Opportunità

Genesis4LifeScience: aperte le candidature per startup e team di ricerca nell’ambito di MIT4LS26

Genesis4LifeScience × MIT4LS 2026 è un bando dedicato a startup e team di ricerca attivi nel settore Life Sciences, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo di progetti innovativi dalla ricerca al mercato. Il programma Genesis4LS offre percorsi di accelerazione, networking qualificato, formazione avanzata e accesso a investitori e aziende, supportando la crescita di soluzioni ad alto impatto nei settori: Medical Devices, Pharma, Biotech, Salute Digitale e Biomanufacturing. Tre percorsi su misura Le realtà potranno accedere a uno dei tre percorsi progettati in base al livello di maturità del progetto: 🔹 Tech Transfer Per team di ricerca e spin-off accademici, focalizzati sulla valorizzazione dei risultati scientifici e sul trasferimento tecnologico. 🔹 Growth Per startup pronte a scalare, con focus su go-to-market, fundraising e sviluppo del business. 🔹 BRIDGE – Biomanufacturing Percorso verticale dedicato a processi produttivi, scale-up e industrializzazione nel biomanufacturing. Cosa offre il programma Tutti i percorsi includono workshop specialistici e sessioni di mentorship su: Pitch avanzato e relazione con investitori Grant, bandi e strumenti di finanziamento Tech transfer e proprietà intellettuale HTA e Clinical Strategy Go-to-market e procurement Per i percorsi Growth e BRIDGE sono previsti approfondimenti verticali per settore. Pitch davanti agli investitori Il 13 e 14 ottobre 2026, nell’ambito di Meet in Italy for Life Sciences, le realtà selezionate presenteranno il proprio progetto davanti a venture capital, business angel e aziende del settore. Come partecipare al bando Genesis4LifeScience  Le candidature sono aperte fino al 6 giugno 2026. Tutti i requisiti di ammissione, i criteri di selezione e le modalità di candidatura sono disponibili nel bando ufficiale. Clicca qui per scaricare il bando Candidati ora al percorso più adatto al tuo progetto: CANDIDATI – TECH TRANSFER CANDIDATI – GROWTH CANDIDATI – BRIDGE – BIOMANUFACTURING   Candidati entro il 6 giugno 2026 – 23:59 (CET)  Per maggiori informazioni, visita il sito web: https://meetinitalylifesciences.eu/innovation/

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Entro Il 2029 In Italia Serviranno Oltre 2,2 Milioni Di Lavoratori Domestici – Articolo Su Il Sole 24 Ore – Alley Oop

Cresce il fabbisogno di cura in una società che invecchia In un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore – Alley Oop, Mariolina Sesto analizza una delle principali conseguenze dell’invecchiamento della popolazione italiana: l’aumento della domanda di assistenza domiciliare e di cura. L’allungamento della vita, che rappresenta un importante progresso sociale, comporta infatti una crescente necessità di supporto per le persone anziane e per le loro famiglie. Secondo i dati richiamati nell’articolo, la speranza di vita in Italia è oggi pari a 83,7 anni e continua a crescere. Parallelamente, la quota di popolazione in età lavorativa è destinata a ridursi nei prossimi decenni, rendendo più complesso garantire un numero adeguato di lavoratrici e lavoratori in grado di rispondere ai bisogni assistenziali di una società sempre più longeva. Entro il 2029 saranno necessari 2,211 milioni di lavoratori domestici Un paper commissionato da Assindatcolf al Centro Studi e Ricerche IDOS stima che entro il 2029 in Italia saranno necessari almeno 2 milioni e 211 mila lavoratrici e lavoratori domestici, tra colf e badanti, per coprire il fabbisogno di cura e assistenza delle famiglie. Circa il 69% di questa forza lavoro sarà costituito da persone di origine straniera, in prevalenza provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione Europea. Lo studio, presentato nel Rapporto 2026 Family (Net) Work dal titolo Indispensabili ma sottovalutati: il fabbisogno di lavoratori domestici stranieri nell’Italia che invecchia, mette in evidenza il ruolo essenziale del lavoro domestico e di cura nel sostenere il sistema di welfare informale del Paese. Invecchiano anche badanti e collaboratrici familiari Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dal rapporto riguarda il progressivo invecchiamento della stessa forza lavoro impiegata nell’assistenza. Nel 2024 oltre l’11% dei lavoratori stranieri occupati nel settore aveva più di 65 anni, un dato che segnala uno scarso ricambio generazionale e una crescente dipendenza da persone che continuano a lavorare anche in età avanzata, spesso per necessità economiche. Questo scenario pone interrogativi importanti sulla sostenibilità futura dell’assistenza domiciliare in Italia. In un Paese in cui la longevità continua ad aumentare, garantire condizioni di lavoro adeguate, valorizzare le professioni di cura e favorire il ricambio generazionale rappresentano elementi centrali per assicurare risposte efficaci ai bisogni di una popolazione sempre più anziana.     

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Call for papers – Special issue “Come si invecchia al lavoro?” – Spoke 1 – Deadline 15 dicembre 2026

Un numero speciale dedicato ai processi di invecchiamento occupazionale È aperta la Call for Papers per il numero speciale 178(2)/2027 della rivista Sociologia del Lavoro, dal titolo “Come si invecchia al lavoro? Processi, traiettorie cumulative e approcci innovativi”. L’iniziativa è curata da Giustina Orientale Caputo, Adriana Cerasuolo, Marino Pezzolo e Giuseppe Gargiulo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e nasce dal lavoro di un gruppo di ricerca che ha collaborato alle attività di Age-It, in particolare nell’ambito dello Spoke 1 – Task 4.4. La Special Issue si propone di analizzare l’invecchiamento lavorativo non come semplice dato anagrafico, ma come un processo socialmente costruito, influenzato dalle traiettorie biografiche, dalle disuguaglianze cumulative e dalle trasformazioni del mercato del lavoro. L’obiettivo è approfondire come esperienze di precarietà, interruzioni di carriera, responsabilità di cura e contesti organizzativi possano incidere sulle condizioni di lavoro e di benessere nelle età più avanzate. Temi di ricerca e approcci metodologici La Call accoglie contributi teorici ed empirici, in italiano o in inglese, che affrontino temi quali i meccanismi generativi delle disuguaglianze, l’intersezionalità, le culture organizzative, l’impatto della digitalizzazione, il lavoro ibrido e le politiche orientate al corso di vita. Sono incoraggiati studi qualitativi, quantitativi e mixed-methods, con particolare attenzione a prospettive comparative e longitudinali. Tra gli assi tematici figurano anche le relazioni tra lavoro e salute, la gestione dell’age diversity nelle organizzazioni e le nuove forme di governance capaci di accompagnare le traiettorie occupazionali lungo tutto l’arco della vita. La Special Issue intende così contribuire al dibattito scientifico su come trasformare l’allungamento della vita lavorativa in una sfida affrontabile con strumenti analitici e politiche innovative. Scadenza e modalità di partecipazione Gli articoli, con una lunghezza massima di 8.000 parole, dovranno essere inviati entro il 15 dicembre 2026 attraverso la piattaforma Open Journal Systems di FrancoAngeli Journals. Tutti i contributi conformi alle norme editoriali della rivista saranno sottoposti a un processo di double blind peer review. La Call rappresenta un’importante opportunità per ricercatrici e ricercatori interessati a studiare i rapporti tra invecchiamento, lavoro e disuguaglianze sociali, offrendo uno spazio di confronto interdisciplinare su uno dei temi più rilevanti per le società contemporanee. Consulta la pagina e procedi alla sottomissione QUI   

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Ratto talpa nudo: un modello chiave per studiare longevità e resistenza al cancro

Un caso unico nella biologia dell’invecchiamento Tra i modelli animali più studiati nella ricerca sull’invecchiamento, il ratto talpa nudo (Heterocephalus glaber) rappresenta un’eccezione significativa. Nonostante le dimensioni ridotte e l’appartenenza alla famiglia dei roditori, questa specie può vivere oltre 30 anni, un dato nettamente superiore rispetto ad altri mammiferi di taglia comparabile. A questa longevità si associa una incidenza estremamente bassa di tumori spontanei, che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Il caso del ratto talpa nudo mette in discussione alcuni modelli consolidati che correlano direttamente dimensioni corporee, metabolismo e durata della vita, aprendo nuove prospettive nello studio dei meccanismi biologici dell’healthy ageing. I meccanismi biologici: il ruolo dell’acido ialuronico Uno dei principali fattori alla base di questa resistenza è stato individuato nella produzione di acido ialuronico ad altissimo peso molecolare (HMW-HA), una sostanza presente nei tessuti che, nel ratto talpa nudo, raggiunge concentrazioni e caratteristiche uniche. Uno studio pubblicato su Nature ha mostrato come questa molecola favorisca una forma di inibizione da contatto precoce, impedendo alle cellule di proliferare in modo incontrollato e riducendo il rischio di trasformazione tumorale. Quando questo meccanismo viene alterato in laboratorio, le cellule diventano più vulnerabili allo sviluppo di tumori, suggerendo un legame diretto tra HMW-HA e protezione oncologica. Tuttavia, la ricerca evidenzia anche che questo non è l’unico fattore coinvolto: processi legati alla stabilità del genoma, alla risposta allo stress cellulare e alla regolazione del metabolismo contribuiscono in modo integrato alla straordinaria resilienza della specie. Tra mito e realtà: un modello per la ricerca, non un’eccezione assoluta È importante chiarire che il ratto talpa nudo non è completamente immune al cancro. Studi più recenti hanno documentato rari casi di tumori, ridimensionando l’idea iniziale di immunità totale. Più correttamente, si parla di una resistenza biologica eccezionale, che rende questa specie un modello particolarmente utile per comprendere i meccanismi che rallentano l’invecchiamento e limitano l’insorgenza di patologie. Il valore scientifico del ratto talpa nudo non risiede quindi in una condizione “perfetta”, ma nella possibilità di studiare processi protettivi amplificati e potenzialmente trasferibili, almeno in parte, alla ricerca umana. In questo senso, il suo studio contribuisce a orientare nuove strategie per la prevenzione e la promozione di un invecchiamento sano, confermando il ruolo della ricerca di base come leva fondamentale per affrontare le sfide demografiche contemporanee. Leggi l’articolo su Nature cliccando qui

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Lo squalo della Groenlandia: dalla datazione radiocarbonica al genoma, nuove evidenze sulla longevità estrema

La stima dell’età: il contributo dello studio su Science Lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) è oggi considerato uno dei modelli più rilevanti per lo studio dell’invecchiamento biologico. Un contributo decisivo proviene dallo studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Science, che ha fornito le prime stime quantitative della sua età. I ricercatori hanno analizzato il cristallino oculare di 28 esemplari femmine, utilizzando la datazione al radiocarbonio. Questo tessuto, stabile nel tempo, consente di risalire all’epoca di nascita. L’analisi si basa anche sul cosiddetto “bomb pulse”, il picco di radiocarbonio degli anni ’50-’60: presente negli esemplari più giovani e assente in quelli più grandi. I risultati indicano una longevità minima di almeno 272 anni, con l’esemplare più grande stimato a 392 ± 120 anni e una maturità sessuale intorno a 156 ± 22 anni, confermando questa specie come il vertebrato più longevo attualmente noto. Il genoma: dimensioni e meccanismi di stabilità A queste evidenze si aggiungono studi recenti sul genoma, che per la prima volta è stato sequenziato completamente. Il genoma dello squalo della Groenlandia presenta circa 6,45 miliardi di coppie di basi e 22.634 geni, risultando significativamente più esteso di quello umano. Un elemento distintivo è l’elevata presenza di trasposoni, sequenze genetiche capaci di spostarsi all’interno del DNA e generare duplicazioni. In questa specie, molte duplicazioni coinvolgono geni legati alla riparazione del DNA, suggerendo un possibile rafforzamento dei meccanismi di stabilità genomica. Questa caratteristica potrebbe contribuire a limitare l’accumulo di danni cellulari nel tempo, uno dei processi alla base dell’invecchiamento. TP53 e implicazioni per la ricerca sulla longevità Particolare attenzione è stata dedicata anche al gene TP53, noto come “guardiano del genoma”. Questo gene codifica per la proteina p53, coinvolta nella prevenzione del cancro, nella riparazione del DNA e nel controllo della proliferazione cellulare. Negli squali della Groenlandia è stata osservata una variazione nella sequenza di TP53, che modelli computazionali suggeriscono possa influenzare la funzione della proteina. Nel complesso, la longevità della specie appare associata a una combinazione di fattori: crescita lenta, metabolismo ridotto e sistemi genetici orientati alla conservazione dell’integrità cellulare. Il sequenziamento del genoma rappresenta una base per ulteriori studi su espressione genica e analisi funzionali, contribuendo alla ricerca comparativa sulla longevità e alla comprensione dei meccanismi che regolano la durata della salute (healthspan) nei vertebrati. Leggi l’articolo su Science cliccando qui

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Caregiver familiari e anziani: pubblicata la monografia di Marianna Russo

È stata pubblicata la monografia “Caregiver familiari e anziani. Profili giuslavoristici delle relazioni di cura” di Marianna Russo, realizzata nell’ambito di un assegno di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e inserita nel progetto “Age-It – Ageing Well in an Ageing Society”. Il volume si colloca all’interno del dibattito contemporaneo sull’invecchiamento della popolazione, affrontando in modo sistematico il ruolo dei caregiver familiari, sempre più centrale nei modelli di assistenza. In un contesto in cui la domanda di cura è in costante crescita, il lavoro di Russo analizza le implicazioni giuridiche e lavorative che caratterizzano queste relazioni, contribuendo a chiarire un ambito spesso poco regolato e frammentato. La monografia offre una lettura approfondita dei profili giuslavoristici connessi all’attività di cura informale, mettendo in luce le criticità e le trasformazioni in atto nei sistemi di welfare. In particolare, l’attenzione è rivolta al rapporto tra dimensione familiare e dimensione lavorativa, evidenziando come la cura degli anziani incida su diritti, tutele e organizzazione del lavoro. Attraverso un approccio scientifico e interdisciplinare, il volume contribuisce a rafforzare la riflessione su temi chiave quali la sostenibilità dei sistemi di assistenza, il riconoscimento del lavoro di cura e la necessità di politiche pubbliche più integrate. La pubblicazione è disponibile in modalità open access sul sito del CNR-IRPPS, con l’obiettivo di favorire la diffusione dei risultati della ricerca e renderli accessibili a una platea ampia, composta da studiosi, professionisti e cittadini interessati. Leggi la monografia integrale cliccando qui

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Premio Longevitas: al dott. Maurizio Nicolaio il terzo posto per uno studio innovativo sulla fragilità

Il dott. Maurizio Nicolaio ha ottenuto il terzo posto al Premio Longevitas, promosso dalla Fondazione Longevitas, con una tesi che affronta in modo innovativo il tema della misurazione della fragilità nella popolazione anziana. Il riconoscimento conferma l’attenzione crescente verso approcci metodologici avanzati in un ambito cruciale per la ricerca sull’invecchiamento. Al centro del lavoro, intitolato “Indicatori di fragilità basati sulla teoria degli insiemi parzialmente ordinati: proposte operative e innovazioni metodologiche”, vi è lo sviluppo di nuovi strumenti analitici per la valutazione della fragilità, fondati sull’applicazione della teoria degli insiemi parzialmente ordinati. Si tratta di un approccio che consente di rappresentare e confrontare condizioni complesse senza ricondurle necessariamente a scale lineari, offrendo quindi una lettura più articolata e realistica dei profili di vulnerabilità individuale. In un contesto in cui la fragilità è sempre più riconosciuta come fenomeno multidimensionale, che coinvolge aspetti clinici, funzionali e sociali, il contributo metodologico proposto si distingue per la capacità di superare modelli tradizionali basati su indicatori aggregati. L’impostazione adottata permette infatti di cogliere le relazioni tra variabili eterogenee, migliorando la precisione nella classificazione dei livelli di fragilità e, potenzialmente, il supporto ai processi decisionali in ambito sanitario e di welfare. La cerimonia di premiazione si terrà il 23 aprile 2026 alle ore 15:00 presso la Sala Zuccari, nell’ambito di un evento istituzionale promosso su iniziativa del senatore Guido Quintino Liris. Il premio prevede anche un riconoscimento economico pari a 500 euro. Oltre al riconoscimento formale, il dott. Nicolaio avrà l’opportunità di presentare i risultati della propria ricerca durante il Milan Longevity Summit, in programma a Milano il 25 e 26 maggio 2026, contribuendo così alla diffusione e al confronto scientifico su tematiche chiave per la longevità. Questo risultato si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento della ricerca interdisciplinare sull’invecchiamento, in cui l’integrazione tra competenze statistiche, matematiche e socio-sanitarie rappresenta un elemento strategico. In particolare, lo sviluppo di modelli innovativi per la misurazione della fragilità risponde alla necessità di disporre di strumenti più accurati per l’analisi dei bisogni della popolazione anziana, con ricadute rilevanti in termini di programmazione dei servizi, prevenzione e personalizzazione degli interventi. Dal punto di vista critico, è importante sottolineare che l’efficacia operativa di approcci metodologici avanzati come quello proposto dipenderà dalla loro applicabilità nei contesti reali, inclusa la disponibilità e qualità dei dati e la capacità di integrazione nei sistemi informativi esistenti. Tuttavia, il lavoro premiato rappresenta un passo significativo verso una misurazione più sofisticata e aderente alla complessità dell’invecchiamento, coerente con le priorità della ricerca contemporanea e con gli obiettivi del programma Age-It. Scopri il programma della Premiazione del Premio Longevitas 2026

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Hydra vulgaris e l’invecchiamento: un modello biologico che sfida i paradigmi tradizionali

Nel dibattito scientifico sull’invecchiamento, pochi organismi hanno suscitato un interesse tanto costante quanto Hydra vulgaris. Questo piccolo polipo d’acqua dolce, appartenente al phylum degli Cnidaria – lo stesso delle meduse – rappresenta oggi uno dei modelli più discussi per comprendere se e come l’invecchiamento sia un processo universale. A differenza delle meduse, tuttavia, Hydra non attraversa fasi vitali multiple: rimane stabilmente nello stadio di polipo, con una struttura semplice ma altamente dinamica dal punto di vista cellulare. È proprio questa apparente semplicità a renderla un oggetto di studio centrale nella biologia della senescenza. Cosa dicono gli studi più accreditati Alcuni studi recenti hanno messo in discussione l’idea che l’invecchiamento sia un destino biologico inevitabile per tutti gli organismi. In particolare, una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (Schaible et al., 2015) ha analizzato ampie popolazioni di Hydra vulgaris in condizioni controllate, osservando che mortalità e fertilità restano sostanzialmente costanti nel tempo. Questi risultati rafforzano quanto già emerso in uno studio pionieristico di Martínez (1998), pubblicato su Experimental Gerontology, che per primo aveva evidenziato l’assenza di un aumento progressivo della mortalità con l’età in questo organismo. È importante sottolineare un punto chiave: la letteratura scientifica non parla di “immortalità”, ma di assenza rilevabile di senescenza demografica in specifiche condizioni sperimentali. La distinzione non è solo terminologica, ma concettuale: significa che, nei contesti studiati, Hydra non mostra il tipico deterioramento funzionale osservato in molte altre specie. Un organismo semplice, ma biologicamente sofisticato Il comportamento anomalo di Hydra rispetto all’invecchiamento è legato alla sua organizzazione cellulare. L’animale è caratterizzato da una continua attività di rinnovamento cellulare, sostenuta da popolazioni di cellule staminali che mantengono la capacità proliferativa nel tempo. Questo equilibrio dinamico tra proliferazione e differenziazione consente all’organismo di: sostituire costantemente le cellule danneggiate mantenere l’integrità dei tessuti sostenere la riproduzione asessuata (gemmazione) Dal punto di vista della biologia cellulare, Hydra rappresenta quindi un sistema in cui i processi di manutenzione del soma sembrano particolarmente efficienti. Tuttavia, è fondamentale evitare una semplificazione: non esiste una singola “chiave molecolare” che spieghi il fenomeno, ma una rete complessa di regolazione cellulare ancora oggetto di studio. Cosa significa davvero “non invecchiare” Il caso di Hydra obbliga a chiarire una distinzione spesso trascurata nella comunicazione scientifica. Non invecchiare, in questo contesto, non significa vivere indefinitamente in senso assoluto, ma non mostrare un aumento del rischio di morte con l’età. Questo tipo di fenomeno viene definito in letteratura come senescenza trascurabile o assente. Tuttavia: i risultati derivano da condizioni di laboratorio controllate non tengono conto di fattori ecologici come predazione o stress ambientale non implicano automaticamente che il fenomeno sia trasferibile ad organismi più complessi Uno sguardo critico suggerisce quindi prudenza: Hydra non dimostra che l’invecchiamento possa essere eliminato, ma che non si manifesta nello stesso modo in tutti i sistemi biologici. Un modello utile, ma non generalizzabile Dal punto di vista della ricerca sull’invecchiamento umano, Hydra vulgaris rappresenta un modello concettuale, più che una soluzione applicativa. Il suo valore non risiede nella promessa di “eterna giovinezza”, ma nella possibilità di: studiare i meccanismi di rinnovamento cellulare continuo comprendere come alcune specie mantengano la stabilità funzionale nel tempo interrogare i limiti dei modelli tradizionali di senescenza È proprio questa funzione critica a renderla rilevante: Hydra non fornisce risposte definitive, ma apre domande fondamentali sulla natura stessa dell’invecchiamento. Ripensare l’invecchiamento come fenomeno non uniforme L’analisi di organismi come Hydra vulgaris si inserisce in un quadro più ampio di ricerca comparata, che mostra come l’invecchiamento non sia un processo unico e universale, ma un fenomeno biologico altamente variabile. Alcune specie invecchiano rapidamente, altre molto lentamente, altre ancora – come Hydra – sembrano sfuggire alle traiettorie classiche osservate nei modelli più studiati. Questo suggerisce che l’invecchiamento non sia semplicemente un “programma biologico”, ma il risultato di un equilibrio tra: capacità di riparazione cellulare stabilità del genoma dinamiche delle cellule staminali interazione con l’ambiente Hydra vulgaris non è la prova che l’invecchiamento possa essere eliminato, ma è uno degli esempi più chiari del fatto che non esiste un unico modo di invecchiare. In questo senso, il suo contributo alla ricerca è soprattutto teorico: aiuta a ridefinire i confini del problema, più che a offrire soluzioni immediate. Per la ricerca sull’invecchiamento, il messaggio è netto: comprendere organismi biologicamente “atipici” può essere essenziale per mettere in discussione modelli consolidati e sviluppare nuove ipotesi. Ma ogni trasferimento verso l’uomo richiede cautela, rigore e una distinzione chiara tra osservazione sperimentale e applicazione clinica.

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Call for application – “Summer Institute on Ageing” – scadenza 3 maggio 2026

Sono aperte fino al 3 maggio 2026 le candidature per la 13ª edizione della Summer Institute on Ageing, un’iniziativa formativa rivolta a studenti, ricercatori e professionisti interessati ad approfondire i temi dell’invecchiamento da una prospettiva multidisciplinare. Il focus dell’edizione 2026, “Longevità: supporto reciproco tra generazioni”, richiama una delle principali sfide contemporanee: ripensare i rapporti tra età, lavoro, welfare e partecipazione sociale in società sempre più longeve. Il programma si svolgerà dall’8 al 12 giugno 2026 e prevede quattro giornate di lezioni, testimonianze e sessioni applicative con studiosi ed esperti di rilievo internazionale, seguite da una giornata dedicata alle presentazioni dei partecipanti e alla discussione di articoli scientifici. L’obiettivo è fornire strumenti teorici e metodologici utili a comprendere la complessità del processo di invecchiamento. La Summer Institute si rivolge in particolare a dottorandi, assegnisti di ricerca, laureati e professionisti attivi nei settori dell’economia, della statistica, delle scienze sociali e della medicina. Il numero di partecipanti è limitato a un massimo di 35, per garantire un ambiente di apprendimento partecipativo e un confronto diretto con i docenti. L’iniziativa è sostenuta dal progetto Age-It, in particolare dallo Spoke 6 “Silver economy. Work, participation, retirement and welfare”, finanziato nell’ambito del programma NextGenerationEU attraverso il PNRR. Questo collegamento rafforza il ruolo della Summer Institute come spazio di formazione avanzata in linea con le priorità europee sull’invecchiamento. Il tema della longevità viene affrontato come leva di trasformazione dei sistemi economici e sociali, con particolare attenzione ai modelli di cooperazione intergenerazionale e alle implicazioni per i sistemi di welfare. In questo senso, l’iniziativa rappresenta un’occasione per sviluppare competenze trasversali e favorire il dialogo tra discipline e attori diversi. Per ulteriori informazioni e per inviare la candidatura è possibile visitare il sito dedicato o scrivere a ageing@univiu.org.  

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Transizione digitale e trasformazioni socio-economiche: a Firenze il secondo seminario del ciclo IRPET – 17 marzo 2026

Prosegue il ciclo di seminari “Transizioni in corso: demografia, digitale ed ecologia tra sfide e opportunità”, promosso da IRPET, con un secondo appuntamento dedicato all’analisi delle implicazioni economiche e sociali della transizione digitale in Toscana. L’incontro si terrà il 17 aprile 2026, a partire dalle ore 9:20, presso la Sala Esposizioni di Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze. L’iniziativa si inserisce in un percorso di approfondimento che mira a mettere in relazione tre grandi dinamiche di cambiamento – demografica, digitale ed ecologica – evidenziandone le interconnessioni e gli effetti sui sistemi territoriali. In questo quadro, il focus sulla transizione digitale rappresenta un passaggio cruciale per comprendere come l’innovazione tecnologica stia ridefinendo strutture economiche, modelli organizzativi e comportamenti sociali. Il seminario intende offrire uno spazio di confronto tra il mondo della ricerca, le istituzioni e i decisori pubblici, a partire dalle analisi sviluppate da IRPET. Al centro del dibattito vi saranno le trasformazioni del sistema produttivo regionale, sempre più orientato verso processi digitalizzati, e le conseguenze sul mercato del lavoro, in termini di competenze richieste, nuovi profili professionali e possibili rischi di polarizzazione occupazionale. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla pubblica amministrazione, chiamata a un’evoluzione che non riguarda soltanto l’adozione di tecnologie, ma anche la revisione dei processi e dei modelli di servizio, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e l’accessibilità. Parallelamente, la digitalizzazione incide sui comportamenti di consumo, contribuendo alla diffusione di nuovi modelli di relazione tra cittadini, imprese e servizi. L’approccio adottato nel ciclo “Transizioni in corso” sottolinea la necessità di interpretare la trasformazione digitale non come un fenomeno isolato, ma come parte di un cambiamento sistemico che coinvolge l’intero assetto socio-economico. In questo senso, la dimensione territoriale assume un ruolo centrale: le opportunità e i rischi della digitalizzazione si distribuiscono infatti in modo differenziato, rendendo necessarie politiche mirate e contestualizzate. Il seminario rappresenta quindi un’occasione per discutere non solo gli effetti della transizione digitale, ma anche le strategie più efficaci per governarla, valorizzando le potenzialità dell’innovazione e mitigandone gli impatti critici. Tra questi, emergono temi quali il divario digitale, l’accesso alle competenze e la capacità delle imprese e delle istituzioni di adattarsi a un contesto in rapida evoluzione. Leggi il programma   

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