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Il proteo, l’anfibio cavernicolo che può vivere oltre un secolo

Il proteo (Proteus anguinus) è un piccolo anfibio acquatico adattato alla vita nelle grotte dell’Europa centro-meridionale. Nonostante pesi meno di 20 grammi, presenta una longevità eccezionale: la sua vita media adulta è stata stimata in circa 68,5 anni, mentre la durata massima potrebbe superare i 100 anni. (PMC) Lo studio demografico della specie ha evidenziato un ciclo vitale particolarmente lento. Il proteo raggiunge la maturità sessuale intorno ai 15 anni e le femmine si riproducono mediamente una volta ogni 12,5 anni, producendo circa 35 uova. (PMC) La sua longevità è stata associata alle condizioni stabili dell’ambiente sotterraneo, alla scarsità di predatori e a una strategia biologica caratterizzata da basso dispendio energetico e sviluppo rallentato. Tuttavia, gli autori osservano che il metabolismo del proteo non appare eccezionalmente più basso rispetto a quello delle specie affini: la sua lunga vita non può quindi essere spiegata dal solo rallentamento metabolico. (PMC) Proprio questa anomalia rende il proteo un modello interessante per la ricerca sui meccanismi dell’invecchiamento. Studiare come un vertebrato di dimensioni così ridotte riesca a mantenere una sopravvivenza tanto elevata può contribuire a chiarire il rapporto tra metabolismo, ambiente, riproduzione e longevità. Nota sulla fonte: lo studio di riferimento, Extreme lifespan of the human fish (Proteus anguinus): a challenge for ageing mechanisms, è stato pubblicato nel 2010 su Biology Letters, non su Current Biology. (PMC) Versione breve per newsletter Il proteo: oltre cento anni di vita nelle grotte europee Il proteo (Proteus anguinus) è un piccolo anfibio cavernicolo europeo la cui durata massima della vita è stata stimata in oltre 100 anni. La specie presenta un ciclo vitale molto lento: raggiunge la maturità sessuale intorno ai 15 anni e si riproduce mediamente una volta ogni 12,5 anni. La sua longevità, eccezionale rispetto alle dimensioni corporee, non sembra però dipendere soltanto dal basso metabolismo. (PMC) Il proteo rappresenta quindi un modello di particolare interesse per studiare il rapporto tra ambiente, dispendio energetico, strategie riproduttive e invecchiamento nei vertebrati. Leggi lo studio completo

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IHI Call 13: 84,8 milioni di euro per innovazione sanitaria, IA e malattie legate all’invecchiamento

La partnership europea Innovative Health Initiative – IHI ha lanciato la Call 13, il nuovo bando dedicato allo sviluppo di soluzioni innovative per la salute nell’ambito di Horizon Europe. La call dispone di un budget complessivo di 84,8 milioni di euro: 53,2 milioni messi a disposizione dall’Unione europea e 31,6 milioni in contributi dei partner industriali e commerciali. La scadenza per la presentazione delle short proposals è fissata all’8 ottobre 2026. Tre aree di intervento La Call 13 comprende tre topic dedicati a priorità strategiche per la ricerca e l’innovazione sanitaria europea. Il primo riguarda la creazione di una rete europea sostenibile di incubatori, finalizzata ad accelerare il passaggio dalla ricerca alla commercializzazione delle tecnologie sanitarie e a sostenere startup e nuove imprese del settore. Il secondo topic punta allo sviluppo di un modello tossicologico predittivo basato sull’Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di migliorare la valutazione della sicurezza e ridurre il ricorso alla sperimentazione animale, in coerenza con il principio delle 3R: Replacement, Reduction e Refinement. Il terzo è dedicato allo studio dei meccanismi immunologici delle malattie immuno-mediate associate all’invecchiamento, per favorire l’individuazione precoce delle patologie e lo sviluppo di diagnosi e terapie personalizzate. Una partnership pubblico-privata per la ricerca sanitaria IHI è una partnership istituzionalizzata tra l’Unione europea e le principali associazioni industriali del settore sanitario. L’obiettivo è costruire un ecosistema interdisciplinare capace di tradurre la ricerca in soluzioni innovative, sicure ed efficaci lungo l’intero percorso di cura, dalla prevenzione alla diagnosi e al trattamento. La nuova call è rivolta a una platea ampia, che comprende università, centri di ricerca, imprese, PMI, startup, ospedali, organizzazioni sanitarie e associazioni di pazienti. La struttura dei topic richiede la costruzione di partenariati pubblico-privati e l’integrazione di competenze scientifiche, cliniche, tecnologiche e industriali. L’Info Day nazionale La Call 13 è stata approfondita durante l’Info Day nazionale del 6 luglio 2026, organizzato da APRE – Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, d’intesa con il Ministero dell’Università e della Ricerca e in collaborazione con Farmindustria e IHI. L’incontro, svolto a Roma e online, ha offerto una panoramica sulle opportunità della call, sul funzionamento della partnership e sulla partecipazione italiana ai precedenti bandi IHI. Il programma ha incluso anche testimonianze di progetti finanziati e momenti di confronto tra ricerca e industria. Vai alla call

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AIXAS 2026: aperta la Call for Papers sull’intelligenza artificiale per una società che invecchia

Dal 6 al 9 ottobre 2026, a Perugia, si terrà la quinta edizione del workshop Artificial Intelligence for an Ageing Society – AIXAS 2026, organizzato nell’ambito della 24ª Conferenza internazionale dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale – AIxIA 2026. L’iniziativa rappresenta un appuntamento dedicato al confronto tra intelligenza artificiale, salute, assistenza e invecchiamento della popolazione, con l’obiettivo di raccogliere contributi scientifici e applicativi capaci di rispondere alle trasformazioni demografiche in corso. Il workshop sarà co-presieduto da Francesca Gasparini, Gabriella Cortellessa e Francesca Fracasso, con il supporto di Alessio De Pellegrin e Luca Borrè. Una Call for Papers dedicata all’IA per l’invecchiamento La Call for Papers è rivolta a ricercatrici, ricercatori e professionisti interessati a presentare studi, metodologie, strumenti e soluzioni innovative sull’impiego dell’Intelligenza Artificiale nei contesti legati all’invecchiamento. Il workshop offrirà uno spazio di discussione interdisciplinare su temi che possono comprendere il supporto alla diagnosi, il monitoraggio della salute, l’assistenza, l’autonomia, la prevenzione e lo sviluppo di tecnologie inclusive per le persone anziane. L’obiettivo è favorire il dialogo tra competenze informatiche, cliniche, psicologiche, sociali e progettuali, contribuendo alla costruzione di soluzioni più affidabili, accessibili e aderenti ai bisogni reali della popolazione. Un’opportunità per la comunità Age-It AIXAS 2026 rappresenta anche un’importante occasione di confronto scientifico, networking e collaborazione per ricercatrici e ricercatori coinvolti nel programma Age-It. La partecipazione al workshop può contribuire a creare nuove connessioni tra gruppi di ricerca, valorizzare risultati già maturati e mantenere vivo il dialogo tra ricerca, innovazione tecnologica e longevità. L’appuntamento di Perugia si propone quindi come uno spazio utile per condividere esperienze, avviare collaborazioni e discutere il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nella costruzione di una società capace di affrontare in modo consapevole le sfide dell’invecchiamento. Per maggiori informazioni: aixas.it

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La Longevity Economy italiana vale 714,8 miliardi di euro, più del Prodotto Interno Lordo di ben 21 Stati membri dell’UE

 Il complesso delle attività economiche legate all’allungamento della vita media in Italia genera un valore stimato di 714,8 miliardi di euro, pari a circa il 33% del PIL nazionale. Se fosse considerata come un’economia autonoma, avrebbe dimensioni superiori al prodotto interno lordo di 21 Stati membri dell’Unione europea e si collocherebbe al sesto posto nell’UE. Il dato emerge dalle elaborazioni del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che definisce la Longevity Economy come l’insieme delle attività rivolte alla popolazione over 50 e finalizzate a sostenere un invecchiamento attivo e in buona salute. Un sistema economico che coinvolge numerosi settori La Longevity Economy non coincide soltanto con la sanità o con l’assistenza alle persone anziane. Comprende una rete molto più ampia di consumi, servizi e investimenti legati alla crescente durata della vita. Tra i settori coinvolti rientrano salute, prevenzione, assistenza, previdenza, assicurazioni, abitare, mobilità, turismo, tecnologia, formazione e servizi finanziari. A questi si aggiungono i prodotti e le soluzioni destinati a sostenere l’autonomia, la partecipazione sociale e la qualità della vita nelle diverse fasi dell’invecchiamento. Secondo le stime di Itinerari Previdenziali, questa economia genera inoltre circa 5,6 milioni di posti di lavoro, includendo il personale sanitario e delle strutture residenziali, gli assistenti familiari e i lavoratori delle filiere di beni e servizi utilizzati dalla popolazione anziana. Oltre la rappresentazione dell’invecchiamento come costo L’analisi propone di superare una lettura esclusivamente assistenziale dell’invecchiamento demografico. Le persone over 50 non rappresentano soltanto una fascia destinataria di pensioni e prestazioni sanitarie, ma costituiscono anche una componente rilevante dei consumi, del risparmio, degli investimenti e della domanda di innovazione. In Italia gli over 50 sono oltre 28 milioni, mentre le persone con almeno 65 anni rappresentano già circa un quarto della popolazione. Una quota destinata a crescere nei prossimi decenni e a modificare progressivamente la struttura della domanda, del mercato del lavoro e dei sistemi di welfare. La longevità può quindi diventare un fattore di sviluppo, ma solo attraverso politiche capaci di sostenere la salute lungo tutto il corso della vita, l’aggiornamento delle competenze, la permanenza attiva nel mercato del lavoro e la nascita di nuovi servizi. Progettare la longevità Il valore economico stimato non indica automaticamente che l’invecchiamento della popolazione produca crescita o benessere. Una parte delle attività considerate risponde infatti a bisogni assistenziali, sanitari e sociali che possono comportare costi significativi per le famiglie e per il settore pubblico. La sfida consiste quindi nel trasformare la maggiore durata della vita in anni vissuti in salute, autonomia e partecipazione, orientando investimenti pubblici e privati verso prevenzione, innovazione tecnologica, nuovi modelli abitativi, servizi territoriali e formazione continua. In questa prospettiva, la Longevity Economy non rappresenta soltanto un nuovo mercato, ma un ambito strategico nel quale integrare politiche sociali, sanitarie, produttive e occupazionali, accompagnando la trasformazione demografica del Paese. Leggi l’approfondimento completo sul sito di Itinerari Previdenziali.

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Aperte le candidature per il Dottorato in Life Course Research: 22 posizioni per il 42° ciclo

Sono aperte le candidature per il 42° ciclo del Dottorato in Life Course Research, relativo all’anno accademico 2026-2027. Il programma, coordinato dall’Università degli Studi di Firenze, mette a disposizione 22 posizioni, di cui 20 con borsa di studio e due senza borsa. La scadenza per presentare la domanda è fissata alle ore 12:00 del 6 agosto 2026. Il Dottorato propone un approccio interdisciplinare allo studio delle traiettorie individuali lungo il corso della vita, attraverso tre curricula: biomedico; psicologico; socio-demografico. Le attività coinvolgono, oltre all’Università di Firenze, numerosi atenei e istituzioni partner, tra cui la Scuola Normale Superiore, l’Università di Pisa, la Scuola Superiore Sant’Anna, le università di Bari, Torino, Trento, Milano-Bicocca e Napoli Federico II e l’Università Vita-Salute San Raffaele. Tra i temi di ricerca figurano l’invecchiamento, la fragilità, le malattie croniche, le disuguaglianze di salute, le traiettorie psicologiche e i processi di resilienza e vulnerabilità. Il curriculum psicologico comprende, in particolare, le aree dedicate alle traiettorie e transizioni nel ciclo di vita e ai processi di resilienza e vulnerabilità nelle traiettorie psicologiche. La selezione prevede la valutazione del curriculum, dei titoli e di un progetto di ricerca redatto in inglese, seguito da un colloquio da remoto. Il progetto non dovrà superare i 10.000 caratteri, inclusi spazi, abstract, riferimenti e note. Per l’ammissione è inoltre richiesta una conoscenza della lingua inglese almeno di livello B2. I percorsi prevedono periodi obbligatori di studio o ricerca all’estero: almeno sei mesi per le borse Pegaso della Regione Toscana e almeno tre mesi per le altre posizioni. I colloqui sono programmati per il 21 settembre 2026. Le candidature devono essere presentate attraverso la procedura online dell’Università degli Studi di Firenze entro il 6 agosto 2026 alle ore 12:00. Consulta il sito 

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Interventi multidominio per l’invecchiamento sano: una meta-analisi ne conferma i benefici sulla funzionalità fisica e sul benessere psicologico

Una nuova revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata su The Journal of Nutrition, Health and Aging, ha valutato l’efficacia degli interventi multidominio nel migliorare la salute delle persone anziane. I risultati indicano benefici soprattutto sulla funzionalità fisica, sulla fragilità e sul benessere psicologico, mentre gli effetti osservati sulle capacità cognitive risultano più circoscritti. Lo studio, intitolato Effects of multidomain interventions on health outcomes in older adults: A systematic review and meta-analysis, è firmato da Eleonora Pagan, Chukwuma Okoye, Luca Cuffaro e colleghi, con la supervisione scientifica di Carlo Ferrarese e Giuseppe Bellelli. Un approccio integrato alla salute della persona anziana Gli interventi multidominio combinano contemporaneamente attività rivolte ad almeno tre differenti dimensioni della salute. Possono comprendere, per esempio, esercizio fisico, stimolazione cognitiva, interventi nutrizionali, supporto psicologico, partecipazione sociale e gestione dei fattori di rischio. Questo approccio parte dal presupposto che l’invecchiamento non interessi singoli organi o funzioni in modo isolato. Fragilità, riduzione della mobilità, disturbi dell’umore e declino cognitivo possono infatti influenzarsi reciprocamente e richiedere strategie integrate, personalizzate e interdisciplinari. La ricerca ha preso in considerazione persone di almeno 60 anni, senza forme moderate o severe di demenza, confrontando gli interventi multidominio con le cure standard o con gruppi di controllo. La revisione è stata condotta secondo le linee guida PRISMA, attraverso una ricerca nelle banche dati PubMed ed Embase comprendente gli studi disponibili fino al 30 aprile 2024. Analizzati 38 studi e 57 confronti La meta-analisi ha incluso complessivamente 38 studi e 57 confronti. L’età mediana dei partecipanti era di circa 75 anni e oltre il 60% del campione era composto da donne. La durata degli interventi variava da due mesi a tre anni, con una durata mediana di sei mesi. Tutti i programmi analizzati comprendevano una componente di attività fisica; circa il 79% includeva attività cognitive e oltre l’81% prevedeva anche interventi nutrizionali. Nella maggior parte degli studi erano inoltre presenti ulteriori componenti, come il sostegno psicologico, la partecipazione sociale o il controllo dei fattori di rischio. Miglioramenti nella funzionalità fisica I risultati più solidi riguardano la dimensione motorio-funzionale. Gli interventi multidominio hanno prodotto miglioramenti significativi nelle prestazioni fisiche misurate attraverso la Short Physical Performance Battery, uno strumento utilizzato per valutare equilibrio, velocità del cammino e capacità di alzarsi da una sedia. Sono emersi anche effetti favorevoli sui criteri di fragilità e miglioramenti più contenuti in altri indicatori, come la forza della presa della mano. Lo studio segnala tuttavia che alcuni benefici tendono a ridursi con il prolungarsi del periodo di osservazione. Un dato che sottolinea l’importanza di sviluppare programmi capaci non soltanto di produrre risultati iniziali, ma anche di sostenere nel tempo la partecipazione, la continuità e l’aderenza delle persone coinvolte. Effetti positivi sui sintomi depressivi Sul piano psicologico, la meta-analisi ha rilevato una riduzione significativa dei sintomi depressivi, valutati attraverso la Geriatric Depression Scale. Il risultato conferma il valore di interventi che non si limitano alla dimensione fisica, ma considerano anche il benessere emotivo e relazionale della persona anziana. L’integrazione tra attività motoria, stimolazione cognitiva, alimentazione, partecipazione sociale e sostegno psicologico può quindi contribuire a costruire percorsi di prevenzione maggiormente aderenti alla complessità dell’invecchiamento. Più circoscritti i risultati sulla cognizione Più moderati risultano invece gli effetti relativi alle capacità cognitive. Un miglioramento significativo è stato osservato soprattutto attraverso il Montreal Cognitive Assessment, test utilizzato per individuare precocemente eventuali difficoltà cognitive. I benefici non sono risultati altrettanto consistenti per tutti gli altri strumenti di valutazione considerati. Questo elemento suggerisce la necessità di approfondire quali combinazioni di interventi, con quale intensità e per quali gruppi di persone possano produrre risultati cognitivi più stabili. Dalle evidenze alla pratica geriatrica Secondo gli autori, i risultati sostengono una più ampia introduzione degli interventi multidominio nei servizi geriatrici e nei programmi di prevenzione rivolti alla popolazione anziana. Le conclusioni devono tuttavia essere interpretate con cautela. Gli studi analizzati presentano infatti una notevole eterogeneità nella composizione, nell’intensità e nella durata degli interventi. Alcune stime relative agli esiti cognitivi e funzionali si sono inoltre ridimensionate escludendo gli studi caratterizzati da un rischio più elevato di distorsione metodologica. La meta-analisi indica dunque una direzione precisa, senza suggerire l’esistenza di un’unica soluzione valida per tutti. Combinare attività fisica, nutrizione, stimolazione cognitiva e sostegno psicologico può contribuire a preservare l’autonomia e il benessere, ma resta necessario individuare le combinazioni più efficaci per le diverse persone e comprendere come mantenerne i benefici nel lungo periodo. La ricerca conferma così la necessità di superare gli interventi frammentati e di adottare una visione integrata dell’invecchiamento, capace di mettere in relazione salute fisica, cognitiva, psicologica e sociale. Consulta la pubblicazione

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Dottorato in Scienze Biomolecolari: aperta una posizione di ricerca sul ruolo del complesso di Golgi nello sviluppo dei tumori

È aperta una posizione di dottorato in Scienze Biomolecolari (42° ciclo) presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, dedicata allo studio delle alterazioni strutturali del complesso di Golgi durante la mitosi e il loro ruolo nello sviluppo tumorale. Il progetto sarà sviluppato all’interno del laboratorio Golgi Mitotic Checkpoint del CNR-IEOMI di Napoli, coordinato dal ricercatore Antonino Colanzi. La ricerca si concentrerà su uno degli organelli fondamentali della cellula: il complesso di Golgi, struttura coinvolta nella modifica, nello smistamento e nel trasporto delle proteine. Negli ultimi anni è emerso come il Golgi non rappresenti soltanto un elemento strutturale della cellula, ma anche una vera e propria piattaforma di segnalazione capace di integrare informazioni provenienti dal ciclo cellulare, dal microambiente tumorale e da diversi segnali di stress. Durante la divisione cellulare, il cosiddetto Golgi ribbon va incontro a una fisiologica frammentazione che consente alla cellula di entrare in mitosi. Secondo le ipotesi alla base del progetto, questo stesso meccanismo potrebbe essere riattivato in modo anomalo nelle cellule tumorali, contribuendo a favorire processi associati alla progressione della malattia, tra cui la resistenza ai trattamenti chemioterapici, la capacità invasiva e l’alterazione dei meccanismi di immunosorveglianza. L’obiettivo del dottorato sarà approfondire questi processi attraverso un approccio che integra biologia cellulare di base e oncologia traslazionale, con l’intento di comprendere meglio i meccanismi molecolari che regolano la proliferazione delle cellule tumorali e di individuare potenziali bersagli per future strategie terapeutiche. Il progetto offrirà ai dottorandi l’opportunità di lavorare con metodologie avanzate già consolidate nel laboratorio, tra cui imaging quantitativo, biologia molecolare, proteomica e analisi funzionali delle cellule tumorali, in un contesto di ricerca multidisciplinare e internazionale. Il corso di dottorato mette a disposizione 23 posti, di cui 18 finanziati con borsa di studio. Le candidature potranno essere presentate fino alle ore 14:00 del 17 luglio 2026. PRESENTA DOMANDA BANDO COMPLETO  

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Innovazione e finanziamenti 2026: due webinar dell’Università di Firenze per le imprese

L’Università di Firenze promuove “Innovazione e finanziamenti 2026: come collaborare con l’Università di Firenze”, un webinar rivolto alle piccole e medie imprese interessate a sviluppare progetti di innovazione insieme all’Ateneo. L’iniziativa illustrerà le opportunità di collaborazione con l’Università, mostrando come accedere a competenze specialistiche, laboratori e ricerca applicata per trasformare idee innovative in progetti concreti. Durante l’incontro saranno inoltre presentati esempi di collaborazione e casi di successo realizzati con imprese del territorio. La partecipazione è gratuita e il webinar sarà proposto in due appuntamenti: 9 luglio 2026 (13:30-15:00) e 21 luglio 2026 (16:00-17:30). L’iscrizione è aperta tramite modulo online. Per ulteriori informazioni è possibile scrivere a brevetti@unifi.it oppure iuf@csavri.unifi.it.

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Meet in Italy for Life Sciences 2026: a Roma il principale appuntamento nazionale dedicato alle Scienze della Vita

Il 13 e 14 ottobre 2026 Roma ospiterà una nuova edizione di Meet in Italy for Life Sciences (MIT4LS), il principale evento nazionale di networking dedicato al settore delle Scienze della Vita. Promossa dal Cluster Tecnologico Nazionale ALISEI, la manifestazione rappresenta uno dei principali punti di incontro tra ricerca, imprese, istituzioni, investitori e professionisti del comparto biomedicale e sanitario, con l’obiettivo di favorire la nascita di nuove collaborazioni scientifiche, industriali e tecnologiche. L’iniziativa si rivolge a ricercatori, università, centri di ricerca, startup, PMI innovative, grandi imprese, enti pubblici e investitori interessati a sviluppare progetti congiunti e a valorizzare i risultati della ricerca attraverso il trasferimento tecnologico e l’innovazione. Anche quest’anno il programma prevede un ricco calendario di conferenze, workshop tematici, incontri di matchmaking tra imprese e ricercatori, un’ampia Area Expo dedicata alle organizzazioni del settore e numerose occasioni di networking. Tra i temi al centro dell’edizione 2026 figurano l’innovazione nelle life sciences, la competitività della ricerca, la sostenibilità dei sistemi sanitari, la medicina del futuro e il rafforzamento della collaborazione tra mondo accademico, industria e istituzioni. MIT4LS rappresenta inoltre un’importante opportunità per startup e gruppi di ricerca interessati a presentare le proprie tecnologie, individuare nuovi partner progettuali e accedere a opportunità di finanziamento nazionali ed europee. La partecipazione è gratuita, previa registrazione. È già possibile prenotare il proprio posto e consultare il programma in continuo aggiornamento sul sito ufficiale della manifestazione. Gli organizzatori segnalano inoltre che sono aperte le opportunità di sponsorship, gli spazi espositivi dell’Area Expo e la Call for Workshop. Per informazioni è possibile contattare la Segreteria Organizzativa all’indirizzo meet2026@mzevents.it. Iscriviti e Partecipa

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Lombardia, via libera al Geriatra di Comunità: un nuovo passo verso una sanità territoriale più vicina agli anziani fragili

Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato una risoluzione che introduce la figura del Geriatra di Comunità, individuandola come elemento strategico per rafforzare la sanità territoriale e migliorare la presa in carico delle persone anziane fragili. L’iniziativa rappresenta un importante riconoscimento del ruolo della geriatria nell’evoluzione del Servizio sanitario, in un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente diffusione delle condizioni di fragilità e multimorbilità. La risoluzione si inserisce nel percorso di riorganizzazione previsto dal DM 77, che punta a rafforzare l’assistenza di prossimità attraverso le Case della Comunità, l’integrazione tra servizi sanitari e sociosanitari e una maggiore continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Tra gli impegni indicati dal Consiglio Regionale figurano l’avvio di sperimentazioni organizzative del Geriatra di Comunità all’interno delle Case della Comunità e delle reti territoriali, la promozione dello screening della fragilità e della valutazione multidimensionale della persona anziana, il rafforzamento della presenza della geriatria negli ospedali per acuti e nei Pronto Soccorso, lo sviluppo e il collegamento in rete delle Frailty Unit, il sostegno alla formazione e al reclutamento di nuovi specialisti e l’istituzione di un Gruppo di Lavoro regionale con funzioni consultive in materia di geriatria. L’obiettivo è favorire un modello assistenziale capace di intercettare precocemente la fragilità, coordinare gli interventi dei diversi professionisti e accompagnare la persona anziana lungo tutto il percorso di cura, evitando la frammentazione dei servizi e riducendo il ricorso improprio all’ospedalizzazione. L’approvazione della risoluzione rappresenta un segnale significativo anche dal punto di vista culturale. Il documento riconosce infatti che la fragilità non può essere affrontata esclusivamente come una somma di patologie, ma richiede competenze specialistiche, valutazioni multidimensionali e un approccio integrato che coinvolga ospedali, medicina territoriale, servizi sociali e caregiver. La sfida, ora, sarà tradurre gli indirizzi della risoluzione in interventi concreti, sostenibili e misurabili, affinché la figura del Geriatra di Comunità possa contribuire a costruire un sistema di assistenza sempre più efficace nel rispondere ai bisogni di una popolazione che vive più a lungo e presenta esigenze assistenziali sempre più complesse.

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