notizie

Scoperto un nuovo meccanismo all’origine della cachessia tumorale – pubblicato articolo su “Nature Metabolism”

È firmato da Elia Angelino, Lorenza Bodo, Riccardo Sartori e da un ampio gruppo di ricercatrici e ricercatori coordinati da Andrea Graziani lo studio pubblicato su Nature Metabolism che identifica un nuovo meccanismo molecolare responsabile della cachessia tumorale. La ricerca, condotta dall’Università di Torino e dall’Università del Piemonte Orientale con collaborazioni nazionali e internazionali, offre una lettura più chiara delle alterazioni fisiologiche che colpiscono in modo severo i pazienti oncologici. La cachessia è una sindrome metabolica grave, caratterizzata da perdita di peso, riduzione della massa muscolare, debolezza e minore tolleranza ai trattamenti. Colpisce fino all’80% dei pazienti con tumori avanzati ed è considerata responsabile del 20–30% dei decessi correlati al cancro. Nonostante l’impatto significativo – nel 2023 si stima abbia interessato circa un milione di pazienti europei – i meccanismi biologici alla base della sua comparsa sono rimasti a lungo difficili da delineare, limitando lo sviluppo di terapie efficaci. Lo studio coordinato da Graziani e condotto da Angelino, Bodo, Sartori e colleghe/i dimostra che una parte rilevante della disfunzione muscolare è dovuta all’inibizione della via di segnalazione intracellulare cAMP–PKA–CREB1, essenziale per mantenere numero e funzionalità dei mitocondri nel muscolo scheletrico. La compromissione di questo sistema riduce la capacità delle fibre muscolari di produrre energia, contribuendo alla debolezza e alla progressiva perdita di forza osservata nei pazienti. La ricerca, realizzata presso il Molecular Biotechnology Center (MBC) e il Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Salute dell’Università di Torino, insieme al Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale, combina modelli animali, approcci genetici, interventi farmacologici e analisi su cellule muscolari umane. I risultati mostrano che riattivare la segnalazione mediata dal cAMP può ripristinare, almeno parzialmente, la funzionalità mitocondriale e migliorare la forza muscolare. La validazione realizzata in collaborazione con l’Università di Padova su cellule in coltura e campioni di muscolo di pazienti affetti da carcinoma pancreatico conferma la rilevanza clinica della scoperta. Gli autori interpretano la cachessia come un fenomeno di “competizione energetica”: il tumore, attraverso fattori rilasciati nel circolo sanguigno, interferisce con i mitocondri delle cellule muscolari, riducendone la capacità di generare energia. Questo processo compromette non solo la forza degli arti, ma anche funzioni vitali come la respirazione, sostenuta dal muscolo diaframmatico. Secondo il gruppo di ricerca, la novità dello studio risiede nell’aver identificato un meccanismo comune di interpretazione del segnale tumorale da parte delle fibre muscolari. Pur esistendo molti messaggeri rilasciati dai tumori – variabili per tipo e per paziente – la risposta muscolare sembra convergere sull’inibizione della stessa via di segnalazione. Questo apre la strada allo sviluppo di strategie terapeutiche mirate a ripristinare la funzione del cAMP–PKA–CREB1 e a contrastare la perdita muscolare. Il lavoro, sostenuto dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e dal programma PNRR – Age-It “Ageing Well in an Ageing Society”, suggerisce ricadute potenzialmente ampie: i processi identificati potrebbero essere rilevanti non solo nei pazienti oncologici, ma anche in altre condizioni caratterizzate da perdita muscolare, come insufficienza cardiaca, BPCO, patologie renali croniche, infezioni virali persistenti e nei processi di sarcopenia legati all’invecchiamento. La ricerca rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione inter-istituzionale e il sostegno alle attività di base possano generare conoscenze con valori applicativi significativi. Gli autori sottolineano come anni di lavoro, spesso segnati da ipotesi da riformulare e sperimentazioni complesse, abbiano portato a risultati in grado di contribuire alla comprensione di una condizione clinica ad oggi ancora priva di trattamenti risolutivi. Leggi l’articolo integrale qui 

Scoperto un nuovo meccanismo all’origine della cachessia tumorale – pubblicato articolo su “Nature Metabolism” Read More »

Esoscheletri tra riabilitazione e lavoro: le nuove frontiere della robotica indossabile

Lunedì 24 novembre 2025, dalle 14:30 alle 16:30, si terrà un nuovo appuntamento del ciclo di webinar THE TALK, dedicato a “Applicazioni di esoscheletri occupazionali e per riabilitazione”, organizzato nell’ambito del progetto Tuscany Health Ecosystem (THE). L’incontro, aperto a ricercatori, professionisti e operatori del settore, offrirà un quadro aggiornato sulle più recenti innovazioni nel campo della robotica indossabile, con particolare attenzione agli esoscheletri per la riabilitazione e per l’ambito lavorativo. L’iniziativa si aprirà con l’introduzione di D. Chiaradia (Scuola Superiore Sant’Anna), seguita da interventi che presenteranno sviluppi tecnologici e applicazioni concrete: dagli esoscheletri soft per la riabilitazione funzionale dell’arto superiore, al sistema ALEX, esoscheletro bimanuale progettato per favorire il recupero motorio, fino al dispositivo DANTE, esoscheletro di mano sviluppato dall’Università di Firenze per l’assistenza. Ampio spazio sarà dedicato anche alle esperienze di validazione e uso in contesti produttivi, con i contributi di S. Crea (SSSA) e I. Pacifico (IUVO). Gli esoscheletri rappresentano oggi una delle tecnologie più promettenti nel panorama della robotica applicata alla salute e al lavoro. In ambito sanitario, le soluzioni riabilitative permettono un’integrazione sempre più stretta tra tecnologia e terapia, rendendo i percorsi di recupero più personalizzati e naturali. Nei contesti occupazionali, invece, i dispositivi indossabili mirano a ridurre i rischi ergonomici e migliorare la sostenibilità delle attività lavorative, sostenendo l’operatore senza sostituirlo. Il webinar offrirà una panoramica tecnica e applicativa sulle principali innovazioni in corso, evidenziando le sinergie tra ricerca accademica e sviluppo industriale. L’iniziativa rientra nel programma di THE TALK, la serie di incontri tematici del progetto Tuscany Health Ecosystem – THE (PNRR, Missione 4, Componente 2 – Investimento 1.5, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU), dedicati a tecnologie e approcci innovativi nei campi della salute e della riabilitazione. Per registrarsi: link all’eventoPer informazioni: f.mazzini@scienzedellavita.it

Esoscheletri tra riabilitazione e lavoro: le nuove frontiere della robotica indossabile Read More »

Bridging Health, Care, and Tech Innovation in Europe’s Longevity Transition – Policy Briefing by Age-It scholars Marco Albertini, Filippo Cavallo and Antonio Cherubini

L’Europa non si trova più di fronte a un futuro in cui l’invecchiamento della popolazione è solo una previsione: è una realtà strutturale. Come osservano gli autori dello studio di Population Europe, «l’invecchiamento sta diventando non più un forecast ma una caratteristica definitoria delle nostre società». Questo mutamento demografico impone di ripensare non solo i modelli di cura, ma l’intero ecosistema che connette salute, assistenza sociale e tecnologie. Lo studio mette in luce tre grandi “contraddizioni” che frenano la realizzazione del potenziale delle “società della longevità”: a) la separazione tra salute e assistenza sociale; b) il divario tra prevenzione e trattamento; c) la disconnessione tra promesse dell’innovazione tecnologica e l’effettiva accessibilità.  Il quadro attuale: trasformazione demografica e sistemi fragili Variabili demografiche mostrano che in molti paesi europei aumentano i nuclei familiari unipersonali, le coppie senza figli, e la mobilità geografica delle persone. Questi cambiamenti incidono profondamente su chi eroga e su chi riceve assistenza. La conseguenza è che, anche ipotizzando risorse finanziarie maggiori, non ci saranno abbastanza persone disponibili a fornire assistenza se tutto rimane com’è. Lo studio avverte che i sistemi attuali — fortemente frammentati tra livelli istituzionali e logiche di policy diverse — già lasciano ampie “zone grigie” dove gli anziani finiscono per cadere. In sintesi: gli strumenti esistenti sono sempre meno adatti per una società che invecchia, e la sostenibilità del sistema dipenderà non solo da incrementi di bilancio ma da cambiamenti strutturali. La promessa e il paradosso dell’integrazione tra sanità e assistenza sociale Uno dei capisaldi della proposta è l’integrazione tra servizi sanitari e sociali: un obiettivo che tiene spazio nell’agenda politica europea. Tuttavia, lo studio sottolinea che l’integrazione non è una panacea e quando progettata male può peggiorare la situazione. Ad esempio, viene richiamato il caso del sistema finlandese: dopo l’integrazione di sanità e assistenza domiciliare, ciò che è emerso è stato principalmente “home nursing” (assistenza infermieristica) mentre l’assistenza sociale vera e propria è stata assorbita in compiti medici, con il rischio di trascurare le dimensioni sociali della cura. Un punto critico: l’integrazione rischia di ossificarsi in una logica medico-centrica, trascurando il “prendersi cura” nel senso ampio, che include il domicilio, la comunità, la socializzazione, i contesti di vita quotidiana. Il potenziale della tecnologia: opportunità e ostacoli Lo studio evidenzia la necessità di “rafforzare l’uso della tecnologia in modo inclusivo e responsabile”. La tecnologia può permettere: monitoraggio remoto, assistenza domiciliare, predictive analytics, soluzioni per l’invecchiamento attivo. Ma l’adozione su scala è fragilissima: altri studi lo confermano, segnalando che molti sistemi europei non sono costruiti per “assorbire” l’innovazione. MedTech Europe+1Tra i principali ostacoli: burocrazia, costi delle tecnologie, formazione del personale, mancanza di infrastrutture digitali mature. Deloitte United KingdomInoltre, la tecnologia rischia di ampliare le disuguaglianze se solo chi è “attrezzato” – digitalmente, socialmente, economicamente – vi accede. Lo studio lo sottolinea come paradosso: grande promessa, ma rischio di esclusione. Raccomandazioni principali dello studio Gli autori Marco Albertini, Filippo Cavallo e Antonio Cherubini, ricercatori Age-It, propongono una serie di interventi strutturali che vanno oltre la mera implementazione tecnologica o la modifica di singoli processi sanitari: Riprogettare i sistemi integrati, tenendo insieme sanità e assistenza sociale, e garantendo che il “sociale” non venga derubricato a mero compito medico. Favorire modelli centrati sulla persona, ed evitare che l’assistenza agli anziani diventi un insieme di tecnicalità sanitarie comportando la perdita delle componenti relazionali, comunitarie e quotidiane. Sostenere i caregiver, formali e informali, riconoscendo che il cambiamento demografico richiede non solo più risorse, ma organizzazione differente e supporti adeguati. Tecnologie inclusive, con politiche che garantiscano il diritto all’innovazione anche per persone “tradizionalmente escluse” dal digitale o dai sistemi di assistenza. Una visione preventiva e di lungo termine, non solo curativa e a breve orizzonte. Lo studio ribadisce che l’equilibrio tra prevenzione e trattamento è fondamentale. population-europe.eu Implicazioni per il progetto AGE-IT e la silver economy Per il progetto AGE-IT, che ha al centro i bisogni, i consumi e i servizi per over 65 in contesti territoriali italiani, lo studio offre spunti rilevanti: Serve orientarsi verso soluzioni che mettono al centro la persona e le sue relazioni — non solo l’anziano come “cliente di un servizio”. È cruciale considerare come la tecnologia possa attivare nuovi modelli di servizio (es. monitoraggio domiciliare, comunità digitali) ma al contempo come evitare che queste soluzioni restino appannaggio di pochi. Un approccio che abbracci prevenzione e promozione della salute, non solo cura delle patologie esistenti, è coerente con l’orizzonte “longevità” piuttosto che “anzianità”. Il tema dell’integrazione tra assistenza sanitaria e sociale è centrale anche per la silver economy: i servizi ai grandi anziani vanno progettati pensando alla complessità delle loro vite — isolamento, minor rete parentale, fragilità digitali, mobilità ridotta. Critiche e punti da affinare È opportuno evidenziare alcune limitazioni o punti che richiedono ulteriori approfondimenti: L’analisi resta a livello macro-europeo: le specificità nazionali (italiane, regionali, locali) possono divergere significativamente — per il contesto italiano occorre adattare le raccomandazioni. Il salto dall’innovazione tecnologica a modelli di servizio scalabili rimane infatti poco trattato nello studio: mancano esempi concreti su repliche e diffusione su larga scala. Questo tema è sottolineato anche da altre fonti: “innovazione → pilota → scala” è spesso un gap. MedTech Europe+1 Anche il tema della finanziabilità e della sostenibilità economica dei modelli “longevità” va esplorato più a fondo: come assicurare i costi nel lungo termine, come valutare il ritorno sociale ed economico dell’investimento. Serve più attenzione al divario digitale e alla capacità dei sistemi locali (in Italia e altrove) di assorbire tecnologia e integrazione, compresa la formazione del personale, le infrastrutture, e la governance. Conclusione Lo studio di Population Europe ci invita a ripensare i sistemi di cura, assistenza e tecnologia in un’ottica coerente con le “società della longevità”. Non basta aggiungere risorse né implementare tecnologie: è necessario riprogettare il modo in cui sanità, assistenza sociale e tecnologie si integrano e servono le persone in età avanzata.Per il progetto AGE-IT questo significa puntare su modelli centrati sull’utente, promuovere innovazioni che siano inclusive, favorire l’integrazione tra settori e tenere conto tanto della dimensione preventiva quanto di quella curativa. Se

Bridging Health, Care, and Tech Innovation in Europe’s Longevity Transition – Policy Briefing by Age-It scholars Marco Albertini, Filippo Cavallo and Antonio Cherubini Read More »

Il mutamento sociale in una società che invecchia: dati e metodi di indagine – 27 ottobre 2025, Napoli

Il 27 ottobre 2025, alle ore 11:00, l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli ospita nell’Aula M il seminario “Il mutamento sociale in una società che invecchia: dati e metodi di indagine”, un incontro di approfondimento sui processi di trasformazione demografica e culturale legati all’invecchiamento della popolazione. L’evento, introdotto da Fabrizio Greco, docente del corso di Processi culturali e video analisi, è promosso dal Dipartimento di Scienze Formative, Psicologiche e della Comunicazione e si inserisce nel quadro delle iniziative collegate al progetto Age-It – Ageing Well in an Ageing Society, finanziato dal PNRR. Un Paese che invecchia: nuove sfide per il welfare e la cultura Come ricordano Anna D’Ascenzo, Fabrizio Greco e Valentina Lamonica nell’editoriale Oltre l’età?, l’Italia è oggi il secondo Paese più longevo al mondo dopo il Giappone, con il 24% della popolazione oltre i 65 anni e un’età media di 46,4 anni. Questo profondo mutamento demografico incide sulla struttura del welfare, sul mercato del lavoro e sui modelli sociali, mettendo in discussione le certezze ereditate dal paradigma fordista.Durante il seminario, Anna D’Ascenzo, ricercatrice dell’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del CNR, affronterà il tema dell’analisi sociale e delle tecniche per misurare l’invecchiamento attivo, mentre Greta Falavigna, dirigente dello stesso istituto, presenterà esempi concreti tratti dal progetto Age-It, focalizzandosi sull’uso dei dati e dei modelli predittivi per comprendere meglio le dinamiche sociali e territoriali dell’invecchiamento. Dati, storie e rappresentazioni dell’età Accanto alla dimensione quantitativa, il seminario apre uno spazio di riflessione sulla dimensione narrativa e culturale dell’invecchiamento. L’intervento di Ilaria Finizio, fotografa ed ex studentessa Unisob, propone un cambio di prospettiva attraverso il documentario Smart Village 2.0, dedicato ai progetti di assistenza socio-sanitaria a domicilio. Il racconto visivo e le testimonianze raccolte permettono di restituire un’immagine plurale della vecchiaia, intesa non solo come condizione biologica, ma come esperienza vissuta, fatta di relazioni, autonomia e partecipazione.Come sottolinea l’editoriale di riferimento, le scienze sociali e quelle del racconto – dalla medicina narrativa alla letteratura – stanno contribuendo a ridefinire il modo in cui la società rappresenta l’età matura. L’invecchiamento non è più una categoria statica, ma un processo attraversato da identità, disuguaglianze e traiettorie differenti. Le narrazioni omologanti, che descrivono gli anziani come fragili o passivi, rischiano di generare un modello normativo rigido di “invecchiamento attivo”, che ignora le differenze sociali e le condizioni materiali che incidono sulla qualità della vita. Verso una visione più complessa dell’invecchiamento L’incontro al Suor Orsola si propone come un momento di dialogo tra discipline, dove le scienze sociali, economiche e culturali si intrecciano per costruire nuovi paradigmi interpretativi dell’età anziana. La prospettiva del progetto Age-It invita a superare le semplificazioni, integrando dati empirici e narrazioni soggettive per analizzare il mutamento sociale in una società che invecchia.In questa direzione, la ricerca e la cultura assumono un ruolo complementare: la prima fornisce strumenti di analisi e modelli di previsione, la seconda contribuisce a umanizzare i dati, restituendo voce e significato alle esperienze di chi vive l’età matura. Solo così sarà possibile sviluppare politiche pubbliche e modelli di welfare realmente inclusivi, capaci di rispondere alla complessità di una società che, più che invecchiare, continua a trasformarsi.

Il mutamento sociale in una società che invecchia: dati e metodi di indagine – 27 ottobre 2025, Napoli Read More »

Speranza di vita e invecchiamento: quale futuro per il welfare? – 22 ottobre 2025, Firenze

Il 22 ottobre 2025, presso l’Institut français di Firenze, si tiene l’incontro “Speranza di vita e invecchiamento: quale futuro per il welfare?”, con Emmanuelle Cambois (Institut national d’études démographiques, INED) e Daniele Vignoli (Università di Firenze, Florence Population Studies). Moderato dalla giornalista Caterina Ruggi D’Aragona, l’appuntamento fa parte del ciclo “La sfida delle generazioni – Pensare la transizione demografica”, promosso dall’Institut français Italia con il sostegno di Edison S.p.A. L’incontro offre un confronto tra prospettive demografiche e sociali sui cambiamenti della popolazione e sui loro effetti sul sistema di welfare. Invecchiare in salute e in equità L’allungamento della vita rappresenta una conquista sociale ma impone nuove sfide. L’aumento della speranza di vita e il calo della natalità ridisegnano la struttura demografica, incidendo sulla sostenibilità economica e sulla tenuta dei sistemi di cura e previdenza. Cambois pone l’accento sulle disuguaglianze nell’accesso alla salute e sulla necessità di un “invecchiamento attivo”, mentre Vignoli approfondisce le trasformazioni familiari e lavorative connesse alla transizione demografica. L’obiettivo è riflettere su come garantire una longevità accompagnata da benessere, autonomia e coesione intergenerazionale. Prospettive per un welfare sostenibile La questione centrale è come adattare il welfare a una società sempre più longeva. Servono politiche che promuovano la prevenzione, l’inclusione e la solidarietà tra generazioni, integrando dimensioni sanitarie, sociali e tecnologiche. Per il progetto AGE-IT, eventi come questo rappresentano occasioni di confronto essenziali per orientare la ricerca verso modelli di welfare innovativi e sostenibili, capaci di rispondere alle trasformazioni in atto con una visione di lungo periodo.   Consulta il sito dell’evento QUI

Speranza di vita e invecchiamento: quale futuro per il welfare? – 22 ottobre 2025, Firenze Read More »

“Nuove prospettive per la geriatria del futuro” – Dissemintion Event a Pollica (SA), 13-15 ottobre 2025

Dal 13 al 15 ottobre 2025 si è svolto a Pollica (SA), nel suggestivo scenario del Castello dei Principi Capano, l’evento scientifico “Ageing Well in an Ageing Society – Nuove prospettive per la geriatria del futuro”, organizzato nell’ambito del programma PNRR Age-It e patrocinato dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria.Tre giornate di lavoro, riflessione e confronto dedicate alle sfide della geriatria contemporanea, che hanno riunito docenti, ricercatori e giovani medici specializzandi provenienti dalle principali università italiane. Un laboratorio per la longevità italiana L’iniziativa, coordinata dal prof. Dario Leosco dell’Università Federico II di Napoli e da un team di esperti tra cui Fabrizia Lattanzio, Pasquale Abete, Giuseppe Bellelli, Francesco Landi, Giuseppe Rengo, Andrea Ungar, Stefano Volpato, Guido Iaccarino e Laura Petraglia, ha rappresentato uno dei momenti di disseminazione scientifica più rilevanti del programma Age-It.Come sottolineato nel razionale scientifico, l’Italia — con il 23,3% di popolazione over 65 e un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo — è un vero “laboratorio empirico dell’invecchiamento”, capace di offrire dati e contesti ideali per lo sviluppo di modelli innovativi di cura, prevenzione e inclusione sociale. La scelta di Pollica, Comunità Emblematica UNESCO della Dieta Mediterranea, non è casuale: il Cilento rappresenta da decenni un territorio simbolo della longevità, dove ambiente, alimentazione e stili di vita salutari costituiscono elementi fondamentali di ricerca e di ispirazione per la medicina dell’invecchiamento. Ricerca, formazione e sperimentazione Il programma dell’evento si è articolato in sei sessioni scientifiche, dedicate ai principali temi del progetto Age-It: epidemiologia dell’invecchiamento, fragilità, multimorbilità, prevenzione del declino cognitivo e funzionale, infiammazione cronica e benessere psicologico.Ogni sessione è stata accompagnata da attività pratiche e lavori in piccoli gruppi, con l’obiettivo di rendere la formazione più partecipata e interattiva. Sono stati sperimentati metodi didattici innovativi, come role-playing, simulazioni cliniche ed esercitazioni basate su casi reali, per consolidare le competenze dei giovani specialisti e facilitare il trasferimento delle conoscenze nella pratica clinica. Tra i momenti più significativi, la lectio magistralis del prof. Guido Iaccarino, dedicata a “Traiettorie per un invecchiamento attivo e sano: determinanti comportamentali e psicologici”, ha posto l’accento sul ruolo cruciale dei fattori mentali e dello stile di vita nella prevenzione delle patologie cronico-degenerative. Verso una geriatria del futuro L’iniziativa ha evidenziato la centralità della collaborazione tra discipline e istituzioni — università, IRCCS, enti territoriali e comunità locali — nel promuovere un approccio olistico e integrato all’invecchiamento.Come emerge dai lavori, la geriatria del futuro dovrà essere sempre più multidimensionale, capace di coniugare innovazione tecnologica, competenze cliniche e sostenibilità dei sistemi di cura.

“Nuove prospettive per la geriatria del futuro” – Dissemintion Event a Pollica (SA), 13-15 ottobre 2025 Read More »

Invecchiamento sano e attivo: le raccomandazioni internazionali per una transizione demografica sostenibile – Policy Brief – SPOKE 10, WP1

Il Policy Brief “Raccomandazioni delle organizzazioni internazionali per l’invecchiamento sano e attivo”, curato da Fabrizio Faggiano, Erica Viola e Silvia Caristia dell’Università del Piemonte Orientale nell’ambito dello Spoke 10 di Age-It, offre una sintesi strutturata delle principali linee guida proposte da organismi internazionali – tra cui OMS, OCSE, Nazioni Unite e Commissione Europea – per orientare le politiche nazionali e locali verso modelli di invecchiamento più equi e sostenibili. L’invecchiamento della popolazione è oggi una delle sfide cruciali per i sistemi sanitari e i bilanci pubblici, ma può diventare anche un’opportunità di innovazione sociale se accompagnato da politiche che promuovano salute, autonomia e partecipazione. L’analisi evidenzia come l’“invecchiamento sano e attivo” non debba essere inteso solo come assenza di malattia, ma come un processo multidimensionale che integra benessere fisico, sociale ed economico lungo tutto il corso di vita. Lo studio ha individuato 36 documenti internazionali e oltre 550 raccomandazioni operative, distribuite in 19 settori di policy, dal lavoro alla sanità, dal welfare alla casa. Tra le priorità emergono tre direttrici trasversali: la riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche, l’accesso equo ai servizi di cura e assistenza, e la prevenzione delle malattie croniche. A queste si aggiungono misure per l’allungamento della vita lavorativa, la formazione continua, il sostegno ai caregiver e la creazione di comunità e ambienti abitativi inclusivi. Tra le azioni più frequentemente citate figurano la promozione di piani nazionali per l’invecchiamento e la salute, l’adozione di sistemi sanitari universali per la long-term care, programmi di apprendimento permanente per i lavoratori anziani, e la formazione dei caregiver informali. Particolare rilievo è attribuito alla necessità di combinare le politiche in chiave multisettoriale, per evitare effetti indesiderati e garantire coerenza tra riforme del lavoro, previdenza e assistenza. Il documento sottolinea infine il ruolo cruciale del monitoraggio e della valutazione delle politiche, la collaborazione internazionale nella definizione di standard condivisi di qualità e la comunicazione pubblica per diffondere una cultura positiva dell’invecchiamento. Le raccomandazioni raccolte dallo Spoke 10 di Age-It delineano un percorso chiaro: rendere l’invecchiamento un processo attivo e partecipato, in cui salute, lavoro, ambiente e coesione sociale concorrono a un obiettivo comune – costruire società longeve, inclusive e sostenibili, capaci di valorizzare il contributo di tutte le generazioni.

Invecchiamento sano e attivo: le raccomandazioni internazionali per una transizione demografica sostenibile – Policy Brief – SPOKE 10, WP1 Read More »

Fecondità e futuro demografico: il Policy Brief di Age-It propone un approccio strutturale alla natalità

Il Policy Brief “La bassa fecondità in Italia tra politiche pro-nataliste e interventi strutturali”, curato da Daniele Vignoli, Raffaele Guetto ed Elisa Brini dell’Università di Firenze nell’ambito dello Spoke 1 del progetto Age-It, analizza le cause profonde della denatalità italiana e propone una revisione complessiva delle politiche familiari. L’obiettivo è spostare l’attenzione da misure emergenziali e frammentarie verso un approccio strutturale, capace di rimuovere i vincoli economici e sociali che ostacolano la genitorialità. L’Italia vive da decenni un calo persistente delle nascite: il tasso di fecondità totale è sceso a 1,18 figli per donna nel 2024, minimo storico, mentre cresce l’età media alla maternità e il divario tra fecondità desiderata e realizzata. A fronte di un diffuso desiderio di genitorialità, il contesto sociale ed economico resta poco favorevole: precarietà lavorativa, incertezza abitativa, stagnazione dei salari e carenza di servizi pubblici per l’infanzia rendono difficile la transizione alla vita familiare. Il documento sottolinea come la denatalità non possa essere interpretata solo come esito di scelte individuali, ma come effetto di vincoli strutturali che limitano le opportunità di realizzare i propri progetti di vita. L’analisi mette in evidenza quattro fattori chiave che incidono sulla fecondità: la crescente instabilità del mercato del lavoro, il ritardo nella parità di genere, la carenza di servizi educativi e di cura, e un sistema di welfare ancora centrato sul sostegno familiare privato. Nonostante l’introduzione dell’Assegno Unico e Universale e il potenziamento dei congedi parentali, il sistema resta frammentato e disomogeneo tra Nord e Sud, mentre la normativa sulla procreazione medicalmente assistita rimane tra le più restrittive in Europa. Studi recenti mostrano come i bonus una tantum o gli incentivi monetari abbiano effetti temporanei e limitati, a differenza di misure strutturali come l’ampliamento dei servizi per l’infanzia e la stabilità occupazionale, che possono incidere più profondamente sulle scelte riproduttive. Le raccomandazioni di policy formulate dagli autori convergono su alcuni assi strategici: promuovere la conciliazione tra lavoro e famiglia in un’ottica di parità di genere; garantire stabilità economica e abitativa ai giovani; ampliare l’accesso equo e inclusivo alla PMA; e favorire una cultura della salute riproduttiva lungo tutto l’arco della vita. Solo politiche coordinate, durature e coerenti potranno creare un ambiente realmente favorevole alla genitorialità e invertire la tendenza demografica. Il Policy Brief invita quindi a un cambio di paradigma: non più interventi pro-natalisti isolati, ma una riforma strutturale del welfare familiare, in grado di sostenere autonomia giovanile, uguaglianza di genere e sicurezza economica. È in questo quadro – conclude il documento – che la natalità può tornare a essere una scelta possibile, sostenuta da condizioni di vita stabili e da un impegno pubblico continuo e credibile.

Fecondità e futuro demografico: il Policy Brief di Age-It propone un approccio strutturale alla natalità Read More »

Verso un sistema sostenibile di cura per l’invecchiamento: le raccomandazioni di policy dello Spoke 5 di Age-It

Il Policy Brief “Recommendations on care provision at national and regional level”, elaborato nell’ambito del Work Package 6 dello Spoke 5 del progetto Age-It, affronta una delle sfide più rilevanti per le società europee: la sostenibilità dei sistemi di assistenza a lungo termine per le persone anziane fragili. Il documento raccoglie le principali evidenze e raccomandazioni emerse da cinque contributi di ricerca coordinati da università e centri di studio italiani, con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per la programmazione delle politiche pubbliche e per l’innovazione dei servizi socio-sanitari a livello nazionale e regionale. La struttura del Policy Brief riflette una prospettiva multilivello: dall’assistenza informale al caregiver familiare fino alla programmazione sanitaria regionale. In apertura, Marco Albertini, Eva Bei e Federico Toth (Università di Bologna) offrono un’analisi comparata delle politiche europee a sostegno dei caregiver, sottolineando come l’Italia mostri ancora ampie lacune rispetto ai Paesi del Nord Europa. Gli autori suggeriscono di ampliare le misure economiche e i congedi di cura, migliorare l’accesso ai servizi di sollievo e rafforzare la formazione e il supporto psicologico per i caregiver, considerati una componente essenziale del sistema di long-term care. Il secondo contributo, firmato da Cristina Ugolini e Marta Giachello (Università di Bologna), esamina la qualità delle cure territoriali e la necessità di un sistema di valutazione uniforme su scala nazionale. L’adozione di indicatori comuni, la standardizzazione della valutazione multidimensionale dei bisogni e la partecipazione attiva dei caregiver emergono come condizioni indispensabili per migliorare l’equità e l’efficacia dell’assistenza di prossimità. Nella terza sezione, Anna Tiso e Chiara Verbano (Università di Padova) propongono l’introduzione di sistemi di performance measurement nei progetti di Lean and Safety Management applicati all’assistenza ambulatoriale territoriale. Tali strumenti, basati su indicatori di efficacia, sicurezza, tempestività e centralità del paziente, possono garantire un miglioramento continuo della qualità dei servizi e una maggiore sostenibilità organizzativa. Il contributo di Giulia Ganugi, Fiorentina Longobardi, Elena Macchioni e Riccardo Prandini (Università di Bologna) esplora invece il ruolo delle strutture residenziali nel sistema di welfare locale. Gli autori propongono il modello dei Centri Residenziali Multiservizio (CRM), hub integrati di servizi territoriali in grado di superare la tradizionale separazione tra assistenza domiciliare e residenziale. Tra le raccomandazioni figurano l’introduzione di standard minimi nazionali, l’uso di tecnologie digitali per la cura, la partecipazione delle famiglie e l’adeguamento dei contratti di lavoro e delle politiche migratorie per far fronte alla carenza di personale. Infine, Nicola Caravaggio, Giuliano Resce e Idola Francesca Spanò (Università del Molise) applicano metodologie di machine learning per prevedere l’andamento della spesa sanitaria regionale, individuando le variabili più rilevanti – tra cui invecchiamento demografico, progresso tecnologico e PIL pro capite – e formulando raccomandazioni per una distribuzione più equa e predittiva delle risorse. Nel complesso, il documento propone una visione integrata della cura, capace di connettere dimensione individuale, territoriale e sistemica. Le raccomandazioni – dal rafforzamento dei diritti dei caregiver alla digitalizzazione dei servizi, fino all’uso dell’intelligenza artificiale per la programmazione sanitaria – delineano un percorso verso un modello di long-term care più equo, sostenibile e basato sull’evidenza scientifica. Un contributo significativo al dibattito europeo sulle politiche per l’invecchiamento e sulla costruzione di una società longeva solidale e resiliente.

Verso un sistema sostenibile di cura per l’invecchiamento: le raccomandazioni di policy dello Spoke 5 di Age-It Read More »

Call for Papers – Spoke 1 di Age-It: “Diseguaglianze, invecchiamento e assetti sociali” al X Convegno SISEC 2026

In vista del X Convegno della Società Italiana di Sociologia Economica (SISEC), che si terrà a Firenze dal 28 al 31 gennaio 2026, il gruppo di ricerca del Task 4.4 “Social Impact and Active Aging” dello Spoke 1 del progetto Age-It – Ageing Well in an Ageing Society promuove la sessione tematica 7.15 “Diseguaglianze, invecchiamento e assetti sociali: quali scenari per l’Italia futura?”. La sessione, curata da Adriana Cerasuolo, Giuseppe Gargiulo e Giustina Orientale Caputo dell’Università Federico II di Napoli, si propone di esplorare le molteplici connessioni tra dinamiche demografiche, trasformazioni economiche e mutamenti sociali che stanno ridisegnando l’esperienza dell’invecchiamento nella società italiana contemporanea. Attraverso un approccio interdisciplinare, la call invita ricercatori e ricercatrici a proporre contributi teorici ed empirici che analizzino le nuove forme di disuguaglianza e di vulnerabilità connesse all’età, al genere, al territorio e al capitale sociale. Particolare attenzione sarà dedicata ai temi dell’invecchiamento attivo, della sostenibilità dei sistemi di welfare e pensionistici, della partecipazione sociale ed economica nelle diverse fasi della vita, nonché alle trasformazioni del lavoro e delle reti di cura che accompagnano il progressivo mutamento demografico. L’obiettivo è offrire una riflessione condivisa su come le politiche pubbliche, le istituzioni e le comunità possano rispondere in modo innovativo e inclusivo alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione. La partecipazione alla call rappresenta un’occasione per contribuire al dibattito scientifico su uno dei temi centrali per il futuro del Paese, valorizzando il lavoro svolto dal programma PNRR Age-It, che promuove una lettura sistemica e integrata dei processi legati alla longevità. Ulteriori dettagli sul Convegno SISEC 2026 e sulle modalità di invio delle proposte sono disponibili sul sito ufficiale del convegno e al link diretto alla Call for Papers, con scadenze e istruzioni aggiornate per la presentazione dei contributi.

Call for Papers – Spoke 1 di Age-It: “Diseguaglianze, invecchiamento e assetti sociali” al X Convegno SISEC 2026 Read More »

Scroll to Top