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Lo squalo della Groenlandia: dalla datazione radiocarbonica al genoma, nuove evidenze sulla longevità estrema

La stima dell’età: il contributo dello studio su Science Lo squalo della Groenlandia (Somniosus microcephalus) è oggi considerato uno dei modelli più rilevanti per lo studio dell’invecchiamento biologico. Un contributo decisivo proviene dallo studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Science, che ha fornito le prime stime quantitative della sua età. I ricercatori hanno analizzato il cristallino oculare di 28 esemplari femmine, utilizzando la datazione al radiocarbonio. Questo tessuto, stabile nel tempo, consente di risalire all’epoca di nascita. L’analisi si basa anche sul cosiddetto “bomb pulse”, il picco di radiocarbonio degli anni ’50-’60: presente negli esemplari più giovani e assente in quelli più grandi. I risultati indicano una longevità minima di almeno 272 anni, con l’esemplare più grande stimato a 392 ± 120 anni e una maturità sessuale intorno a 156 ± 22 anni, confermando questa specie come il vertebrato più longevo attualmente noto. Il genoma: dimensioni e meccanismi di stabilità A queste evidenze si aggiungono studi recenti sul genoma, che per la prima volta è stato sequenziato completamente. Il genoma dello squalo della Groenlandia presenta circa 6,45 miliardi di coppie di basi e 22.634 geni, risultando significativamente più esteso di quello umano. Un elemento distintivo è l’elevata presenza di trasposoni, sequenze genetiche capaci di spostarsi all’interno del DNA e generare duplicazioni. In questa specie, molte duplicazioni coinvolgono geni legati alla riparazione del DNA, suggerendo un possibile rafforzamento dei meccanismi di stabilità genomica. Questa caratteristica potrebbe contribuire a limitare l’accumulo di danni cellulari nel tempo, uno dei processi alla base dell’invecchiamento. TP53 e implicazioni per la ricerca sulla longevità Particolare attenzione è stata dedicata anche al gene TP53, noto come “guardiano del genoma”. Questo gene codifica per la proteina p53, coinvolta nella prevenzione del cancro, nella riparazione del DNA e nel controllo della proliferazione cellulare. Negli squali della Groenlandia è stata osservata una variazione nella sequenza di TP53, che modelli computazionali suggeriscono possa influenzare la funzione della proteina. Nel complesso, la longevità della specie appare associata a una combinazione di fattori: crescita lenta, metabolismo ridotto e sistemi genetici orientati alla conservazione dell’integrità cellulare. Il sequenziamento del genoma rappresenta una base per ulteriori studi su espressione genica e analisi funzionali, contribuendo alla ricerca comparativa sulla longevità e alla comprensione dei meccanismi che regolano la durata della salute (healthspan) nei vertebrati. Leggi l’articolo su Science cliccando qui

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Caregiver familiari e anziani: pubblicata la monografia di Marianna Russo

È stata pubblicata la monografia “Caregiver familiari e anziani. Profili giuslavoristici delle relazioni di cura” di Marianna Russo, realizzata nell’ambito di un assegno di ricerca presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e inserita nel progetto “Age-It – Ageing Well in an Ageing Society”. Il volume si colloca all’interno del dibattito contemporaneo sull’invecchiamento della popolazione, affrontando in modo sistematico il ruolo dei caregiver familiari, sempre più centrale nei modelli di assistenza. In un contesto in cui la domanda di cura è in costante crescita, il lavoro di Russo analizza le implicazioni giuridiche e lavorative che caratterizzano queste relazioni, contribuendo a chiarire un ambito spesso poco regolato e frammentato. La monografia offre una lettura approfondita dei profili giuslavoristici connessi all’attività di cura informale, mettendo in luce le criticità e le trasformazioni in atto nei sistemi di welfare. In particolare, l’attenzione è rivolta al rapporto tra dimensione familiare e dimensione lavorativa, evidenziando come la cura degli anziani incida su diritti, tutele e organizzazione del lavoro. Attraverso un approccio scientifico e interdisciplinare, il volume contribuisce a rafforzare la riflessione su temi chiave quali la sostenibilità dei sistemi di assistenza, il riconoscimento del lavoro di cura e la necessità di politiche pubbliche più integrate. La pubblicazione è disponibile in modalità open access sul sito del CNR-IRPPS, con l’obiettivo di favorire la diffusione dei risultati della ricerca e renderli accessibili a una platea ampia, composta da studiosi, professionisti e cittadini interessati. Leggi la monografia integrale cliccando qui

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Milan Longevity Summit 2026: la longevità come sistema, non come destino, 20-23 maggio 2026

Un nuovo paradigma per la longevità Dal 20 al 23 maggio 2026, Milano ospiterà la terza edizione del Milan Longevity Summit, appuntamento internazionale dedicato ai temi della longevità, della salute e del benessere. L’edizione 2026 introduce il paradigma One Health, una prospettiva integrata che mette in relazione salute umana, equilibrio ambientale e sviluppo economico, ridefinendo la longevità come risultato dei sistemi che regolano la vita contemporanea. In uno scenario caratterizzato dall’aumento delle malattie croniche, dall’invecchiamento della popolazione e dall’impatto dei fattori ambientali sulla salute, emerge la necessità di superare un approccio esclusivamente medico. Una quota significativa delle patologie croniche risulta infatti prevenibile intervenendo su alimentazione, ambiente, città e modelli sociali, con effetti rilevanti anche sul piano economico. Il Summit si inserisce in questo contesto come piattaforma di confronto internazionale, proponendo una visione della longevità come qualità della vita lungo tutto l’arco dell’esistenza, in relazione a sistemi sostenibili e interconnessi. Un ecosistema interdisciplinare tra ricerca, innovazione e società Il Milan Longevity Summit 2026 si sviluppa in un programma di quattro giorni, coinvolgendo 12 settori interconnessi, tra cui salute, alimentazione, tecnologia, finanza, infrastrutture urbane, educazione e cultura. Il confronto si articola in quattro principali aree tematiche: Policy & Capital, dedicata a governance e investimenti Market Transformation, focalizzata su innovazione e modelli economici Science, centrata sulla ricerca sulla longevità People, dedicata alla dimensione sociale, alla salute mentale, al lavoro e all’educazione Accanto al programma congressuale presso l’Allianz MiCo, il Summit si estende alla città con iniziative aperte al pubblico, tra cui le Longevity Houses e installazioni immersive, con l’obiettivo di rendere i temi della longevità accessibili e partecipati. Il Summit riunisce una comunità internazionale composta da scienziati, ricercatori, imprese, investitori e istituzioni, favorendo il dialogo tra discipline e settori diversi. Dopo Milano, il confronto proseguirà con il Vatican Longevity Summit, rafforzando il dialogo tra scienza, etica e istituzioni. Il Milan Longevity Summit si conferma così come uno spazio di riferimento per il dibattito sulla longevità, contribuendo a promuovere un approccio integrato che unisce ricerca scientifica, innovazione, economia e dimensione sociale. A breve verrà svelato il programma dell’evento. Scopri di più sul sito del Milan Longevity Summit

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Premio Longevitas: al dott. Maurizio Nicolaio il terzo posto per uno studio innovativo sulla fragilità

Il dott. Maurizio Nicolaio ha ottenuto il terzo posto al Premio Longevitas, promosso dalla Fondazione Longevitas, con una tesi che affronta in modo innovativo il tema della misurazione della fragilità nella popolazione anziana. Il riconoscimento conferma l’attenzione crescente verso approcci metodologici avanzati in un ambito cruciale per la ricerca sull’invecchiamento. Al centro del lavoro, intitolato “Indicatori di fragilità basati sulla teoria degli insiemi parzialmente ordinati: proposte operative e innovazioni metodologiche”, vi è lo sviluppo di nuovi strumenti analitici per la valutazione della fragilità, fondati sull’applicazione della teoria degli insiemi parzialmente ordinati. Si tratta di un approccio che consente di rappresentare e confrontare condizioni complesse senza ricondurle necessariamente a scale lineari, offrendo quindi una lettura più articolata e realistica dei profili di vulnerabilità individuale. In un contesto in cui la fragilità è sempre più riconosciuta come fenomeno multidimensionale, che coinvolge aspetti clinici, funzionali e sociali, il contributo metodologico proposto si distingue per la capacità di superare modelli tradizionali basati su indicatori aggregati. L’impostazione adottata permette infatti di cogliere le relazioni tra variabili eterogenee, migliorando la precisione nella classificazione dei livelli di fragilità e, potenzialmente, il supporto ai processi decisionali in ambito sanitario e di welfare. La cerimonia di premiazione si terrà il 23 aprile 2026 alle ore 15:00 presso la Sala Zuccari, nell’ambito di un evento istituzionale promosso su iniziativa del senatore Guido Quintino Liris. Il premio prevede anche un riconoscimento economico pari a 500 euro. Oltre al riconoscimento formale, il dott. Nicolaio avrà l’opportunità di presentare i risultati della propria ricerca durante il Milan Longevity Summit, in programma a Milano il 25 e 26 maggio 2026, contribuendo così alla diffusione e al confronto scientifico su tematiche chiave per la longevità. Questo risultato si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento della ricerca interdisciplinare sull’invecchiamento, in cui l’integrazione tra competenze statistiche, matematiche e socio-sanitarie rappresenta un elemento strategico. In particolare, lo sviluppo di modelli innovativi per la misurazione della fragilità risponde alla necessità di disporre di strumenti più accurati per l’analisi dei bisogni della popolazione anziana, con ricadute rilevanti in termini di programmazione dei servizi, prevenzione e personalizzazione degli interventi. Dal punto di vista critico, è importante sottolineare che l’efficacia operativa di approcci metodologici avanzati come quello proposto dipenderà dalla loro applicabilità nei contesti reali, inclusa la disponibilità e qualità dei dati e la capacità di integrazione nei sistemi informativi esistenti. Tuttavia, il lavoro premiato rappresenta un passo significativo verso una misurazione più sofisticata e aderente alla complessità dell’invecchiamento, coerente con le priorità della ricerca contemporanea e con gli obiettivi del programma Age-It. Scopri il programma della Premiazione del Premio Longevitas 2026

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Hydra vulgaris e l’invecchiamento: un modello biologico che sfida i paradigmi tradizionali

Nel dibattito scientifico sull’invecchiamento, pochi organismi hanno suscitato un interesse tanto costante quanto Hydra vulgaris. Questo piccolo polipo d’acqua dolce, appartenente al phylum degli Cnidaria – lo stesso delle meduse – rappresenta oggi uno dei modelli più discussi per comprendere se e come l’invecchiamento sia un processo universale. A differenza delle meduse, tuttavia, Hydra non attraversa fasi vitali multiple: rimane stabilmente nello stadio di polipo, con una struttura semplice ma altamente dinamica dal punto di vista cellulare. È proprio questa apparente semplicità a renderla un oggetto di studio centrale nella biologia della senescenza. Cosa dicono gli studi più accreditati Alcuni studi recenti hanno messo in discussione l’idea che l’invecchiamento sia un destino biologico inevitabile per tutti gli organismi. In particolare, una ricerca pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (Schaible et al., 2015) ha analizzato ampie popolazioni di Hydra vulgaris in condizioni controllate, osservando che mortalità e fertilità restano sostanzialmente costanti nel tempo. Questi risultati rafforzano quanto già emerso in uno studio pionieristico di Martínez (1998), pubblicato su Experimental Gerontology, che per primo aveva evidenziato l’assenza di un aumento progressivo della mortalità con l’età in questo organismo. È importante sottolineare un punto chiave: la letteratura scientifica non parla di “immortalità”, ma di assenza rilevabile di senescenza demografica in specifiche condizioni sperimentali. La distinzione non è solo terminologica, ma concettuale: significa che, nei contesti studiati, Hydra non mostra il tipico deterioramento funzionale osservato in molte altre specie. Un organismo semplice, ma biologicamente sofisticato Il comportamento anomalo di Hydra rispetto all’invecchiamento è legato alla sua organizzazione cellulare. L’animale è caratterizzato da una continua attività di rinnovamento cellulare, sostenuta da popolazioni di cellule staminali che mantengono la capacità proliferativa nel tempo. Questo equilibrio dinamico tra proliferazione e differenziazione consente all’organismo di: sostituire costantemente le cellule danneggiate mantenere l’integrità dei tessuti sostenere la riproduzione asessuata (gemmazione) Dal punto di vista della biologia cellulare, Hydra rappresenta quindi un sistema in cui i processi di manutenzione del soma sembrano particolarmente efficienti. Tuttavia, è fondamentale evitare una semplificazione: non esiste una singola “chiave molecolare” che spieghi il fenomeno, ma una rete complessa di regolazione cellulare ancora oggetto di studio. Cosa significa davvero “non invecchiare” Il caso di Hydra obbliga a chiarire una distinzione spesso trascurata nella comunicazione scientifica. Non invecchiare, in questo contesto, non significa vivere indefinitamente in senso assoluto, ma non mostrare un aumento del rischio di morte con l’età. Questo tipo di fenomeno viene definito in letteratura come senescenza trascurabile o assente. Tuttavia: i risultati derivano da condizioni di laboratorio controllate non tengono conto di fattori ecologici come predazione o stress ambientale non implicano automaticamente che il fenomeno sia trasferibile ad organismi più complessi Uno sguardo critico suggerisce quindi prudenza: Hydra non dimostra che l’invecchiamento possa essere eliminato, ma che non si manifesta nello stesso modo in tutti i sistemi biologici. Un modello utile, ma non generalizzabile Dal punto di vista della ricerca sull’invecchiamento umano, Hydra vulgaris rappresenta un modello concettuale, più che una soluzione applicativa. Il suo valore non risiede nella promessa di “eterna giovinezza”, ma nella possibilità di: studiare i meccanismi di rinnovamento cellulare continuo comprendere come alcune specie mantengano la stabilità funzionale nel tempo interrogare i limiti dei modelli tradizionali di senescenza È proprio questa funzione critica a renderla rilevante: Hydra non fornisce risposte definitive, ma apre domande fondamentali sulla natura stessa dell’invecchiamento. Ripensare l’invecchiamento come fenomeno non uniforme L’analisi di organismi come Hydra vulgaris si inserisce in un quadro più ampio di ricerca comparata, che mostra come l’invecchiamento non sia un processo unico e universale, ma un fenomeno biologico altamente variabile. Alcune specie invecchiano rapidamente, altre molto lentamente, altre ancora – come Hydra – sembrano sfuggire alle traiettorie classiche osservate nei modelli più studiati. Questo suggerisce che l’invecchiamento non sia semplicemente un “programma biologico”, ma il risultato di un equilibrio tra: capacità di riparazione cellulare stabilità del genoma dinamiche delle cellule staminali interazione con l’ambiente Hydra vulgaris non è la prova che l’invecchiamento possa essere eliminato, ma è uno degli esempi più chiari del fatto che non esiste un unico modo di invecchiare. In questo senso, il suo contributo alla ricerca è soprattutto teorico: aiuta a ridefinire i confini del problema, più che a offrire soluzioni immediate. Per la ricerca sull’invecchiamento, il messaggio è netto: comprendere organismi biologicamente “atipici” può essere essenziale per mettere in discussione modelli consolidati e sviluppare nuove ipotesi. Ma ogni trasferimento verso l’uomo richiede cautela, rigore e una distinzione chiara tra osservazione sperimentale e applicazione clinica.

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Call for application – “Summer Institute on Ageing” – scadenza 3 maggio 2026

Sono aperte fino al 3 maggio 2026 le candidature per la 13ª edizione della Summer Institute on Ageing, un’iniziativa formativa rivolta a studenti, ricercatori e professionisti interessati ad approfondire i temi dell’invecchiamento da una prospettiva multidisciplinare. Il focus dell’edizione 2026, “Longevità: supporto reciproco tra generazioni”, richiama una delle principali sfide contemporanee: ripensare i rapporti tra età, lavoro, welfare e partecipazione sociale in società sempre più longeve. Il programma si svolgerà dall’8 al 12 giugno 2026 e prevede quattro giornate di lezioni, testimonianze e sessioni applicative con studiosi ed esperti di rilievo internazionale, seguite da una giornata dedicata alle presentazioni dei partecipanti e alla discussione di articoli scientifici. L’obiettivo è fornire strumenti teorici e metodologici utili a comprendere la complessità del processo di invecchiamento. La Summer Institute si rivolge in particolare a dottorandi, assegnisti di ricerca, laureati e professionisti attivi nei settori dell’economia, della statistica, delle scienze sociali e della medicina. Il numero di partecipanti è limitato a un massimo di 35, per garantire un ambiente di apprendimento partecipativo e un confronto diretto con i docenti. L’iniziativa è sostenuta dal progetto Age-It, in particolare dallo Spoke 6 “Silver economy. Work, participation, retirement and welfare”, finanziato nell’ambito del programma NextGenerationEU attraverso il PNRR. Questo collegamento rafforza il ruolo della Summer Institute come spazio di formazione avanzata in linea con le priorità europee sull’invecchiamento. Il tema della longevità viene affrontato come leva di trasformazione dei sistemi economici e sociali, con particolare attenzione ai modelli di cooperazione intergenerazionale e alle implicazioni per i sistemi di welfare. In questo senso, l’iniziativa rappresenta un’occasione per sviluppare competenze trasversali e favorire il dialogo tra discipline e attori diversi. Per ulteriori informazioni e per inviare la candidatura è possibile visitare il sito dedicato o scrivere a ageing@univiu.org.  

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Transizione digitale e trasformazioni socio-economiche: a Firenze il secondo seminario del ciclo IRPET – 17 marzo 2026

Prosegue il ciclo di seminari “Transizioni in corso: demografia, digitale ed ecologia tra sfide e opportunità”, promosso da IRPET, con un secondo appuntamento dedicato all’analisi delle implicazioni economiche e sociali della transizione digitale in Toscana. L’incontro si terrà il 17 aprile 2026, a partire dalle ore 9:20, presso la Sala Esposizioni di Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze. L’iniziativa si inserisce in un percorso di approfondimento che mira a mettere in relazione tre grandi dinamiche di cambiamento – demografica, digitale ed ecologica – evidenziandone le interconnessioni e gli effetti sui sistemi territoriali. In questo quadro, il focus sulla transizione digitale rappresenta un passaggio cruciale per comprendere come l’innovazione tecnologica stia ridefinendo strutture economiche, modelli organizzativi e comportamenti sociali. Il seminario intende offrire uno spazio di confronto tra il mondo della ricerca, le istituzioni e i decisori pubblici, a partire dalle analisi sviluppate da IRPET. Al centro del dibattito vi saranno le trasformazioni del sistema produttivo regionale, sempre più orientato verso processi digitalizzati, e le conseguenze sul mercato del lavoro, in termini di competenze richieste, nuovi profili professionali e possibili rischi di polarizzazione occupazionale. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla pubblica amministrazione, chiamata a un’evoluzione che non riguarda soltanto l’adozione di tecnologie, ma anche la revisione dei processi e dei modelli di servizio, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza e l’accessibilità. Parallelamente, la digitalizzazione incide sui comportamenti di consumo, contribuendo alla diffusione di nuovi modelli di relazione tra cittadini, imprese e servizi. L’approccio adottato nel ciclo “Transizioni in corso” sottolinea la necessità di interpretare la trasformazione digitale non come un fenomeno isolato, ma come parte di un cambiamento sistemico che coinvolge l’intero assetto socio-economico. In questo senso, la dimensione territoriale assume un ruolo centrale: le opportunità e i rischi della digitalizzazione si distribuiscono infatti in modo differenziato, rendendo necessarie politiche mirate e contestualizzate. Il seminario rappresenta quindi un’occasione per discutere non solo gli effetti della transizione digitale, ma anche le strategie più efficaci per governarla, valorizzando le potenzialità dell’innovazione e mitigandone gli impatti critici. Tra questi, emergono temi quali il divario digitale, l’accesso alle competenze e la capacità delle imprese e delle istituzioni di adattarsi a un contesto in rapida evoluzione. Leggi il programma   

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“Just Evolve”: linguaggio, rappresentazioni e inclusione al centro della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down

In occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down del 21 marzo 2026, la campagna internazionale “Just Evolve”, promossa da CoorDown e sostenuta da Fondazione Cariplo, pone al centro del dibattito pubblico il ruolo del linguaggio nella costruzione dell’inclusione. L’iniziativa parte da un presupposto chiaro: l’uso di termini legati alla disabilità come insulto, metafora denigratoria o espediente comico non è un fenomeno neutro né marginale. Si tratta, al contrario, di una pratica che contribuisce a rafforzare un immaginario abilista, alimentando stereotipi e semplificazioni che hanno effetti concreti sulla vita delle persone con disabilità. La riduzione della disabilità a etichetta o scorciatoia narrativa limita infatti le possibilità di partecipazione sociale e legittima forme più o meno esplicite di discriminazione. “Just Evolve” invita quindi a un cambiamento culturale che parta dal linguaggio, inteso non come elemento superficiale ma come dispositivo che orienta percezioni, relazioni e comportamenti. In questa prospettiva, scegliere parole più accurate e rispettose rappresenta un passaggio necessario per promuovere contesti sociali più equi e inclusivi. La campagna si inserisce all’interno di un impegno più ampio di Fondazione Cariplo, in particolare attraverso il programma “Destinazione Autonomia”, che prevede un investimento di 20 milioni di euro per sostenere la realizzazione di 1.000 progetti di vita per persone con disabilità. Gli interventi riguardano ambiti chiave quali abitare, lavoro, accesso alla cultura e tecnologie per l’autonomia. Dal 2003, la Fondazione ha già supportato oltre 160 progetti legati all’abitare e 35 iniziative di inserimento lavorativo, contribuendo a tradurre i principi di inclusione in opportunità concrete. Accanto alle azioni strutturali, la campagna punta anche su strumenti di sensibilizzazione e coinvolgimento pubblico. I canali social di CoorDown ospitano testimonianze dirette di persone con disabilità e delle loro famiglie, mentre un agente di intelligenza artificiale sviluppato con FAIRFLAI guida utenti e organizzazioni nell’individuazione di comportamenti e pratiche inclusive a partire dall’uso del linguaggio. Particolare attenzione è rivolta al coinvolgimento di attori chiave – media, aziende, scuole, istituzioni – chiamati a contribuire attivamente al cambiamento culturale. Tra le azioni promosse, anche il sostegno a iniziative di advocacy, come la proposta di revisione di termini obsoleti presenti nel linguaggio istituzionale. Il contesto attuale rende questa riflessione particolarmente rilevante. Nonostante anni di campagne di sensibilizzazione, si registra una rinnovata diffusione di espressioni offensive legate alla disabilità, anche in ambiti pubblici e mediatici ad alta visibilità. Questo fenomeno contribuisce a normalizzare l’uso di tali termini nella vita quotidiana, dal contesto scolastico a quello lavorativo. In questo scenario, “Just Evolve” si configura non solo come una campagna di comunicazione, ma come una chiamata all’azione collettiva. Il messaggio è esplicito: il cambiamento del linguaggio rappresenta il primo passo di un processo più ampio, che deve tradursi in politiche, servizi e pratiche capaci di garantire piena cittadinanza e pari opportunità alle persone con disabilità.

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Data Summit: la sfida della governance dei dati sanitari per l’Italia

Nel corso del Data Summit, il tema della governance dei dati sanitari e del loro utilizzo secondario è emerso come una delle priorità strategiche per il futuro dei sistemi sanitari europei. La capacità di raccogliere, integrare e valorizzare i dati rappresenta infatti una leva decisiva per sostenere ricerca, innovazione e qualità delle cure, oltre che per migliorare la programmazione delle politiche pubbliche. In questo contesto si inserisce l’analisi di Giulia Toniutti, pubblicata su INNLIFES il 25 marzo 2026, che offre una lettura comparata del posizionamento italiano rispetto ad alcuni modelli europei già più strutturati, in particolare Finlandia e Belgio. Il nodo italiano: frammentazione e governance L’articolo evidenzia come l’Italia si trovi oggi in una fase di transizione. Negli ultimi anni sono stati avviati strumenti rilevanti, come il Fascicolo Sanitario Elettronico e l’Ecosistema dei Dati Sanitari, con il coordinamento di Agenas, ma il sistema resta caratterizzato da una forte frammentazione, legata sia all’organizzazione regionale della sanità sia alla disomogeneità dei sistemi informativi. Il punto critico non riguarda soltanto la disponibilità tecnologica, ma soprattutto la definizione di un modello di governance chiaro, capace di regolare in modo efficace l’accesso e l’uso dei dati per finalità secondarie. Senza un quadro condiviso di regole, processi e responsabilità, il rischio è che il potenziale informativo rimanga sottoutilizzato. Il confronto europeo: modelli già operativi Il confronto con altri Paesi europei evidenzia possibili traiettorie di sviluppo. La Finlandia rappresenta uno dei casi più avanzati, grazie a un sistema centralizzato per l’accesso ai dati sanitari e sociali che consente utilizzi secondari in modo regolato, sicuro e trasparente. Il modello finlandese si distingue per l’efficienza dei processi autorizzativi e per l’elevato livello di integrazione dei dati. Il Belgio, pur partendo da una situazione inizialmente frammentata, ha intrapreso un percorso di progressiva centralizzazione attraverso la creazione di un’agenzia nazionale dedicata, con l’obiettivo di facilitare l’accesso ai dati e migliorare la coerenza del sistema. Questi esempi mettono in luce un elemento comune: la presenza di un soggetto istituzionale chiaramente identificato, responsabile della gestione e della regolazione dell’uso dei dati. Oltre la tecnologia: qualità, competenze e fiducia Un aspetto rilevante, sottolineato anche nel dibattito emerso al Data Summit, riguarda il fatto che la sfida non è esclusivamente tecnologica. La disponibilità di infrastrutture digitali, pur necessaria, non è sufficiente se non accompagnata da: qualità e standardizzazione del dato, fondamentali per garantire analisi affidabili; competenze professionali, sia tecniche sia organizzative, per gestire processi complessi; processi autorizzativi chiari e trasparenti, in grado di facilitare l’accesso senza compromettere la sicurezza; fiducia dei cittadini, elemento imprescindibile per l’accettabilità sociale dell’uso secondario dei dati. Sotto questo profilo, il caso italiano evidenzia una criticità strutturale: la difficoltà di coniugare autonomia regionale e costruzione di un’infrastruttura nazionale realmente interoperabile. La cornice europea: lo European Health Data Space Il percorso di riforma si colloca all’interno dello European Health Data Space (EHDS), che definisce un quadro normativo comune per l’accesso e la condivisione dei dati sanitari in Europa. L’obiettivo è creare un ecosistema in cui i dati possano essere utilizzati in modo sicuro e regolato per finalità di ricerca, innovazione e policymaking. Per l’Italia, l’allineamento all’EHDS rappresenta al tempo stesso un’opportunità e una pressione: da un lato, consente di inserirsi in una rete europea di conoscenza; dall’altro, richiede un’accelerazione nei processi di standardizzazione e governance. Una sfida sistemica L’analisi proposta da Toniutti, in linea con quanto emerso al Data Summit, suggerisce che la costruzione di un modello efficace di governance dei dati sanitari non può essere affrontata come un intervento settoriale. Si tratta di una trasformazione sistemica che coinvolge istituzioni, infrastrutture, competenze e cultura organizzativa. Una lettura più critica impone però di non sottovalutare alcune complessità. La centralizzazione, spesso indicata come soluzione, comporta anche rischi: rigidità burocratiche, rallentamento dei processi decisionali e potenziali criticità nella gestione della privacy. Allo stesso tempo, la qualità del dato resta una variabile decisiva: senza dati completi, accurati e interoperabili, anche il miglior modello di governance rischia di risultare inefficace.   Il confronto tra Italia, Finlandia e Belgio mostra che non esiste un unico modello, ma alcune condizioni abilitanti appaiono imprescindibili: chiarezza istituzionale, qualità del dato, efficienza dei processi e fiducia. Per l’Italia, la sfida è duplice: superare la frammentazione senza comprimere le specificità territoriali e costruire una governance capace di rendere i dati sanitari una risorsa pubblica realmente utile. Non si tratta solo di adottare nuove tecnologie, ma di ridefinire il modo in cui il sistema sanitario produce, condivide e utilizza conoscenza. Leggi l’articolo completo qui

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Tecnologie digitali e invecchiamento attivo: tre revisioni Age-It analizzano evidenze e limiti

 Tre revisioni sistematiche sviluppate nell’ambito del programma Age-It offrono una lettura integrata del ruolo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) nella promozione della salute degli anziani. I lavori si concentrano su tre ambiti strategici – attività fisica, vaccinazioni e qualità del sonno – restituendo un quadro complessivo promettente ma ancora caratterizzato da limiti metodologici e risultati non sempre coerenti. Attività fisica: tecnologie digitali come leva motivazionale, ma evidenze eterogenee Di Pumpo Physical activity interventions La prima revisione analizza gli interventi ICT rivolti agli over 60 che vivono a domicilio, con l’obiettivo di aumentare i livelli di attività fisica. Gli strumenti utilizzati includono applicazioni mobili, dispositivi indossabili, sistemi di monitoraggio remoto e messaggi motivazionali personalizzati. I risultati indicano che queste soluzioni possono favorire l’adozione e il mantenimento di comportamenti attivi, soprattutto quando integrano strategie di cambiamento comportamentale come il goal setting, il self-monitoring e i reminder. Tuttavia, l’efficacia varia significativamente tra gli studi analizzati, sia per differenze nei disegni metodologici sia per la diversità degli interventi. Un elemento critico riguarda proprio la qualità delle evidenze: molti studi presentano campioni ridotti, assenza di gruppi di controllo o durate limitate. Ne emerge quindi un’indicazione positiva, ma non ancora sufficiente per definire standard di intervento consolidati. Vaccinazioni: ICT efficaci per aumentare l’adesione, ma con impatti variabili ICT vaccines Il secondo studio esamina l’utilizzo delle tecnologie digitali per migliorare la copertura vaccinale nella popolazione anziana, un tema centrale per la prevenzione e la sostenibilità dei sistemi sanitari. Gli interventi includono SMS, telefonate automatizzate, email, notifiche tramite cartelle cliniche elettroniche e sistemi di recall digitali. Le evidenze suggeriscono che queste strategie possono aumentare l’adesione alle vaccinazioni raccomandate – tra cui influenza, pneumococco, herpes zoster e COVID-19 – soprattutto quando i messaggi sono personalizzati e inseriti in percorsi di cura già strutturati. Tuttavia, anche in questo caso i risultati non sono uniformi: l’efficacia dipende dal contesto sanitario, dal tipo di tecnologia utilizzata e dal livello di integrazione con i servizi esistenti. Inoltre, fattori come alfabetizzazione digitale, fiducia nelle istituzioni e accessibilità degli strumenti incidono in modo rilevante sugli esiti. Qualità del sonno: miglioramenti percepiti, ma prove ancora limitate Grotto_Martinello_Buja paper insomnia mHealth La terza revisione si concentra sulle tecnologie mHealth per il miglioramento del sonno negli anziani, un ambito strettamente connesso alla qualità della vita e alla prevenzione di patologie croniche. Gli interventi analizzati includono applicazioni per la gestione del sonno, programmi di self-care e versioni digitali della terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I). Tutti gli studi inclusi riportano un miglioramento della qualità del sonno percepita, misurata attraverso strumenti standardizzati come il Pittsburgh Sleep Quality Index. Tuttavia, le evidenze oggettive – basate su actigrafia o altri strumenti di monitoraggio – risultano più contrastanti e non sempre confermano i miglioramenti riportati dai partecipanti. Anche in questo caso, il numero limitato di studi e la loro eterogeneità riducono la possibilità di trarre conclusioni definitive, pur indicando un potenziale significativo delle soluzioni digitali in ambito preventivo e comportamentale. Una lettura trasversale: potenziale alto, evidenza ancora fragile Considerati nel loro insieme, i tre studi convergono su alcuni elementi chiave. Le tecnologie digitali rappresentano strumenti promettenti per: ampliare l’accesso agli interventi di prevenzione supportare il cambiamento comportamentale ridurre i costi e le barriere logistiche dei servizi sanitari Allo stesso tempo, emergono criticità ricorrenti: limitata robustezza metodologica degli studi forte dipendenza da misure soggettive eterogeneità degli interventi e dei contesti necessità di adattamento alle competenze e ai bisogni della popolazione anziana In particolare, un nodo centrale riguarda la distanza tra miglioramenti percepiti e risultati oggettivi, che suggerisce come molte tecnologie agiscano più sul piano motivazionale e comportamentale che su quello clinico diretto. Prospettive per la ricerca e le politiche Le tre revisioni evidenziano la necessità di rafforzare la qualità delle evidenze attraverso studi più robusti, in particolare randomized controlled trials, e di sviluppare interventi maggiormente personalizzati e integrati nei sistemi sanitari. Per il programma Age-It, questi risultati confermano il ruolo strategico delle ICT come leve per l’invecchiamento attivo, ma indicano anche l’importanza di un approccio critico e basato su evidenze solide, in grado di distinguere tra efficacia percepita e impatto reale sulla salute. In questo senso, la sfida non è solo tecnologica, ma riguarda la capacità di progettare interventi che siano al tempo stesso accessibili, adattivi e scientificamente validati.

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