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Evento finale di AIRCLIMACT all’Università LUM: due giornate su inquinamento, clima e salute

Il 28 e 29 novembre la Torre Aldo Rossi dell’Università LUM ospiterà l’evento conclusivo del progetto AIRCLIMACT — acronimo di “Impatto dell’inquinamento dell’aria e del cambiamento climatico su invecchiamento e patologie croniche a differenti latitudini: valutazione dei rischi e delle strategie preventive” — finanziato nell’ambito del programma Next-Generation EU – Age-It (PE0000015), all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’evento rappresenta un momento di confronto scientifico nazionale: verranno riuniti esperti di università, istituti di ricerca e servizi sanitari per sviluppare e condividere riflessioni e strategie sul rapporto tra inquinamento atmosferico, cambiamento climatico e salute, con particolare attenzione alla popolazione che invecchia. Prima giornata: clima, ambiente e salute La prima giornata – venerdì 28 novembre, ore 14:30 – si aprirà con i saluti istituzionali del Prof. Bruno Moncharmont, Prof. Alessandro Gialluisi, Prof.ssa Licia Iacoviello e Prof. Antonio Cherubini. Seguiranno due sessioni (15:00-16:30 e 17:00-18:30) in cui si affronteranno temi quali: l’esposizione prolungata agli inquinanti atmosferici; l’impatto degli indici climatici sulla mortalità; le associazioni tra variabili climatiche e salute cardiovascolare; i rischi correlati al caldo estremo; e gli scenari futuri del cambiamento climatico con l’uso di fonti dati innovative nell’ottica della “One Health”. Il comitato scientifico dell’evento include nomi come i proff. Alessandro Gialluisi, Licia Iacoviello, Maria Cristina D’Adamo, Anna Picca, Francesco Gianfagna, Bianca Rocca (Università LUM) e Giovanni Veronesi (Università dell’Insubria). Seconda giornata: One Health e comunicazione del rischio Sabato 29 novembre l’appuntamento (inizio ore 9:00) verterà su: esposizioni veterinarie e ambientali, approcci esposomici, l’impiego dell’intelligenza artificiale per la sorveglianza epidemiologica e la valutazione dei fattori modificabili dell’esposoma cardiovascolare. Dalle ore 11:00 alle 12:30 si discuterà di comunicazione del rischio e strategie preventive: focus su ondate di calore, stili di vita, fiducia nella scienza e presentazione di un vademecum per la mitigazione dei rischi legati all’inquinamento e ai cambiamenti climatici. L’evento si concluderà alle 12:30 con interventi dei proff. Francesco Gianfagna, Alessandro Gialluisi e della prof.ssa Licia Iacoviello. Significato e prospettive L’intervento congiunto su inquinamento dell’aria, cambiamento climatico e salute assume un rilievo crescente, soprattutto in relazione all’invecchiamento delle popolazioni e alle malattie croniche correlate. L’approccio “One Health” – che riconosce l’interconnessione tra ambiente, animale e umano – emerge come paradigma utile per delineare politiche integrate.Per il progetto AIRCLIMACT, giunto al suo momento conclusivo, questa due-giornate rappresenta anche l’occasione per diffondere i risultati della ricerca, stimolare sinergie territoriali e nazionali e proporre strumenti operativi per la prevenzione e mitigazione. Per chi opera nei settori della salute pubblica, della climatologia, degli studi ambientali e dell’invecchiamento attivo, l’evento funge da piattaforma per aggiornamento, networking e definizione di linee di intervento.In sintesi, l’Università LUM si pone come hub per tradurre la complessità del cambiamento climatico e dell’inquinamento ambientale in azioni concrete – rivolte anche alla dimensione demografica della “silver economy” – e confeziona un appuntamento scientifico e divulgativo che può fungere da catalizzatore per la ricerca applicata e la politica di mitigazione.

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Fortune Health – Parkinson: Novità Dalla Ricerca E Spiragli Per Interventi Precoci

Nuovi biomarcatori per prevedere la progressione del Parkinson Una recente ricerca dell’Erasmus MC, illustrata nell’articolo disponibile su Fortune Italia, ha identificato un biomarcatore nel sangue associato a una più rapida evoluzione del Morbo di Parkinson. Lo studio, pubblicato su Nature Aging, suggerisce che una ridotta capacità delle cellule di riparare il DNA potrebbe essere misurabile attraverso questo segnale molecolare, permettendo di individuare precocemente i pazienti a rischio di un decorso più aggressivo. Si tratta di un passo significativo verso una diagnosi più tempestiva, basata non solo sull’osservazione clinica ma anche su indicatori biologici. Il ruolo della neuroinfiammazione nelle fasi iniziali della malattia Parallelamente, nuove evidenze scientifiche confermano il contributo della neuroinfiammazione cronica all’aggravarsi dei sintomi motori e non motori. Studi basati su tecniche PET di nuova generazione mostrano l’attivazione persistente della microglia e di altre cellule immunitarie, un processo che potrebbe accelerare la degenerazione dei neuroni dopaminergici. Queste ricerche indicano che il Parkinson debba essere interpretato non solo come una patologia neurodegenerativa, ma come una condizione nella quale la risposta immunitaria gioca un ruolo strutturale sin dalle prime fasi. Verso diagnosi più precoci e interventi personalizzati Le due linee di indagine — biomarcatori ematici e neuroinfiammazione — aprono prospettive concrete per rivedere il paradigma diagnostico e terapeutico della malattia. Identificare per tempo i pazienti con un rischio più elevato di progressione consentirebbe di personalizzare i percorsi di cura, migliorarne il monitoraggio e progettare trial clinici più mirati. Al tempo stesso, nuovi target biologici potrebbero favorire lo sviluppo di terapie focalizzate sul rallentamento della neurodegenerazione. Pur richiedendo ulteriori validazioni su larga scala, queste scoperte delineano un possibile cambiamento di scenario nella gestione del Parkinson, con potenziali benefici rilevanti per i pazienti e per i sistemi sanitari. Leggi l’articolo completo su Fortune Health – Link 

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L’economia dell’invecchiamento e delle pensioni: una giornata di studi alla Direzione Generale INPS, 2 dicembre 2025

Il 2 dicembre 2025, presso la Direzione Generale dell’INPS (Sala Aldo Moro, Via Ciro il Grande 21 – Roma), si svolgerà l’iniziativa “L’economia dell’invecchiamento e delle pensioni”, una giornata di approfondimento dedicata alle trasformazioni demografiche e ai loro impatti sui sistemi economici, occupazionali e previdenziali. L’evento è organizzato dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’INPS, con la partecipazione di studiosi provenienti da università e istituti di ricerca nazionali, e con il contributo del programma Age-It, rappresentato da Daniele Vignoli. Un confronto interdisciplinare sulle trasformazioni demografiche L’invecchiamento della popolazione costituisce una delle principali sfide per i sistemi economici e di welfare europei. La giornata di studi proposta da INPS mira a esaminare l’impatto della transizione demografica su lavoro, consumi, risparmio e trattamenti pensionistici, ponendo in dialogo economisti, demografi, policy maker e ricercatori. Il programma è strutturato in due sessioni tematiche, intervallate da momenti di discussione e un keynote speech dedicato agli effetti economici e sociali dell’invecchiamento. PROGRAMMA COMPLETO 9:45 – Saluti istituzionali Gianfranco Santoro | Direttore Centrale, Direzione Studi e Ricerche INPS Daniele Vignoli | Università di Firenze, AGE-IT 10:00 – Sessione 1: Invecchiamento, dinamiche occupazionali e comportamenti di consumo in età avanzata Presiede: Claudio Lucifora | Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Relazioni: Danilo Cavapozzi | Università Ca’ Foscari VeneziaTransizione verde e dinamiche occupazionali dei lavoratori anziani Leonardo Ghezzi | IRPETL’invecchiamento della popolazione e l’evoluzione dei modelli di consumo: proiezioni al 2050 Gloria Moroni | Università Ca’ Foscari VeneziaIl rischio di infortuni sul lavoro in età avanzata Discussione generaleModera: Tommaso Nannicini | European University Institute 11:40 – Coffee Break 12:00 – Keynote Speech Andrea Brandolini | Capo Dipartimento Economia e Statistica, Banca d’ItaliaGli effetti economici e sociali della transizione demografica 13:00 – Lunch Break 14:00 – Sessione 2: Lavoro, risparmio e trattamenti pensionistici Presiede: Gianfranco Santoro | Direzione Centrale Studi e Ricerche INPS Relazioni: Margherita Borella | Università degli Studi di TorinoPerché le famiglie lavorano e risparmiano? Marta De Philippis | Banca d’ItaliaInnalzamento dell’età pensionabile ed effetti sulle scelte di lavoro e risparmio Monica Paiella | Direzione Centrale Studi e Ricerche INPSEterogeneità dei trattamenti pensionistici: struttura, determinanti e implicazioni di policy Discussione generaleModera: Agar Brugiavini | Università Ca’ Foscari Venezia 15:40 – Afternoon Tea Un’iniziativa per orientare politiche e ricerca L’evento si configura come un momento di confronto ad alto livello scientifico, utile a orientare sia le strategie di ricerca sia le scelte di policy in ambito previdenziale e occupazionale. La varietà dei temi affrontati — dalla transizione verde alle dinamiche di consumo, dal rischio infortunistico alla struttura dei trattamenti pensionistici — riflette la complessità della transizione demografica in atto. L’incontro metterà in relazione evidenze empiriche, modelli economici e implicazioni concrete per il sistema previdenziale italiano, offrendo ai partecipanti una panoramica articolata e aggiornata sulle sfide connesse all’invecchiamento della popolazione.

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Opportunità Di Finanziamento Ricerca e Innovazione Per Le Scienze Della Vita: “Investing For Life”, 2-3 Dicembre, Milano

Il 2 e 3 dicembre 2025 si terrà presso il Bicocca Pavilion in Viale Piero e Alberto Pirelli 10, Milano l’evento “Investing for Life – Dall’Italia all’Europa: i finanziamenti per la ricerca e l’innovazione nelle scienze della vita”, promosso dai Cluster ALISEI e Cluster Lombardo Scienze della Vita. L’iniziativa mira a fornire a imprese, centri di ricerca e start-up orientate alle life sciences gli strumenti per progettare, partecipare e gestire reti e partenariati efficaci ai fini dell’accesso ai finanziamenti nazionali ed europei. Obiettivi e contesto L’iniziativa nasce con l’obiettivo di «creare strategie e opportunità attraverso le reti» per soggetti della filiera R&I nelle scienze della vita.  È una risposta alla necessità di rafforzare il collegamento tra sistemi nazionali e quadro europeo dei finanziamenti: partecipazione a programmi europei, co-finanziamento, valorizzazione delle competenze territoriali e delle strutture di ricerca e innovazione. Da un lato, l’Italia presenta un potenziale significativo: forte presenza di imprese, centri di ricerca, cluster e infrastrutture; dall’altro, resta la pressione competitiva dell’ambito europeo e internazionale, che richiede una maggiore efficacia nell’accesso ai fondi, nella governance e nella capacità di fare sistema. Contenuti in agenda Pur senza tutti i dettagli del programma, gli elementi principali dell’agenda comprendono: sessioni dedicate ai principali strumenti di finanziamento – nazionali ed europei – per la ricerca e l’innovazione in ambito life sciences; focus su come creare reti, partenariati e alleanze che permettano l’accesso a bandi europei o transnazionali; confronto su best-practice e casi di successo, con attenzione agli snodi critici (ad esempio governance, trasferimento tecnologico, sostenibilità dei progetti).In sintesi, l’evento si rivolge a imprese, centri di ricerca, università, start-up, policy-maker, cluster territoriali, con l’intento di fornire strumenti concreti per orientarsi in un panorama complesso di opportunità.  Rilevanza La rilevanza dell’evento può essere declinata su più livelli: Strategico-politico: integrare la strategia italiana nel settore delle scienze della vita con il quadro europeo di R&I, contribuendo a una maggiore integrazione e a evitare frammentazione territoriale. Economico-imprenditoriale: per le imprese biotech e medtech, l’accesso ai finanziamenti rappresenta leva fondamentale per innovare, crescere, internazionalizzarsi. Scientifico-tecnologico: la promozione della ricerca e del trasferimento tecnologico è decisiva per trasformare risultati di laboratorio in soluzioni applicate, anche in un contesto di salute pubblica e longevità attiva. Territoriale: per la Lombardia e per altri territori italiani coinvolti, potenziare la capacità di partecipazione a bandi europei significa attrarre risorse, talenti, infrastrutture e rafforzare l’ecosistema locale. Criticità  Un’analisi approfondita non può trascurare i nodi ancora aperti: l’accesso ai fondi europei è competitivo e richiede capacità progettuali elevate, network internazionali, e spesso risorse proprie di match-funding: ciò può rappresentare una barriera per soggetti piccoli o meno esperti. la governance dei progetti, il trasferimento tecnologico e la scala industriale restano spesso punti deboli in Italia: anche se le competenze ci sono, servirà coerenza a livello sistemico per capitalizzare i risultati. infine, la sostenibilità a lungo termine – non solo finanziare l’avvio, ma garantire che i progetti possano essere tradotti in impatto reale – rimane una sfida. Per imprese, centri di ricerca o start-up che partecipano all’ecosistema delle scienze della vita, l’evento offre: la possibilità di aggiornarsi su strumenti e call europee in scadenza; network e contatti con attori pubblici, cluster e altri stake­holder; orientamento verso la strutturazione di partenariati e reti transnazionali; stimolo a sviluppare progetti con maggiore “accessibilità al mercato”, ossia con visione non solo scientifica, ma anche di trasferimento e business.Per policy-maker e cluster, l’evento rappresenta l’occasione di confrontarsi sui modelli di governance, sulle sinergie territoriali e sull’allineamento tra politiche regionali, nazionali e europee. Conclusione In un momento storico in cui la ricerca e l’innovazione nelle scienze della vita assumono una valenza cruciale — dalla salute al benessere, dall’invecchiamento attivo alle tecnologie biomediche avanzate — iniziative come “Investing for Life” acquisiscono importanza strategica. L’evento può fungere da catalizzatore per rafforzare l’ecosistema italiano ed europeo, generando nuove opportunità e contribuendo a ridefinire la posizione dell’Italia – e in particolare della Lombardia – nella filiera globale delle life sciences. Iscriviti all’evento qui Scopri la locandina dell’evento qui

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Online il nuovo sito del progetto IN-FORMA.IT

È disponibile online il nuovo sito del progetto IN-FORMA.IT, un’iniziativa sviluppata per promuovere la salute e supportare la prevenzione delle malattie nella popolazione anziana, contribuendo al miglioramento della qualità della vita attraverso informazioni scientificamente fondate e facilmente fruibili. Il portale nasce con un obiettivo preciso: mettere a disposizione di cittadini, professionisti sanitari e decisori pubblici un punto di accesso affidabile alle principali evidenze scientifiche sui temi del benessere, della prevenzione e degli stili di vita salutari. I contenuti sono organizzati in modo chiaro e accessibile, con raccomandazioni, indicazioni e suggerimenti pratici elaborati per guidare l’adozione di comportamenti protettivi e sostenibili lungo il corso della vita. Il progetto è frutto del lavoro del gruppo di ricerca coordinato dalla Prof.ssa Alessandra Buja, specialista in Igiene e Medicina preventiva presso il Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e di Sanità Pubblica dell’Università di Padova. Il team opera da anni nello sviluppo di strategie di intervento su larga scala, con particolare attenzione al trasferimento delle conoscenze scientifiche alla popolazione e alla creazione di strumenti capaci di favorire un cambiamento reale nelle abitudini quotidiane. La struttura del sito riflette queste finalità: i contenuti sono suddivisi in sezioni che affrontano i principali determinanti della salute, dalla nutrizione all’attività fisica, dalla prevenzione delle patologie croniche alla promozione del benessere psicologico. Ogni area tematica presenta materiali sintetici ma rigorosi, costruiti per facilitare l’immediata comprensione e l’uso pratico delle informazioni. Le schede, le raccomandazioni e gli approfondimenti riportano evidenze aggiornate e validate dal punto di vista metodologico, con un linguaggio pensato per essere accessibile anche a chi non possiede una formazione specialistica. Il sito include inoltre una sezione dedicata alla cornice scientifica del progetto e alle attività del gruppo di ricerca, offrendo una panoramica sulle metodologie adottate per identificare, valutare e comunicare le migliori pratiche di prevenzione. Questa impostazione rende IN-FORMA.IT non solo uno strumento divulgativo, ma anche un progetto di trasferimento di conoscenza che valorizza il ruolo della ricerca pubblica nel promuovere la salute di comunità. Con il lancio del nuovo portale, il gruppo coordinato dalla Prof.ssa Buja apre uno spazio digitale orientato alla qualità, alla chiarezza e all’impatto sociale, in un momento in cui la promozione della salute e la prevenzione delle malattie croniche rappresentano elementi centrali delle politiche pubbliche e dei programmi di invecchiamento attivo. Per approfondire i contenuti del progetto e consultare le risorse disponibili, è possibile visitare il sito: https://in-forma.dctv.unipd.it/progetto/.

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Spoke 5 di Age-It: a Bologna il 25 novembre l’evento conclusivo dedicato alla sostenibilità dell’assistenza in una società che invecchia

Il 25 novembre 2025, presso il Centro Polifunzionale UNIone dell’Università di Bologna, si terrà l’evento conclusivo dello Spoke 5 – Care Sustainability in Ageing Societies (CaSAS) del programma nazionale Age-It – Ageing Well in an Ageing Society, un’iniziativa strutturale che coinvolge i principali centri di ricerca italiani impegnati nello studio dell’invecchiamento demografico. La giornata rappresenta il momento di sintesi di due anni di lavoro dedicati alla sostenibilità dei sistemi di cura, con particolare attenzione al ruolo dei caregiver – formali e informali – e alle politiche necessarie per affrontare le trasformazioni sociali legate alla longevità. Un programma pensato per i soggetti coinvolti nell’assistenza Lo Spoke 5, guidato da Marco Albertini (Principal Investigator) e Cecilia Tomassini (co-PI), ha lavorato sul tema dell’assistenza agli anziani adottando una prospettiva multisettoriale. Le attività di ricerca hanno coinvolto ambiti sanitari, sociali e tecnologici, con l’obiettivo di identificare soluzioni integrate capaci di sostenere le famiglie, i servizi territoriali e le istituzioni impegnate nelle cure di lungo termine. Particolare attenzione è stata dedicata ai contesti più fragili, incluse le aree interne del Paese, dove l’accesso ai servizi risulta spesso più complesso. Le sessioni della giornata: dai risultati scientifici al confronto con il territorio L’incontro sarà aperto dai saluti istituzionali dell’Università di Bologna e delle istituzioni sociosanitarie regionali, cui seguirà l’introduzione ai lavori da parte del PI dello Spoke 5. La giornata entrerà poi nel vivo con la presentazione dei risultati dei vari Work Package, ciascuno dedicato a un’area specifica della ricerca: WP1, coordinato da Cecilia Tomassini, presenterà nuove evidenze sulle reti familiari di cura, la loro evoluzione e l’impatto sulla sostenibilità dei sistemi assistenziali. WP4, coordinato da Stefania Bandini, esplorerà il ruolo delle tecnologie e dei dati territoriali nel supportare l’accesso ai servizi, con una particolare attenzione ai piccoli comuni. WP2 e WP3, guidati da Marco Domenicali e Gianluca Testa, affronteranno il tema della salute fisica, psicologica e lavorativa dei caregiver, anche attraverso strumenti di monitoraggio innovativi come sensori indossabili. WP5, coordinato da Rabih Chattat, si concentrerà sui bisogni delle persone con demenza e sulle possibili strategie di sostegno ai caregiver. WP6, coordinato da Giovanni Lamura, approfondirà le implicazioni per la programmazione socio-sanitaria e le politiche pubbliche. Una parte rilevante del programma sarà dedicata al confronto con il mondo professionale e con gli attori territoriali. È prevista inoltre una sessione parallela, guidata dal WP4, in cui amministratori locali presenteranno testimonianze su progetti pilota relativi all’accesso ai servizi nei piccoli centri, con casi studio provenienti da Premeno (VB) e Petrella Tifernina (CB). Questa sessione metterà in evidenza come l’integrazione tra analisi dei dati, tecnologie digitali e conoscenza dei territori possa contribuire a nuove strategie di supporto agli anziani e ai caregiver informali. Dialogo con gli stakeholder e prospettive future Nel pomeriggio, dopo le presentazioni dei Work Package, un panel finale riunirà stakeholder istituzionali, professionisti del settore socio-sanitario e rappresentanti del progetto, con l’obiettivo di discutere l’impatto delle ricerche e le possibili traiettorie future. La giornata si concluderà alle 18:45, seguita da una cena sociale. Un incontro che dialoga con il Forum Non Autosufficienza L’evento dello Spoke 5 anticipa di un giorno il Forum Non Autosufficienza, in programma a Bologna il 26 e 27 novembre 2025, che ospiterà spazi dedicati e momenti di confronto con Age-It. Questa contiguità tra i due appuntamenti rafforza il legame tra ricerca, pratiche professionali e politiche pubbliche, permettendo un dialogo diretto tra accademia, servizi e comunità professionale. Un contributo strategico per il futuro del welfare dell’invecchiamento L’evento del 25 novembre rappresenta un passaggio decisivo per consolidare le evidenze prodotte e restituirle a istituzioni, operatori e cittadini. Il lavoro dello Spoke 5 evidenzia come la sostenibilità dell’assistenza richieda approcci integrati, capaci di intervenire simultaneamente sul benessere dei caregiver, sull’organizzazione dei servizi e sulla capacità dei territori di adattarsi all’invecchiamento demografico. In questa cornice, Age-It punta a rafforzare il ruolo della ricerca come strumento essenziale per orientare politiche efficaci e inclusive, in grado di rispondere alle esigenze delle generazioni più anziane e di chi se ne prende cura.

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Scoperto un nuovo meccanismo all’origine della cachessia tumorale – pubblicato articolo su “Nature Metabolism”

È firmato da Elia Angelino, Lorenza Bodo, Riccardo Sartori e da un ampio gruppo di ricercatrici e ricercatori coordinati da Andrea Graziani lo studio pubblicato su Nature Metabolism che identifica un nuovo meccanismo molecolare responsabile della cachessia tumorale. La ricerca, condotta dall’Università di Torino e dall’Università del Piemonte Orientale con collaborazioni nazionali e internazionali, offre una lettura più chiara delle alterazioni fisiologiche che colpiscono in modo severo i pazienti oncologici. La cachessia è una sindrome metabolica grave, caratterizzata da perdita di peso, riduzione della massa muscolare, debolezza e minore tolleranza ai trattamenti. Colpisce fino all’80% dei pazienti con tumori avanzati ed è considerata responsabile del 20–30% dei decessi correlati al cancro. Nonostante l’impatto significativo – nel 2023 si stima abbia interessato circa un milione di pazienti europei – i meccanismi biologici alla base della sua comparsa sono rimasti a lungo difficili da delineare, limitando lo sviluppo di terapie efficaci. Lo studio coordinato da Graziani e condotto da Angelino, Bodo, Sartori e colleghe/i dimostra che una parte rilevante della disfunzione muscolare è dovuta all’inibizione della via di segnalazione intracellulare cAMP–PKA–CREB1, essenziale per mantenere numero e funzionalità dei mitocondri nel muscolo scheletrico. La compromissione di questo sistema riduce la capacità delle fibre muscolari di produrre energia, contribuendo alla debolezza e alla progressiva perdita di forza osservata nei pazienti. La ricerca, realizzata presso il Molecular Biotechnology Center (MBC) e il Dipartimento di Biotecnologie e Scienze della Salute dell’Università di Torino, insieme al Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale, combina modelli animali, approcci genetici, interventi farmacologici e analisi su cellule muscolari umane. I risultati mostrano che riattivare la segnalazione mediata dal cAMP può ripristinare, almeno parzialmente, la funzionalità mitocondriale e migliorare la forza muscolare. La validazione realizzata in collaborazione con l’Università di Padova su cellule in coltura e campioni di muscolo di pazienti affetti da carcinoma pancreatico conferma la rilevanza clinica della scoperta. Gli autori interpretano la cachessia come un fenomeno di “competizione energetica”: il tumore, attraverso fattori rilasciati nel circolo sanguigno, interferisce con i mitocondri delle cellule muscolari, riducendone la capacità di generare energia. Questo processo compromette non solo la forza degli arti, ma anche funzioni vitali come la respirazione, sostenuta dal muscolo diaframmatico. Secondo il gruppo di ricerca, la novità dello studio risiede nell’aver identificato un meccanismo comune di interpretazione del segnale tumorale da parte delle fibre muscolari. Pur esistendo molti messaggeri rilasciati dai tumori – variabili per tipo e per paziente – la risposta muscolare sembra convergere sull’inibizione della stessa via di segnalazione. Questo apre la strada allo sviluppo di strategie terapeutiche mirate a ripristinare la funzione del cAMP–PKA–CREB1 e a contrastare la perdita muscolare. Il lavoro, sostenuto dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e dal programma PNRR – Age-It “Ageing Well in an Ageing Society”, suggerisce ricadute potenzialmente ampie: i processi identificati potrebbero essere rilevanti non solo nei pazienti oncologici, ma anche in altre condizioni caratterizzate da perdita muscolare, come insufficienza cardiaca, BPCO, patologie renali croniche, infezioni virali persistenti e nei processi di sarcopenia legati all’invecchiamento. La ricerca rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione inter-istituzionale e il sostegno alle attività di base possano generare conoscenze con valori applicativi significativi. Gli autori sottolineano come anni di lavoro, spesso segnati da ipotesi da riformulare e sperimentazioni complesse, abbiano portato a risultati in grado di contribuire alla comprensione di una condizione clinica ad oggi ancora priva di trattamenti risolutivi. Leggi l’articolo integrale qui 

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Esoscheletri tra riabilitazione e lavoro: le nuove frontiere della robotica indossabile

Lunedì 24 novembre 2025, dalle 14:30 alle 16:30, si terrà un nuovo appuntamento del ciclo di webinar THE TALK, dedicato a “Applicazioni di esoscheletri occupazionali e per riabilitazione”, organizzato nell’ambito del progetto Tuscany Health Ecosystem (THE). L’incontro, aperto a ricercatori, professionisti e operatori del settore, offrirà un quadro aggiornato sulle più recenti innovazioni nel campo della robotica indossabile, con particolare attenzione agli esoscheletri per la riabilitazione e per l’ambito lavorativo. L’iniziativa si aprirà con l’introduzione di D. Chiaradia (Scuola Superiore Sant’Anna), seguita da interventi che presenteranno sviluppi tecnologici e applicazioni concrete: dagli esoscheletri soft per la riabilitazione funzionale dell’arto superiore, al sistema ALEX, esoscheletro bimanuale progettato per favorire il recupero motorio, fino al dispositivo DANTE, esoscheletro di mano sviluppato dall’Università di Firenze per l’assistenza. Ampio spazio sarà dedicato anche alle esperienze di validazione e uso in contesti produttivi, con i contributi di S. Crea (SSSA) e I. Pacifico (IUVO). Gli esoscheletri rappresentano oggi una delle tecnologie più promettenti nel panorama della robotica applicata alla salute e al lavoro. In ambito sanitario, le soluzioni riabilitative permettono un’integrazione sempre più stretta tra tecnologia e terapia, rendendo i percorsi di recupero più personalizzati e naturali. Nei contesti occupazionali, invece, i dispositivi indossabili mirano a ridurre i rischi ergonomici e migliorare la sostenibilità delle attività lavorative, sostenendo l’operatore senza sostituirlo. Il webinar offrirà una panoramica tecnica e applicativa sulle principali innovazioni in corso, evidenziando le sinergie tra ricerca accademica e sviluppo industriale. L’iniziativa rientra nel programma di THE TALK, la serie di incontri tematici del progetto Tuscany Health Ecosystem – THE (PNRR, Missione 4, Componente 2 – Investimento 1.5, finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU), dedicati a tecnologie e approcci innovativi nei campi della salute e della riabilitazione. Per registrarsi: link all’eventoPer informazioni: f.mazzini@scienzedellavita.it

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Bridging Health, Care, and Tech Innovation in Europe’s Longevity Transition – Policy Briefing by Age-It scholars Marco Albertini, Filippo Cavallo and Antonio Cherubini

L’Europa non si trova più di fronte a un futuro in cui l’invecchiamento della popolazione è solo una previsione: è una realtà strutturale. Come osservano gli autori dello studio di Population Europe, «l’invecchiamento sta diventando non più un forecast ma una caratteristica definitoria delle nostre società». Questo mutamento demografico impone di ripensare non solo i modelli di cura, ma l’intero ecosistema che connette salute, assistenza sociale e tecnologie. Lo studio mette in luce tre grandi “contraddizioni” che frenano la realizzazione del potenziale delle “società della longevità”: a) la separazione tra salute e assistenza sociale; b) il divario tra prevenzione e trattamento; c) la disconnessione tra promesse dell’innovazione tecnologica e l’effettiva accessibilità.  Il quadro attuale: trasformazione demografica e sistemi fragili Variabili demografiche mostrano che in molti paesi europei aumentano i nuclei familiari unipersonali, le coppie senza figli, e la mobilità geografica delle persone. Questi cambiamenti incidono profondamente su chi eroga e su chi riceve assistenza. La conseguenza è che, anche ipotizzando risorse finanziarie maggiori, non ci saranno abbastanza persone disponibili a fornire assistenza se tutto rimane com’è. Lo studio avverte che i sistemi attuali — fortemente frammentati tra livelli istituzionali e logiche di policy diverse — già lasciano ampie “zone grigie” dove gli anziani finiscono per cadere. In sintesi: gli strumenti esistenti sono sempre meno adatti per una società che invecchia, e la sostenibilità del sistema dipenderà non solo da incrementi di bilancio ma da cambiamenti strutturali. La promessa e il paradosso dell’integrazione tra sanità e assistenza sociale Uno dei capisaldi della proposta è l’integrazione tra servizi sanitari e sociali: un obiettivo che tiene spazio nell’agenda politica europea. Tuttavia, lo studio sottolinea che l’integrazione non è una panacea e quando progettata male può peggiorare la situazione. Ad esempio, viene richiamato il caso del sistema finlandese: dopo l’integrazione di sanità e assistenza domiciliare, ciò che è emerso è stato principalmente “home nursing” (assistenza infermieristica) mentre l’assistenza sociale vera e propria è stata assorbita in compiti medici, con il rischio di trascurare le dimensioni sociali della cura. Un punto critico: l’integrazione rischia di ossificarsi in una logica medico-centrica, trascurando il “prendersi cura” nel senso ampio, che include il domicilio, la comunità, la socializzazione, i contesti di vita quotidiana. Il potenziale della tecnologia: opportunità e ostacoli Lo studio evidenzia la necessità di “rafforzare l’uso della tecnologia in modo inclusivo e responsabile”. La tecnologia può permettere: monitoraggio remoto, assistenza domiciliare, predictive analytics, soluzioni per l’invecchiamento attivo. Ma l’adozione su scala è fragilissima: altri studi lo confermano, segnalando che molti sistemi europei non sono costruiti per “assorbire” l’innovazione. MedTech Europe+1Tra i principali ostacoli: burocrazia, costi delle tecnologie, formazione del personale, mancanza di infrastrutture digitali mature. Deloitte United KingdomInoltre, la tecnologia rischia di ampliare le disuguaglianze se solo chi è “attrezzato” – digitalmente, socialmente, economicamente – vi accede. Lo studio lo sottolinea come paradosso: grande promessa, ma rischio di esclusione. Raccomandazioni principali dello studio Gli autori Marco Albertini, Filippo Cavallo e Antonio Cherubini, ricercatori Age-It, propongono una serie di interventi strutturali che vanno oltre la mera implementazione tecnologica o la modifica di singoli processi sanitari: Riprogettare i sistemi integrati, tenendo insieme sanità e assistenza sociale, e garantendo che il “sociale” non venga derubricato a mero compito medico. Favorire modelli centrati sulla persona, ed evitare che l’assistenza agli anziani diventi un insieme di tecnicalità sanitarie comportando la perdita delle componenti relazionali, comunitarie e quotidiane. Sostenere i caregiver, formali e informali, riconoscendo che il cambiamento demografico richiede non solo più risorse, ma organizzazione differente e supporti adeguati. Tecnologie inclusive, con politiche che garantiscano il diritto all’innovazione anche per persone “tradizionalmente escluse” dal digitale o dai sistemi di assistenza. Una visione preventiva e di lungo termine, non solo curativa e a breve orizzonte. Lo studio ribadisce che l’equilibrio tra prevenzione e trattamento è fondamentale. population-europe.eu Implicazioni per il progetto AGE-IT e la silver economy Per il progetto AGE-IT, che ha al centro i bisogni, i consumi e i servizi per over 65 in contesti territoriali italiani, lo studio offre spunti rilevanti: Serve orientarsi verso soluzioni che mettono al centro la persona e le sue relazioni — non solo l’anziano come “cliente di un servizio”. È cruciale considerare come la tecnologia possa attivare nuovi modelli di servizio (es. monitoraggio domiciliare, comunità digitali) ma al contempo come evitare che queste soluzioni restino appannaggio di pochi. Un approccio che abbracci prevenzione e promozione della salute, non solo cura delle patologie esistenti, è coerente con l’orizzonte “longevità” piuttosto che “anzianità”. Il tema dell’integrazione tra assistenza sanitaria e sociale è centrale anche per la silver economy: i servizi ai grandi anziani vanno progettati pensando alla complessità delle loro vite — isolamento, minor rete parentale, fragilità digitali, mobilità ridotta. Critiche e punti da affinare È opportuno evidenziare alcune limitazioni o punti che richiedono ulteriori approfondimenti: L’analisi resta a livello macro-europeo: le specificità nazionali (italiane, regionali, locali) possono divergere significativamente — per il contesto italiano occorre adattare le raccomandazioni. Il salto dall’innovazione tecnologica a modelli di servizio scalabili rimane infatti poco trattato nello studio: mancano esempi concreti su repliche e diffusione su larga scala. Questo tema è sottolineato anche da altre fonti: “innovazione → pilota → scala” è spesso un gap. MedTech Europe+1 Anche il tema della finanziabilità e della sostenibilità economica dei modelli “longevità” va esplorato più a fondo: come assicurare i costi nel lungo termine, come valutare il ritorno sociale ed economico dell’investimento. Serve più attenzione al divario digitale e alla capacità dei sistemi locali (in Italia e altrove) di assorbire tecnologia e integrazione, compresa la formazione del personale, le infrastrutture, e la governance. Conclusione Lo studio di Population Europe ci invita a ripensare i sistemi di cura, assistenza e tecnologia in un’ottica coerente con le “società della longevità”. Non basta aggiungere risorse né implementare tecnologie: è necessario riprogettare il modo in cui sanità, assistenza sociale e tecnologie si integrano e servono le persone in età avanzata.Per il progetto AGE-IT questo significa puntare su modelli centrati sull’utente, promuovere innovazioni che siano inclusive, favorire l’integrazione tra settori e tenere conto tanto della dimensione preventiva quanto di quella curativa. Se

Bridging Health, Care, and Tech Innovation in Europe’s Longevity Transition – Policy Briefing by Age-It scholars Marco Albertini, Filippo Cavallo and Antonio Cherubini Leggi tutto »

Il mutamento sociale in una società che invecchia: dati e metodi di indagine – 27 ottobre 2025, Napoli

Il 27 ottobre 2025, alle ore 11:00, l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli ospita nell’Aula M il seminario “Il mutamento sociale in una società che invecchia: dati e metodi di indagine”, un incontro di approfondimento sui processi di trasformazione demografica e culturale legati all’invecchiamento della popolazione. L’evento, introdotto da Fabrizio Greco, docente del corso di Processi culturali e video analisi, è promosso dal Dipartimento di Scienze Formative, Psicologiche e della Comunicazione e si inserisce nel quadro delle iniziative collegate al progetto Age-It – Ageing Well in an Ageing Society, finanziato dal PNRR. Un Paese che invecchia: nuove sfide per il welfare e la cultura Come ricordano Anna D’Ascenzo, Fabrizio Greco e Valentina Lamonica nell’editoriale Oltre l’età?, l’Italia è oggi il secondo Paese più longevo al mondo dopo il Giappone, con il 24% della popolazione oltre i 65 anni e un’età media di 46,4 anni. Questo profondo mutamento demografico incide sulla struttura del welfare, sul mercato del lavoro e sui modelli sociali, mettendo in discussione le certezze ereditate dal paradigma fordista.Durante il seminario, Anna D’Ascenzo, ricercatrice dell’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del CNR, affronterà il tema dell’analisi sociale e delle tecniche per misurare l’invecchiamento attivo, mentre Greta Falavigna, dirigente dello stesso istituto, presenterà esempi concreti tratti dal progetto Age-It, focalizzandosi sull’uso dei dati e dei modelli predittivi per comprendere meglio le dinamiche sociali e territoriali dell’invecchiamento. Dati, storie e rappresentazioni dell’età Accanto alla dimensione quantitativa, il seminario apre uno spazio di riflessione sulla dimensione narrativa e culturale dell’invecchiamento. L’intervento di Ilaria Finizio, fotografa ed ex studentessa Unisob, propone un cambio di prospettiva attraverso il documentario Smart Village 2.0, dedicato ai progetti di assistenza socio-sanitaria a domicilio. Il racconto visivo e le testimonianze raccolte permettono di restituire un’immagine plurale della vecchiaia, intesa non solo come condizione biologica, ma come esperienza vissuta, fatta di relazioni, autonomia e partecipazione.Come sottolinea l’editoriale di riferimento, le scienze sociali e quelle del racconto – dalla medicina narrativa alla letteratura – stanno contribuendo a ridefinire il modo in cui la società rappresenta l’età matura. L’invecchiamento non è più una categoria statica, ma un processo attraversato da identità, disuguaglianze e traiettorie differenti. Le narrazioni omologanti, che descrivono gli anziani come fragili o passivi, rischiano di generare un modello normativo rigido di “invecchiamento attivo”, che ignora le differenze sociali e le condizioni materiali che incidono sulla qualità della vita. Verso una visione più complessa dell’invecchiamento L’incontro al Suor Orsola si propone come un momento di dialogo tra discipline, dove le scienze sociali, economiche e culturali si intrecciano per costruire nuovi paradigmi interpretativi dell’età anziana. La prospettiva del progetto Age-It invita a superare le semplificazioni, integrando dati empirici e narrazioni soggettive per analizzare il mutamento sociale in una società che invecchia.In questa direzione, la ricerca e la cultura assumono un ruolo complementare: la prima fornisce strumenti di analisi e modelli di previsione, la seconda contribuisce a umanizzare i dati, restituendo voce e significato alle esperienze di chi vive l’età matura. Solo così sarà possibile sviluppare politiche pubbliche e modelli di welfare realmente inclusivi, capaci di rispondere alla complessità di una società che, più che invecchiare, continua a trasformarsi.

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