Articolo su WIRED: Arriva la proposta di legge sui caregivers familiari

Il 30 ottobre la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha depositato alla Presidenza del Consiglio il nuovo disegno di legge dedicato al riconoscimento del caregiver familiare. Si tratta di una misura attesa da oltre quindici anni, che interessa una platea vastissima: circa 7 milioni di persone che in Italia si occupano quotidianamente dell’assistenza a un familiare con disabilità o a un anziano non autosufficiente.

Composto da 16 articoli, il provvedimento introduce per la prima volta una definizione chiara del ruolo di cura e prevede un sistema di tutele differenziate in base all’impegno settimanale del caregiver. L’obiettivo è dare un inquadramento formale a un’attività che, pur essendo essenziale per il funzionamento del welfare familiare e per la qualità di vita di milioni di cittadini, è rimasta finora priva di riconoscimenti strutturali.

Quattro fasce di cura e contributi economici mirati

Il disegno di legge stabilisce una classificazione in quattro fasce di caregiver:

  • il caregiver convivente prevalente, impegnato per almeno 91 ore settimanali;

  • il caregiver convivente tra 30 e 90 ore;

  • il caregiver non convivente che presta almeno 30 ore;

  • il caregiver con un impegno tra 10 e 29 ore settimanali.

Solo la prima categoria — quella con il carico più rilevante — avrà diritto a un contributo economico di 1.200 euro a trimestre, pari a 400 euro mensili. È la prima volta che un sostegno diretto viene previsto per chi sostiene un carico assistenziale particolarmente gravoso, spesso in assenza di aiuti professionali o servizi territoriali strutturati.

Risorse limitate e una domanda molto superiore

Se da un lato il disegno di legge colma un evidente vuoto normativo, dall’altro mette in luce una distanza significativa tra il numero dei caregiver e le risorse disponibili. Per il 2026 la legge di bilancio prevede solo 1,15 milioni di euro, destinati esclusivamente alla creazione di una piattaforma INPS per il censimento dei caregiver familiari.

I contributi economici veri e propri saranno finanziati solo a partire dal 2027, con 250 milioni di euro annui: una cifra che, secondo le stime, permetterà di raggiungere non più di 52.000 persone all’anno. Un numero esiguo se confrontato con la platea di 7 milioni di caregiver potenziali, e che evidenzia la necessità di interventi più ampi e continuativi per rispondere alla domanda reale.

Un fenomeno a forte componente femminile

Il quadro emerge con particolare chiarezza quando si considera il profilo socio-demografico di chi svolge attività di cura: il 70% dei caregiver italiani sono donne. Molte di loro interrompono o riducono l’attività lavorativa per assistere un familiare, spesso con un impatto significativo sul reddito, sulla carriera e sul benessere psicologico. Il riconoscimento normativo rappresenta un passo importante, ma da solo non basta a compensare il peso di un’attività ancora largamente invisibile.

Una base per riforme future

Il provvedimento approderà in Consiglio dei Ministri dopo il varo della legge di bilancio 2026 e inizierà l’iter parlamentare nei primi mesi del prossimo anno. Pur con risorse iniziali limitate, il disegno di legge rappresenta un primo passo verso una visione più strutturata dell’assistenza familiare, che smette di essere un fatto privato per diventare una questione sociale e di politica pubblica.

La sfida ora sarà trasformare questo primo riconoscimento in un sistema davvero inclusivo, capace di sostenere la cura non solo nei casi più intensi, ma lungo tutto l’arco dei bisogni che caratterizzano una popolazione sempre più longeva e con livelli crescenti di non autosufficienza.

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