Il Sole24Ore: Invecchiamento, pronto il piano sul cohousing fra generazioni diverse

In Italia l’invecchiamento demografico si intreccia con una fragilità crescente: 5,8 milioni di anziani vivono soli e soltanto l’8,5% può contare sul sostegno di una badante. Ne deriva che la quota di over 70 che vive da sola è tra le più alte in Europa e riguarda soprattutto le donne, con una tendenza destinata a peggiorare. È in questo scenario – racconta Il Sole 24 Ore (11 febbraio 2026) – che prende forma il piano sul cohousing fra generazioni diverse, pensato per mettere in relazione bisogni complementari e offrire risposte abitative più sostenibili.

Perché il cohousing intergenerazionale

L’idea è semplice nella sua logica e complessa nella sua realizzazione: anziani che spesso necessitano di un contesto abitativo più protetto, “accudito” e assistito; giovani che faticano ad accedere a un alloggio economicamente sostenibile. Il cohousing intergenerazionale punta a trasformare questa doppia difficoltà in un’alleanza: una comunità che riduce isolamento e insicurezza nella terza età e, allo stesso tempo, attenua vincoli abitativi per chi è in una fase di vita segnata da precarietà o mobilità.

Proprio per questa capacità di “tenere insieme” politiche sociali e abitative, il cohousing intergenerazionale è diventato – insieme al senior cohousing – uno dei pilastri della Riforma Anziani (legge 33/2023).

Le Linee guida: quadro normativo e tempi

La realizzazione dei due modelli è stata affidata alle Linee guida previste dall’art. 15 del Dlgs 29/2024. Un percorso articolato che, secondo quanto riportato nell’articolo, arriva ora a un passaggio decisivo.

«Le Linee guida che stiamo elaborando e che presenteremo entro giugno 2026 – spiega la vice ministra al Lavoro e alle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci – valorizzano le buone pratiche esistenti e definiscono un chiaro quadro di governance, territoriale e progettuale, cui attenersi per favorirne la diffusione su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle specificità locali».

Il punto chiave, qui, non è solo “fare cohousing”, ma renderlo replicabile, evitando che resti una somma di esperienze locali non confrontabili o non scalabili.

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