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Salute, genere e invecchiamento: il 9 marzo il webinar europeo congiunto di RSCN e Community Age-IT

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, RSCN e la Community Age-IT promuovono il webinar europeo congiunto “Affrontare le disuguaglianze di salute legate a sesso e genere: spunti da esperienze e buone pratiche europee”, in programma lunedì 9 marzo 2026, dalle 14:00 alle 15:30 CET. L’iniziativa si propone di aprire uno spazio di confronto su un tema di crescente rilievo per la ricerca, le politiche pubbliche e l’organizzazione dei servizi: il rapporto tra sesso, genere, salute e invecchiamento. In tutta Europa, infatti, le donne vivono più a lungo degli uomini, ma spesso trascorrono più anni in condizioni di salute peggiori; allo stesso tempo, permangono ostacoli significativi nell’accesso alle cure e nella piena inclusione sanitaria per le comunità LGBTQIA+. Si tratta di disuguaglianze che non possono essere considerate inevitabili, ma che chiamano in causa il modo in cui i sistemi sanitari raccolgono dati, producono evidenze e traducono queste informazioni in pratiche, modelli organizzativi e decisioni pubbliche Il webinar offrirà una riflessione condivisa su alcune questioni centrali: perché sesso e genere contano nei percorsi di salute e di invecchiamento, quali sono oggi le principali lacune nei dati e nelle basi conoscitive disponibili, e quali sfide ciò comporti per la programmazione sanitaria e per l’elaborazione di politiche più eque. Accanto a questa analisi, saranno presentate anche esperienze e buone pratiche provenienti da diversi contesti europei, con l’obiettivo di valorizzare approcci replicabili e orientati all’inclusione. L’appuntamento si rivolge a una platea ampia e interdisciplinare, composta da ricercatori, decisori politici, professionisti, operatori e studenti, interessati a costruire sistemi sanitari più attenti alle differenze, più inclusivi e capaci di affrontare le disuguaglianze lungo tutto il corso della vita. Con questa iniziativa, RSCN e la Community Age-IT intendono contribuire a una discussione europea sempre più necessaria: quella sulla qualità e sull’equità delle risposte sanitarie in società che invecchiano, dove le differenze di sesso e genere incidono non solo sugli esiti di salute, ma anche sulle opportunità concrete di accesso, prevenzione e cura. Data: 9 marzo 2026Orario: 14:00–15:30 CETModalità: onlineRegistrazione: tramite il link dedicato all’evento

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Fondazione DARE seleziona un Research Manager per il progetto “Digital Lifelong Prevention”

La Fondazione DARE ha pubblicato un avviso di selezione per il conferimento di un incarico di Research Manager, figura chiamata a rafforzare il presidio delle attività tecnico-scientifiche del progetto “DARE – Digital Lifelong Prevention”, iniziativa finanziata nell’ambito del PNC complementare al PNRR. La posizione prevede un contratto a tempo determinato di 12 mesi, rinnovabile, con sede di lavoro a Bologna e una RAL massima pari a 40.100 euro annui. Il profilo ricercato dovrà assicurare il monitoraggio dello stato di avanzamento delle attività di ricerca, coordinare i rapporti operativi con Spokes e soggetti affiliati, contribuire alla gestione dei rischi progettuali, verificare deliverable e report periodici e supportare, più in generale, l’allineamento tecnico-amministrativo dell’iniziativa. Tra i requisiti minimi figurano una laurea magistrale, almeno tre anni di esperienza in attività coerenti con il profilo e un’ottima conoscenza della lingua inglese, scritta e parlata. Costituiscono inoltre elementi rilevanti la conoscenza del settore sanitario italiano e delle tecnologie digitali applicate alla salute, insieme a capacità organizzative, problem solving e orientamento agli obiettivi. Le candidature devono essere inviate via email a info@fondazionedare.it entro le 23:59 del 20 marzo 2026, allegando curriculum in formato europeo, documento di identità e ogni eventuale documentazione utile alla valutazione. La procedura di selezione si articolerà in due fasi: una prima valutazione di titoli ed esperienze, fino a un massimo di 40 punti, e un successivo colloquio tecnico-attitudinale, fino a 60 punti. Saranno ammessi al colloquio i candidati con almeno 30 punti nella prima fase; l’idoneità finale sarà raggiunta con un punteggio minimo di 70/100 Approfondisci sul sito di Fondazione DARE 

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“I bonus non bastano”, un’analisi della Denatalità – L’articolo di Daniele Vignoli su “Panorama della sanità”

L’articolo di Daniele Vignoli “I bonus non bastano” ,pubblicato su “Panorama della sanità” di Febbraio, analizza la denatalità come esito di condizioni strutturali – precarietà lavorativa, insicurezza abitativa e limiti delle politiche familiari frammentarie – sostenendo che gli incentivi una tantum producono effetti contenuti, mentre servono politiche integrate su lavoro, welfare, servizi per l’infanzia, parità di genere e salute riproduttiva.  L’autore critica le letture semplificanti che riducono il calo delle nascite a una “crisi dei valori familiari” o alla mancanza di incentivi economici immediati. La tesi centrale è che il desiderio di figli in Italia resta relativamente alto (molti giovani immaginano ancora due figli), ma fatica a tradursi in scelte reali: lo dimostra il forte divario tra fecondità desiderata e fecondità realizzata, tra i più ampi in Europa.  Il nodo è quindi strutturale. L’incertezza lavorativa e carriere instabili rendono rischioso pianificare la genitorialità e incidono non solo sul “quando”, ma anche sul “se” e sul “quanti”, soprattutto rispetto al secondo figlio. A ciò si aggiungono difficoltà di accesso alla casa e autonomia abitativa tardiva, che rinviano o indeboliscono i progetti familiari. In questo quadro, i bonus una tantum hanno un impatto limitato e spesso temporaneo: non cambiano le condizioni che determinano la fattibilità della scelta.  Vignoli sostiene che servono politiche integrate e di lungo periodo: servizi per l’infanzia accessibili e diffusi, congedi più equi tra madri e padri, misure che riducano penalità e asimmetrie di genere e sostengano l’occupazione femminile come “condizione abilitante” della natalità. L’articolo richiama anche la dimensione sanitaria: il rinvio della genitorialità aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita e richiede un approccio di salute riproduttiva lungo tutto il corso di vita, evitando l’illusione che la tecnologia possa compensare sempre il rinvio. La conclusione è netta: non “spingere”e nascite, ma creare contesti in cui avere figli sia una scelta sostenibile.  Leggi l’articolo integrale qui

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Online in open access il volume: “Quale inclusione per i migranti? Prospettive giuridiche multilivello”

È disponibile in open access il volume “Quale inclusione per i migranti? Prospettive giuridiche multilivello” (a cura di Valeria Di Comite e Ivan Ingravallo, Cacucci Editore, ed. 2025, 438 pp.), realizzato all’interno del Programma Age-It. L’integrazione dei migranti ha importanti implicazioni politiche e giuridiche sull’intero ciclo migratorio e sulla percezione della questione migratoria da parte dell’opinione pubblica. I destinatari delle politiche di integrazione dell’UE sono i cittadini di Paesi terzi legalmente residenti e i cittadini naturalizzati di origine migrante. I modelli sociologici inquadrano il fenomeno tra integrazione, assimilazione e diritti della maggioranza. Il contributo esamina le competenze degli Stati membri e dell’UE, i principi di soft law, il Piano d’azione 2020-2027 e i Fondi a supporto delle politiche per l’integrazione dei migranti. Quest’ultima si realizza attraverso i diritti fondamentali e il principio di uguaglianza davanti alla legge. Nel presente capitolo vengono illustrati gli strumenti più importanti del diritto derivato: la direttiva sui soggiornanti di lungo periodo, quella sul ricongiungimento familiare, il regolamento sul permesso unico, la normativa sulla protezione internazionale. Si affronta anche il principio di non discriminazione che è applicabile ai migranti o ai cittadini naturalizzati di origine migrante. Infine, si evidenzia come la cittadinanza tramite naturalizzazione rappresenti il completamento del processo di “piena integrazione”, mentre appare giuridicamente discutibile la possibilità di revoca se crea una “cittadinanza stratificata” differenziando lo status di chi la possiede dalla nascita e chi la ottiene per naturalizzazione.  La pubblicazione include anche la versione estesa dei policy brief elaborati dal gruppo di lavoro.  Scarica qui il volume in PDF

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Presentazione del Libro “Un Paese Che Invecchia”, 6 marzo 2026

Il prossimo 6 marzo alle 16:00, Stroncature ospiterà la presentazione del libro “Un paese che invecchia” a cura di Enrico Biale, Carlo Burelli, Anna Elisabetta Galeotti (Carocci, 2026). In Italia l’invecchiamento non è una prospettiva lontana, ma un dato già pienamente operativo. La combinazione tra natalità cronicamente bassa e longevità crescente sta producendo una società in cui, entro il 2040, metà dei cittadini avrà più di cinquant’anni, mentre la quota di popolazione attiva tenderà a ridursi, con conseguenze dirette su welfare, mercato del lavoro e tenuta del patto intergenerazionale. Il volume assume questa trasformazione come punto di partenza e sposta lo sguardo dalle generazioni “future” a quelle che oggi convivono, spesso in condizioni di asimmetria: giovani e anziani, lavoratori e pensionati, gruppi politicamente centrali e soggetti sistematicamente marginalizzati. Filosofia politica, economia, demografia, sociologia e scienza politica confluiscono in una cornice comune per analizzare tre dimensioni intrecciate della giustizia intergenerazionale: equità distributiva, eguaglianza relazionale e uguaglianza politica. Dai tentativi di costruire indicatori misurabili di giustizia intergenerazionale all’indagine sull’ageismo, dalla discussione realista delle politiche nataliste alla messa a fuoco degli ostacoli amministrativi e simbolici che limitano la partecipazione dei giovani, i saggi raccolti offrono strumenti concettuali e dati per interrogare una domanda decisiva: chi paga e chi beneficia in una società che invecchia? Più che aggiungere un tassello alla letteratura sul tema, il libro propone un cambio di prospettiva: considerare l’invecchiamento non come una fatalità da subire, ma come un terreno di scelte politiche, in cui è ancora possibile ridistribuire risorse, voce e riconoscimento tra le età. Con gli autori dialogherà il Prof. Marco albertini, Università di Bologna. Modera l’incontro Riccardo Pennisi. Per partecipare è necessario registrarsi QUI

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Online la Special Issue Open Access di “Salute e Società” (Franco Angeli): contributi Age-It su invecchiamento, ageismo e cura

È disponibile online, in Open Access, la Special Issue (suppl. n. 3/2025) della rivista Salute e Società, pubblicata da FrancoAngeli e riconosciuta in fascia A ANVUR per diversi settori dell’area sociologica. Il fascicolo rappresenta un contributo rilevante al dibattito scientifico e pubblico sulle trasformazioni che attraversano i sistemi di salute e welfare in una società che invecchia, offrendo analisi e prospettive utili a leggere i cambiamenti in corso con strumenti rigorosi e aggiornati. La Special Issue si colloca nell’ambito del progetto Age-It e valorizza risultati di ricerca che guardano all’invecchiamento non come tema “settoriale”, ma come fattore che incide su organizzazione dei servizi, relazioni professionali e qualità dell’assistenza. In questo quadro, i primi tre contributi del fascicolo sono riconducibili alle attività di ricerca dello Spoke 7 (Task 1.4) e sono firmati dal gruppo composto da Elena Allegri, Cristina Calvi, Eugenia Mercuri e Francesca Zaltron. Il focus scelto è particolarmente concreto: i lavori approfondiscono, nei contesti ospedalieri, i nessi tra processi di invecchiamento, ageismo e pratiche di cura. L’ospedale diventa così un osservatorio privilegiato per comprendere come stereotipi legati all’età possano influenzare decisioni, comunicazione e interazioni, con effetti potenziali sui percorsi assistenziali e sull’esperienza di pazienti e famiglie. In questa prospettiva, il tema dell’ageismo non viene trattato come semplice “atteggiamento individuale”, ma come fenomeno che può intrecciarsi con assetti organizzativi, routine professionali e gerarchie tra ruoli. Un ulteriore elemento di interesse è l’attenzione alle dinamiche relazionali che attraversano la cura: l’incontro tra pazienti anziani, caregiver e professionisti sanitari, le negoziazioni implicite ed esplicite che accompagnano diagnosi e trattamento, e i possibili rischi di discriminazione, anche non intenzionale, che possono emergere nella pratica quotidiana. In altre parole, la Special Issue porta al centro una domanda essenziale per la sanità e l’assistenza: come garantire percorsi clinici e relazioni di cura realmente equi e rispettosi in una fase storica in cui la popolazione anziana cresce e i bisogni diventano più complessi Scarica e leggi l’articolo completo

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Recensione Su Il Sole 24 Ore del volume “Un Paese Che Invecchia”, Carocci Editore, Spoke 7

Nell’articolo “L’inverno demografico e la questione del lascito tra generazioni”, pubblicato su Il Sole 24 Ore il 17 febbraio 2026 e firmato da Sebastiano Maffettone, il tema dell’invecchiamento demografico viene affrontato come una questione che va oltre i numeri. Il punto di partenza è infatti l’idea di “lascito” tra generazioni: ciò che una società consegna a chi verrà dopo non è soltanto un patrimonio economico, ma anche un insieme di scelte, regole e servizi che determinano opportunità, protezioni e qualità della vita lungo tutto l’arco dell’esistenza.  All’interno di questa cornice, Maffettone richiama il volume “Un Paese che invecchia” (editore Carocci), a cura di Enrico Biale, Carlo Burcilli e Anna Elisabetta Galeotti. Il libro raccoglie contributi interdisciplinari che osservano l’impatto congiunto di due tendenze ormai strutturali: da un lato l’aumento della longevità, dall’altro il calo della natalità. È un doppio movimento che cambia la composizione della popolazione e, con essa, modifica i bisogni sociali e sanitari, i rapporti tra generazioni e la sostenibilità delle politiche pubbliche.  Il valore del volume, così come emerge dall’articolo, sta nel proporre un approccio che non riduce l’invecchiamento a emergenza o a problema “di categoria”, ma lo legge come trasformazione che attraversa società, economia e welfare. In questo senso, parlare di longevità significa parlare anche di lavoro e redditi, di protezione sociale, di servizi territoriali, di equità nell’accesso alle cure e di capacità delle istituzioni di governare cambiamenti profondi senza produrre nuove fratture. È proprio qui che il collegamento con Age-It diventa particolarmente rilevante. Il volume, infatti, si inserisce nel patrimonio di riflessioni e di evidenze che alimentano le attività dello Spoke 7, con un’attenzione specifica alle sfide socio-sanitarie dell’invecchiamento: la spesa sanitaria e la sua sostenibilità nel medio-lungo periodo; il lavoro di cura, sia familiare sia professionale, e il suo impatto su persone, reti di supporto e servizi; le disuguaglianze, che tendono a sommarsi e a pesare di più con l’avanzare dell’età; e, infine, l’evoluzione dei servizi di assistenza, chiamati a rispondere a bisogni più complessi e a traiettorie di vita sempre più eterogenee.  Letto in questa prospettiva, il “lascito tra generazioni” diventa una domanda molto concreta: quanto un sistema di welfare è in grado di accompagnare una popolazione più longeva senza scaricare costi e fragilità sulle famiglie? Come si distribuiscono responsabilità e risorse tra pubblico, privato e reti informali? Quali scelte riducono le disuguaglianze anziché amplificarle? E quali investimenti – in prevenzione, servizi territoriali, supporto alla non autosufficienza – costruiscono davvero una società più equa per tutte le età? Leggi la Recensione de Il 24 ore

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Prescrizione sociale: arte e cultura entrano tra gli strumenti di benessere e prevenzione, L’articolo su “Vita”

La prescrizione sociale – e, in particolare, la “ricetta” di arte e cultura come risorsa di benessere – entra in una fase nuova. Secondo quanto riportato da Vita, l’Italia si prepara a riconoscere in modo più strutturato il valore della fruizione culturale come supporto alle cure mediche, grazie al protocollo d’intesa approvato in Conferenza Stato-Regioni tra Ministero della Cultura e Ministero della Salute. Perché si parla di “svolta” Finora il welfare culturale in Italia è cresciuto soprattutto attraverso iniziative territoriali, spesso efficaci ma disomogenee: una presenza forte in alcune aree e quasi assente in altre. L’articolo ricostruisce questa “mappa a macchia di leopardo” e la attribuisce anche al fatto che cultura e salute, nel nostro Paese, si intrecciano con assetti regionali differenti e con un evidente gradiente territoriale. Il protocollo punta invece a creare una cornice comune: non per sostituire le terapie, ma per affiancarle con interventi che agiscono su determinanti rilevanti per salute e qualità della vita (isolamento, sedentarietà, benessere psicologico, partecipazione sociale). Dal censimento alla replicabilità: il ruolo del tavolo tecnico Un elemento operativo centrale è l’istituzione di un tavolo tecnico incaricato di: mappare le esperienze già attive, definire criteri e modalità utili a renderle replicabili su scala nazionale, promuovere la raccolta di dati più omogenei sull’efficacia della prescrizione sociale/culturale. Questo passaggio è particolarmente rilevante per gli ambiti legati all’invecchiamento: l’articolo cita esplicitamente l’attenzione verso persone con patologie neurodegenerative (ad esempio demenze e Parkinson) e verso chi soffre di disturbi depressivi, contesti in cui la dimensione relazionale e di partecipazione può diventare parte della risposta integrata. Esperienze già in campo: dal teatro ai musei Vita richiama alcune pratiche consolidate o in espansione: Sciroppo di teatro (Emilia-Romagna), modello di rete tra operatori culturali, istituzioni e professionisti sanitari; Musei Toscani per l’Alzheimer, rete che lavora su inclusione culturale e partecipazione; progetti locali e nazionali come Dance Well, iniziative in contesti dedicati alla demenza (es. villaggi o comunità) e pratiche di circo sociale. Il punto non è “curarsi al museo”, ma rendere normale – come avviene per sport e alimentazione – l’indicazione verso attività culturali mirate, accessibili e di qualità, dentro un’offerta strutturata. Leggi l’articolo integrale qui

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Il Sole24Ore: Invecchiamento, pronto il piano sul cohousing fra generazioni diverse

In Italia l’invecchiamento demografico si intreccia con una fragilità crescente: 5,8 milioni di anziani vivono soli e soltanto l’8,5% può contare sul sostegno di una badante. Ne deriva che la quota di over 70 che vive da sola è tra le più alte in Europa e riguarda soprattutto le donne, con una tendenza destinata a peggiorare. È in questo scenario – racconta Il Sole 24 Ore (11 febbraio 2026) – che prende forma il piano sul cohousing fra generazioni diverse, pensato per mettere in relazione bisogni complementari e offrire risposte abitative più sostenibili. Perché il cohousing intergenerazionale L’idea è semplice nella sua logica e complessa nella sua realizzazione: anziani che spesso necessitano di un contesto abitativo più protetto, “accudito” e assistito; giovani che faticano ad accedere a un alloggio economicamente sostenibile. Il cohousing intergenerazionale punta a trasformare questa doppia difficoltà in un’alleanza: una comunità che riduce isolamento e insicurezza nella terza età e, allo stesso tempo, attenua vincoli abitativi per chi è in una fase di vita segnata da precarietà o mobilità. Proprio per questa capacità di “tenere insieme” politiche sociali e abitative, il cohousing intergenerazionale è diventato – insieme al senior cohousing – uno dei pilastri della Riforma Anziani (legge 33/2023). Le Linee guida: quadro normativo e tempi La realizzazione dei due modelli è stata affidata alle Linee guida previste dall’art. 15 del Dlgs 29/2024. Un percorso articolato che, secondo quanto riportato nell’articolo, arriva ora a un passaggio decisivo. «Le Linee guida che stiamo elaborando e che presenteremo entro giugno 2026 – spiega la vice ministra al Lavoro e alle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci – valorizzano le buone pratiche esistenti e definiscono un chiaro quadro di governance, territoriale e progettuale, cui attenersi per favorirne la diffusione su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle specificità locali». Il punto chiave, qui, non è solo “fare cohousing”, ma renderlo replicabile, evitando che resti una somma di esperienze locali non confrontabili o non scalabili. Leggi l’articolo integrale qui

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“European Networks in Action – Empowering Care, Enriching Lives”  – Valencia, 19 febbraio 2026

Si terrà a Valencia, giovedì 19 febbraio 2026 (ore 9.30–17.30 CET) l’incontro internazionale “European Networks in Action – Empowering Care, Enriching Lives”, nell’ambito delle European Roundtables dedicate ai progetti europei SACRED e SMARTOUR e alle reti impegnate su cura, inclusione, ambiente e salute. L’evento è previsto in modalità ibrida, con sede presso il Centro del Carmen de Cultura Contemporánea (Sala Refectorio, Calle del Museu 2, Valencia).  Il programma prevede quattro tavole rotonde che affronteranno, da prospettive complementari, alcune tra le principali sfide dell’invecchiamento: dalla presa in carico di persone con demenza e multimorbilità, alla accessibilità cognitiva in esperienze turistiche digitali e fisiche, fino a temi di active ageing, benessere e formazione dei professionisti della cura.  Age-It parteciperà con l’intervento del Programme Manager Carlos Chiatti (online) all’interno della Round Table dedicata al progetto SACRED. Saluti istituzionali e avvio dei lavori Dopo la registrazione (ore 9.00), la sessione di apertura (ore 9.30) include i saluti istituzionali e un keynote con la partecipazione di rappresentanti del network e delle istituzioni locali della Comunità Valenciana.  Round Table 1 – Progetto SACRED: demenza, multimorbilità e preparazione della forza lavoro La mattina si apre con la Round Table 1 (10.00–11.45) dedicata al progetto SACRED, focalizzata su come migliorare il supporto agli anziani che vivono con demenza e multimorbilità e su come preparare studenti e professionisti alle complessità della cura quotidiana.  In questo quadro, Age-It parteciperà con l’intervento del Programme Manager Carlos Chiatti (online), contribuendo al confronto sulle soluzioni e sui modelli organizzativi utili a rafforzare qualità della vita, continuità assistenziale e competenze dei caregiver e degli operatori.  Round Table 2 – Progetto SMARTOUR: accessibilità cognitiva e partecipazione La Round Table 2 (12.00–13.30) è dedicata a SMARTOUR e al tema della accessibilità cognitiva nelle esperienze turistiche: come i servizi (digitali e fisici) possono abilitare autonomia, partecipazione e qualità della vita delle persone anziane, con attenzione particolare a chi vive con demenza e condizioni multiple.  Pomeriggio: active ageing e pratiche territoriali di supporto Nel pomeriggio sono previste due ulteriori sessioni: una tavola rotonda su Active Aging and Well-Being (14.40–16.00), guidata dal network ENSEL, dedicata al ruolo delle competenze socio-emotive e dei contesti inclusivi nel favorire resilienza e benessere lungo il corso di vita, e una sessione finale (16.00–17.30) con organizzazioni della Comunità Valenciana che presenteranno esperienze e raccomandazioni su supporto, cura, disabilità e formazione professionale.  Scopri il Programma qui  

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