecnico-scientifiche del progetto “DARE – Digital Lifelong Prevention”, iniziativa finanziata nell’ambito del PNC complementare al PNRR. La posizione prevede un contratto a tempo determinato di 12 mesi, rinnovabile, con sede di lavoro a Bologna e una RAL massima pari a 40.100 euro annui. Il profilo ricercato dovrà assicurare il monitoraggio dello stato di avanzamento delle attività di ricerca, coordinare i rapporti operativi con Spokes e soggetti affiliati, contribuire alla gestione dei rischi progettuali, verificare deliverable e report periodici e supportare, più in generale, l’allineamento tecnico-amministrativo dell’iniziativa. Tra i requisiti minimi figurano una laurea magistrale, almeno tre anni di esperienza in attività coerenti con il profilo e un’ottima conoscenza della lingua inglese, scritta e parlata. Costituiscono inoltre elementi rilevanti la conoscenza del settore sanitario italiano e delle tecnologie digitali applicate alla salute, insieme a capacità organizzative, problem solving e orientamento agli obiettivi. Le candidature devono essere inviate via email a info@fondazionedare.it entro le 23:59 del 20 marzo 2026, allegando curriculum in formato europeo, documento di identità e ogni eventuale documentazione utile alla valutazione. La procedura di selezione si articolerà in due fasi: una prima valutazione di titoli ed esperienze, fino a un massimo di 40 punti, e un successivo colloquio tecnico-attitudinale, fino a 60 punti. Saranno ammessi al colloquio i candidati con almeno 30 punti nella prima fase; l’idoneità finale sarà raggiunta con un punteggio minimo di 70/100 Approfondisci sul sito di Fondazione DARE 

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“I bonus non bastano”, un’analisi della Denatalità – L’articolo di Daniele Vignoli su “Panorama della sanità”

L’articolo di Daniele Vignoli “I bonus non bastano” ,pubblicato su “Panorama della sanità” di Febbraio, analizza la denatalità come esito di condizioni strutturali – precarietà lavorativa, insicurezza abitativa e limiti delle politiche familiari frammentarie – sostenendo che gli incentivi una tantum producono effetti contenuti, mentre servono politiche integrate su lavoro, welfare, servizi per l’infanzia, parità di genere e salute riproduttiva.  L’autore critica le letture semplificanti che riducono il calo delle nascite a una “crisi dei valori familiari” o alla mancanza di incentivi economici immediati. La tesi centrale è che il desiderio di figli in Italia resta relativamente alto (molti giovani immaginano ancora due figli), ma fatica a tradursi in scelte reali: lo dimostra il forte divario tra fecondità desiderata e fecondità realizzata, tra i più ampi in Europa.  Il nodo è quindi strutturale. L’incertezza lavorativa e carriere instabili rendono rischioso pianificare la genitorialità e incidono non solo sul “quando”, ma anche sul “se” e sul “quanti”, soprattutto rispetto al secondo figlio. A ciò si aggiungono difficoltà di accesso alla casa e autonomia abitativa tardiva, che rinviano o indeboliscono i progetti familiari. In questo quadro, i bonus una tantum hanno un impatto limitato e spesso temporaneo: non cambiano le condizioni che determinano la fattibilità della scelta.  Vignoli sostiene che servono politiche integrate e di lungo periodo: servizi per l’infanzia accessibili e diffusi, congedi più equi tra madri e padri, misure che riducano penalità e asimmetrie di genere e sostengano l’occupazione femminile come “condizione abilitante” della natalità. L’articolo richiama anche la dimensione sanitaria: il rinvio della genitorialità aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita e richiede un approccio di salute riproduttiva lungo tutto il corso di vita, evitando l’illusione che la tecnologia possa compensare sempre il rinvio. La conclusione è netta: non “spingere”e nascite, ma creare contesti in cui avere figli sia una scelta sostenibile.  Leggi l’articolo integrale qui

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Online in open access il volume: “Quale inclusione per i migranti? Prospettive giuridiche multilivello”

È disponibile in open access il volume “Quale inclusione per i migranti? Prospettive giuridiche multilivello” (a cura di Valeria Di Comite e Ivan Ingravallo, Cacucci Editore, ed. 2025, 438 pp.), realizzato all’interno del Programma Age-It. L’integrazione dei migranti ha importanti implicazioni politiche e giuridiche sull’intero ciclo migratorio e sulla percezione della questione migratoria da parte dell’opinione pubblica. I destinatari delle politiche di integrazione dell’UE sono i cittadini di Paesi terzi legalmente residenti e i cittadini naturalizzati di origine migrante. I modelli sociologici inquadrano il fenomeno tra integrazione, assimilazione e diritti della maggioranza. Il contributo esamina le competenze degli Stati membri e dell’UE, i principi di soft law, il Piano d’azione 2020-2027 e i Fondi a supporto delle politiche per l’integrazione dei migranti. Quest’ultima si realizza attraverso i diritti fondamentali e il principio di uguaglianza davanti alla legge. Nel presente capitolo vengono illustrati gli strumenti più importanti del diritto derivato: la direttiva sui soggiornanti di lungo periodo, quella sul ricongiungimento familiare, il regolamento sul permesso unico, la normativa sulla protezione internazionale. Si affronta anche il principio di non discriminazione che è applicabile ai migranti o ai cittadini naturalizzati di origine migrante. Infine, si evidenzia come la cittadinanza tramite naturalizzazione rappresenti il completamento del processo di “piena integrazione”, mentre appare giuridicamente discutibile la possibilità di revoca se crea una “cittadinanza stratificata” differenziando lo status di chi la possiede dalla nascita e chi la ottiene per naturalizzazione.  La pubblicazione include anche la versione estesa dei policy brief elaborati dal gruppo di lavoro.  Scarica qui il volume in PDF

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