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Speranza di vita e invecchiamento: quale futuro per il welfare? – 22 ottobre 2025, Firenze

Il 22 ottobre 2025, presso l’Institut français di Firenze, si tiene l’incontro “Speranza di vita e invecchiamento: quale futuro per il welfare?”, con Emmanuelle Cambois (Institut national d’études démographiques, INED) e Daniele Vignoli (Università di Firenze, Florence Population Studies). Moderato dalla giornalista Caterina Ruggi D’Aragona, l’appuntamento fa parte del ciclo “La sfida delle generazioni – Pensare la transizione demografica”, promosso dall’Institut français Italia con il sostegno di Edison S.p.A. L’incontro offre un confronto tra prospettive demografiche e sociali sui cambiamenti della popolazione e sui loro effetti sul sistema di welfare. Invecchiare in salute e in equità L’allungamento della vita rappresenta una conquista sociale ma impone nuove sfide. L’aumento della speranza di vita e il calo della natalità ridisegnano la struttura demografica, incidendo sulla sostenibilità economica e sulla tenuta dei sistemi di cura e previdenza. Cambois pone l’accento sulle disuguaglianze nell’accesso alla salute e sulla necessità di un “invecchiamento attivo”, mentre Vignoli approfondisce le trasformazioni familiari e lavorative connesse alla transizione demografica. L’obiettivo è riflettere su come garantire una longevità accompagnata da benessere, autonomia e coesione intergenerazionale. Prospettive per un welfare sostenibile La questione centrale è come adattare il welfare a una società sempre più longeva. Servono politiche che promuovano la prevenzione, l’inclusione e la solidarietà tra generazioni, integrando dimensioni sanitarie, sociali e tecnologiche. Per il progetto AGE-IT, eventi come questo rappresentano occasioni di confronto essenziali per orientare la ricerca verso modelli di welfare innovativi e sostenibili, capaci di rispondere alle trasformazioni in atto con una visione di lungo periodo.   Consulta il sito dell’evento QUI

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“Nuove prospettive per la geriatria del futuro” – Dissemintion Event a Pollica (SA), 13-15 ottobre 2025

Dal 13 al 15 ottobre 2025 si è svolto a Pollica (SA), nel suggestivo scenario del Castello dei Principi Capano, l’evento scientifico “Ageing Well in an Ageing Society – Nuove prospettive per la geriatria del futuro”, organizzato nell’ambito del programma PNRR Age-It e patrocinato dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria.Tre giornate di lavoro, riflessione e confronto dedicate alle sfide della geriatria contemporanea, che hanno riunito docenti, ricercatori e giovani medici specializzandi provenienti dalle principali università italiane. Un laboratorio per la longevità italiana L’iniziativa, coordinata dal prof. Dario Leosco dell’Università Federico II di Napoli e da un team di esperti tra cui Fabrizia Lattanzio, Pasquale Abete, Giuseppe Bellelli, Francesco Landi, Giuseppe Rengo, Andrea Ungar, Stefano Volpato, Guido Iaccarino e Laura Petraglia, ha rappresentato uno dei momenti di disseminazione scientifica più rilevanti del programma Age-It.Come sottolineato nel razionale scientifico, l’Italia — con il 23,3% di popolazione over 65 e un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo — è un vero “laboratorio empirico dell’invecchiamento”, capace di offrire dati e contesti ideali per lo sviluppo di modelli innovativi di cura, prevenzione e inclusione sociale. La scelta di Pollica, Comunità Emblematica UNESCO della Dieta Mediterranea, non è casuale: il Cilento rappresenta da decenni un territorio simbolo della longevità, dove ambiente, alimentazione e stili di vita salutari costituiscono elementi fondamentali di ricerca e di ispirazione per la medicina dell’invecchiamento. Ricerca, formazione e sperimentazione Il programma dell’evento si è articolato in sei sessioni scientifiche, dedicate ai principali temi del progetto Age-It: epidemiologia dell’invecchiamento, fragilità, multimorbilità, prevenzione del declino cognitivo e funzionale, infiammazione cronica e benessere psicologico.Ogni sessione è stata accompagnata da attività pratiche e lavori in piccoli gruppi, con l’obiettivo di rendere la formazione più partecipata e interattiva. Sono stati sperimentati metodi didattici innovativi, come role-playing, simulazioni cliniche ed esercitazioni basate su casi reali, per consolidare le competenze dei giovani specialisti e facilitare il trasferimento delle conoscenze nella pratica clinica. Tra i momenti più significativi, la lectio magistralis del prof. Guido Iaccarino, dedicata a “Traiettorie per un invecchiamento attivo e sano: determinanti comportamentali e psicologici”, ha posto l’accento sul ruolo cruciale dei fattori mentali e dello stile di vita nella prevenzione delle patologie cronico-degenerative. Verso una geriatria del futuro L’iniziativa ha evidenziato la centralità della collaborazione tra discipline e istituzioni — università, IRCCS, enti territoriali e comunità locali — nel promuovere un approccio olistico e integrato all’invecchiamento.Come emerge dai lavori, la geriatria del futuro dovrà essere sempre più multidimensionale, capace di coniugare innovazione tecnologica, competenze cliniche e sostenibilità dei sistemi di cura.

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Invecchiamento sano e attivo: le raccomandazioni internazionali per una transizione demografica sostenibile – Policy Brief – SPOKE 10, WP1

Il Policy Brief “Raccomandazioni delle organizzazioni internazionali per l’invecchiamento sano e attivo”, curato da Fabrizio Faggiano, Erica Viola e Silvia Caristia dell’Università del Piemonte Orientale nell’ambito dello Spoke 10 di Age-It, offre una sintesi strutturata delle principali linee guida proposte da organismi internazionali – tra cui OMS, OCSE, Nazioni Unite e Commissione Europea – per orientare le politiche nazionali e locali verso modelli di invecchiamento più equi e sostenibili. L’invecchiamento della popolazione è oggi una delle sfide cruciali per i sistemi sanitari e i bilanci pubblici, ma può diventare anche un’opportunità di innovazione sociale se accompagnato da politiche che promuovano salute, autonomia e partecipazione. L’analisi evidenzia come l’“invecchiamento sano e attivo” non debba essere inteso solo come assenza di malattia, ma come un processo multidimensionale che integra benessere fisico, sociale ed economico lungo tutto il corso di vita. Lo studio ha individuato 36 documenti internazionali e oltre 550 raccomandazioni operative, distribuite in 19 settori di policy, dal lavoro alla sanità, dal welfare alla casa. Tra le priorità emergono tre direttrici trasversali: la riduzione delle diseguaglianze sociali ed economiche, l’accesso equo ai servizi di cura e assistenza, e la prevenzione delle malattie croniche. A queste si aggiungono misure per l’allungamento della vita lavorativa, la formazione continua, il sostegno ai caregiver e la creazione di comunità e ambienti abitativi inclusivi. Tra le azioni più frequentemente citate figurano la promozione di piani nazionali per l’invecchiamento e la salute, l’adozione di sistemi sanitari universali per la long-term care, programmi di apprendimento permanente per i lavoratori anziani, e la formazione dei caregiver informali. Particolare rilievo è attribuito alla necessità di combinare le politiche in chiave multisettoriale, per evitare effetti indesiderati e garantire coerenza tra riforme del lavoro, previdenza e assistenza. Il documento sottolinea infine il ruolo cruciale del monitoraggio e della valutazione delle politiche, la collaborazione internazionale nella definizione di standard condivisi di qualità e la comunicazione pubblica per diffondere una cultura positiva dell’invecchiamento. Le raccomandazioni raccolte dallo Spoke 10 di Age-It delineano un percorso chiaro: rendere l’invecchiamento un processo attivo e partecipato, in cui salute, lavoro, ambiente e coesione sociale concorrono a un obiettivo comune – costruire società longeve, inclusive e sostenibili, capaci di valorizzare il contributo di tutte le generazioni.

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Fecondità e futuro demografico: il Policy Brief di Age-It propone un approccio strutturale alla natalità

Il Policy Brief “La bassa fecondità in Italia tra politiche pro-nataliste e interventi strutturali”, curato da Daniele Vignoli, Raffaele Guetto ed Elisa Brini dell’Università di Firenze nell’ambito dello Spoke 1 del progetto Age-It, analizza le cause profonde della denatalità italiana e propone una revisione complessiva delle politiche familiari. L’obiettivo è spostare l’attenzione da misure emergenziali e frammentarie verso un approccio strutturale, capace di rimuovere i vincoli economici e sociali che ostacolano la genitorialità. L’Italia vive da decenni un calo persistente delle nascite: il tasso di fecondità totale è sceso a 1,18 figli per donna nel 2024, minimo storico, mentre cresce l’età media alla maternità e il divario tra fecondità desiderata e realizzata. A fronte di un diffuso desiderio di genitorialità, il contesto sociale ed economico resta poco favorevole: precarietà lavorativa, incertezza abitativa, stagnazione dei salari e carenza di servizi pubblici per l’infanzia rendono difficile la transizione alla vita familiare. Il documento sottolinea come la denatalità non possa essere interpretata solo come esito di scelte individuali, ma come effetto di vincoli strutturali che limitano le opportunità di realizzare i propri progetti di vita. L’analisi mette in evidenza quattro fattori chiave che incidono sulla fecondità: la crescente instabilità del mercato del lavoro, il ritardo nella parità di genere, la carenza di servizi educativi e di cura, e un sistema di welfare ancora centrato sul sostegno familiare privato. Nonostante l’introduzione dell’Assegno Unico e Universale e il potenziamento dei congedi parentali, il sistema resta frammentato e disomogeneo tra Nord e Sud, mentre la normativa sulla procreazione medicalmente assistita rimane tra le più restrittive in Europa. Studi recenti mostrano come i bonus una tantum o gli incentivi monetari abbiano effetti temporanei e limitati, a differenza di misure strutturali come l’ampliamento dei servizi per l’infanzia e la stabilità occupazionale, che possono incidere più profondamente sulle scelte riproduttive. Le raccomandazioni di policy formulate dagli autori convergono su alcuni assi strategici: promuovere la conciliazione tra lavoro e famiglia in un’ottica di parità di genere; garantire stabilità economica e abitativa ai giovani; ampliare l’accesso equo e inclusivo alla PMA; e favorire una cultura della salute riproduttiva lungo tutto l’arco della vita. Solo politiche coordinate, durature e coerenti potranno creare un ambiente realmente favorevole alla genitorialità e invertire la tendenza demografica. Il Policy Brief invita quindi a un cambio di paradigma: non più interventi pro-natalisti isolati, ma una riforma strutturale del welfare familiare, in grado di sostenere autonomia giovanile, uguaglianza di genere e sicurezza economica. È in questo quadro – conclude il documento – che la natalità può tornare a essere una scelta possibile, sostenuta da condizioni di vita stabili e da un impegno pubblico continuo e credibile.

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Verso un sistema sostenibile di cura per l’invecchiamento: le raccomandazioni di policy dello Spoke 5 di Age-It

Il Policy Brief “Recommendations on care provision at national and regional level”, elaborato nell’ambito del Work Package 6 dello Spoke 5 del progetto Age-It, affronta una delle sfide più rilevanti per le società europee: la sostenibilità dei sistemi di assistenza a lungo termine per le persone anziane fragili. Il documento raccoglie le principali evidenze e raccomandazioni emerse da cinque contributi di ricerca coordinati da università e centri di studio italiani, con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per la programmazione delle politiche pubbliche e per l’innovazione dei servizi socio-sanitari a livello nazionale e regionale. La struttura del Policy Brief riflette una prospettiva multilivello: dall’assistenza informale al caregiver familiare fino alla programmazione sanitaria regionale. In apertura, Marco Albertini, Eva Bei e Federico Toth (Università di Bologna) offrono un’analisi comparata delle politiche europee a sostegno dei caregiver, sottolineando come l’Italia mostri ancora ampie lacune rispetto ai Paesi del Nord Europa. Gli autori suggeriscono di ampliare le misure economiche e i congedi di cura, migliorare l’accesso ai servizi di sollievo e rafforzare la formazione e il supporto psicologico per i caregiver, considerati una componente essenziale del sistema di long-term care. Il secondo contributo, firmato da Cristina Ugolini e Marta Giachello (Università di Bologna), esamina la qualità delle cure territoriali e la necessità di un sistema di valutazione uniforme su scala nazionale. L’adozione di indicatori comuni, la standardizzazione della valutazione multidimensionale dei bisogni e la partecipazione attiva dei caregiver emergono come condizioni indispensabili per migliorare l’equità e l’efficacia dell’assistenza di prossimità. Nella terza sezione, Anna Tiso e Chiara Verbano (Università di Padova) propongono l’introduzione di sistemi di performance measurement nei progetti di Lean and Safety Management applicati all’assistenza ambulatoriale territoriale. Tali strumenti, basati su indicatori di efficacia, sicurezza, tempestività e centralità del paziente, possono garantire un miglioramento continuo della qualità dei servizi e una maggiore sostenibilità organizzativa. Il contributo di Giulia Ganugi, Fiorentina Longobardi, Elena Macchioni e Riccardo Prandini (Università di Bologna) esplora invece il ruolo delle strutture residenziali nel sistema di welfare locale. Gli autori propongono il modello dei Centri Residenziali Multiservizio (CRM), hub integrati di servizi territoriali in grado di superare la tradizionale separazione tra assistenza domiciliare e residenziale. Tra le raccomandazioni figurano l’introduzione di standard minimi nazionali, l’uso di tecnologie digitali per la cura, la partecipazione delle famiglie e l’adeguamento dei contratti di lavoro e delle politiche migratorie per far fronte alla carenza di personale. Infine, Nicola Caravaggio, Giuliano Resce e Idola Francesca Spanò (Università del Molise) applicano metodologie di machine learning per prevedere l’andamento della spesa sanitaria regionale, individuando le variabili più rilevanti – tra cui invecchiamento demografico, progresso tecnologico e PIL pro capite – e formulando raccomandazioni per una distribuzione più equa e predittiva delle risorse. Nel complesso, il documento propone una visione integrata della cura, capace di connettere dimensione individuale, territoriale e sistemica. Le raccomandazioni – dal rafforzamento dei diritti dei caregiver alla digitalizzazione dei servizi, fino all’uso dell’intelligenza artificiale per la programmazione sanitaria – delineano un percorso verso un modello di long-term care più equo, sostenibile e basato sull’evidenza scientifica. Un contributo significativo al dibattito europeo sulle politiche per l’invecchiamento e sulla costruzione di una società longeva solidale e resiliente.

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Call for Papers – Spoke 1 di Age-It: “Diseguaglianze, invecchiamento e assetti sociali” al X Convegno SISEC 2026

In vista del X Convegno della Società Italiana di Sociologia Economica (SISEC), che si terrà a Firenze dal 28 al 31 gennaio 2026, il gruppo di ricerca del Task 4.4 “Social Impact and Active Aging” dello Spoke 1 del progetto Age-It – Ageing Well in an Ageing Society promuove la sessione tematica 7.15 “Diseguaglianze, invecchiamento e assetti sociali: quali scenari per l’Italia futura?”. La sessione, curata da Adriana Cerasuolo, Giuseppe Gargiulo e Giustina Orientale Caputo dell’Università Federico II di Napoli, si propone di esplorare le molteplici connessioni tra dinamiche demografiche, trasformazioni economiche e mutamenti sociali che stanno ridisegnando l’esperienza dell’invecchiamento nella società italiana contemporanea. Attraverso un approccio interdisciplinare, la call invita ricercatori e ricercatrici a proporre contributi teorici ed empirici che analizzino le nuove forme di disuguaglianza e di vulnerabilità connesse all’età, al genere, al territorio e al capitale sociale. Particolare attenzione sarà dedicata ai temi dell’invecchiamento attivo, della sostenibilità dei sistemi di welfare e pensionistici, della partecipazione sociale ed economica nelle diverse fasi della vita, nonché alle trasformazioni del lavoro e delle reti di cura che accompagnano il progressivo mutamento demografico. L’obiettivo è offrire una riflessione condivisa su come le politiche pubbliche, le istituzioni e le comunità possano rispondere in modo innovativo e inclusivo alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione. La partecipazione alla call rappresenta un’occasione per contribuire al dibattito scientifico su uno dei temi centrali per il futuro del Paese, valorizzando il lavoro svolto dal programma PNRR Age-It, che promuove una lettura sistemica e integrata dei processi legati alla longevità. Ulteriori dettagli sul Convegno SISEC 2026 e sulle modalità di invio delle proposte sono disponibili sul sito ufficiale del convegno e al link diretto alla Call for Papers, con scadenze e istruzioni aggiornate per la presentazione dei contributi.

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“Age-itiamoci! Invecchiare bene in una società che invecchia” – 1 ottobre 2025, Bologna

In occasione della Giornata Mondiale delle Persone Anziane, mercoledì 1 ottobre 2025 si è svolto a Bologna, nella suggestiva cornice della Cappella Farnese di Palazzo D’Accursio, l’evento “Age-itiamoci! Invecchiare bene in una società che invecchia”, un incontro pubblico dedicato ai temi della longevità, della salute e dell’invecchiamento attivo. Promosso nell’ambito del progetto PNRR Age-It – Ageing Well in an Ageing Society, con il patrocinio dell’Università di Bologna e del Comune di Bologna, l’evento ha rappresentato un’importante occasione di dialogo tra scienza, istituzioni e cittadinanza, con l’obiettivo di condividere conoscenze e prospettive sulle sfide e le opportunità di una società che invecchia. Organizzato dai ricercatori Stefano Salvioli e Maria Conte del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale (DIMES) dell’Alma Mater, e moderato dal divulgatore Patrizio Roversi, l’incontro ha riunito esperti di discipline diverse – dalla biologia all’epidemiologia, dalla medicina alla sociologia – impegnati nel progetto nazionale Age-It. Attraverso un linguaggio accessibile e un approccio divulgativo, i relatori hanno illustrato le più recenti ricerche sui meccanismi biologici dell’invecchiamento, le strategie di prevenzione delle fragilità e le politiche per l’invecchiamento attivo, mettendo in luce come le conoscenze scientifiche possano tradursi in interventi concreti per migliorare la qualità della vita nelle età più avanzate. La discussione ha evidenziato la necessità di una visione integrata dell’invecchiamento, che superi la separazione tra salute, ambiente sociale e innovazione tecnologica, e che promuova la partecipazione attiva delle persone anziane alla vita collettiva. In questo quadro, il programma Age-It si conferma un laboratorio nazionale di ricerca e innovazione dedicato a comprendere e accompagnare la trasformazione demografica in corso, con un approccio interdisciplinare e inclusivo. “Age-itiamoci!” ha così offerto non solo un momento di divulgazione scientifica, ma anche un’occasione di partecipazione civica, rafforzando il legame tra ricerca e comunità e riaffermando il ruolo della conoscenza come strumento per costruire una società più equa, longeva e consapevole.

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Trieste NEXT, 26 settembre 2025: Invecchiamento attivo e neuroscienze: dalla ricerca alla pratica quotidiana

Il 26 settembre 2025, nell’ambito del festival Trieste Next – il Festival della Ricerca Scientifica di Trieste – si è tenuto il panel “Invecchiamento attivo: neuroscienze in pratica”, a cura della SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) in collaborazione con il partenariato esteso AGE-IT – Ageing Well in an Ageing Society. L’incontro, ospitato presso la Sala Biasutti della Regione Friuli Venezia Giulia, ha rappresentato un importante momento di confronto tra ricerca scientifica e pratiche di vita quotidiana per promuovere un invecchiamento sano, autonomo e socialmente attivo. Il dibattito ha affrontato una delle principali sfide dell’invecchiamento demografico: il declino cognitivo, che può compromettere memoria, attenzione e capacità di adattamento. Al centro della discussione, la riserva cognitiva – la capacità del cervello di compensare gli effetti dell’età attraverso esperienze formative, stimoli intellettuali e relazioni sociali – è stata descritta come un vero e proprio fattore di resilienza cerebrale. Gli esperti hanno sottolineato come elementi quali l’istruzione, l’esercizio cognitivo, la qualità del sonno e la vita attiva possano incidere positivamente sulle funzioni mentali, contribuendo a preservare autonomia e benessere nelle età più avanzate. Sono intervenuti Ariella Cuk, presidente di Lunga Vita Attiva Trieste; Sara Mondini, docente di Psicologia all’Università di Padova; ed Enrico Sella, psicologo e ricercatore del Dipartimento di Psicologia generale dello stesso Ateneo. A moderare l’incontro Stefania Lucia, psicologa e ricercatrice del Laboratorio di Neuroscienze Cognitive della SISSA, che ha guidato il dialogo tra prospettive scientifiche e applicazioni pratiche. L’evento ha messo in luce il valore della collaborazione tra scienza, tecnologia e società nel costruire modelli di longevità attiva basati su evidenze neuroscientifiche. Dalla ricerca emergono indicazioni concrete: stimolare mente e corpo, mantenere una vita relazionale ricca, e promuovere ambienti cognitivamente ed emotivamente stimolanti. L’incontro di Trieste Next ha così offerto una prospettiva interdisciplinare e operativa su come le neuroscienze possano contribuire a una società più longeva, consapevole e capace di valorizzare tutte le fasi della vita.

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Simposio nazionale “Tackling and overcoming non-response in cohort and survey studies”, 26 novembre 2025, Solna (Svezia)

Il prossimo 26 novembre 2025 si terrà a Solna, presso il Biomedicum Eva & Georg Klein del Karolinska Institutet, il simposio nazionale “Tackling and overcoming non-response in cohort and survey studies”, promosso congiuntamente dalle infrastrutture di ricerca NEAR (National E-infrastructure for Aging Research) e REWHARD (Relations, Work and Health across the life-course – A Research Data Infrastructure). L’incontro, aperto alla comunità scientifica e agli stakeholder istituzionali, si svolgerà in modalità ibrida con partecipazione gratuita, previa iscrizione entro il 17 novembre 2025. Al centro del dibattito, uno dei temi metodologicamente più rilevanti per la ricerca sull’invecchiamento: il fenomeno del non-response, ossia la progressiva riduzione dei tassi di risposta nei sondaggi e negli studi di coorte, che può compromettere la rappresentatività dei dati e la solidità delle conclusioni scientifiche. Il simposio offrirà un’occasione di confronto tra esperti, ricercatori e decisori pubblici per analizzare le cause della diminuzione della partecipazione e discutere strategie efficaci per contrastarla. La prima parte dei lavori sarà dedicata all’esame delle principali determinanti del calo delle risposte, con interventi di Nicklas Källebring (IPSOS Public Affairs), Sebastian Lundmark (SOM Institute) e Dan Hedlin (Università di Stoccolma), moderati da Serhiy Dekhtyar e seguiti da una tavola rotonda coordinata da Hugo Westerlund (REWHARD). Nella seconda sessione verranno presentate esperienze concrete di ricerca su larga scala, con relazioni sui programmi SNAC (Swedish National Study on Aging and Care), CLSA (Canadian Longitudinal Study on Ageing), ELSA (English Longitudinal Study of Ageing) e SHARE (Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe). Questi contributi illustreranno approcci differenti alla gestione del non-response e al recupero dei partecipanti nei follow-up longitudinali, evidenziando come incentivi, strategie comunicative e metodologie statistiche possano ridurre gli effetti del bias e migliorare la qualità complessiva dei dati raccolti. L’iniziativa si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sulla qualità e la sostenibilità dei sistemi informativi dedicati all’invecchiamento, tema di grande interesse anche per il programma AGE-IT. La capacità di mantenere nel tempo tassi elevati di partecipazione rappresenta infatti una condizione indispensabile per produrre evidenze solide e comparabili sui processi di longevità, salute e inclusione sociale. Il programma prevede un approfondimento sulle cause del calo dei tassi di risposta negli studi longitudinali e campionari, con la presentazione di strategie e buone pratiche per gestire la non-risposta. La partecipazione è gratuita, previa registrazione. È possibile registrarsi entro il 17 novembre cliccando QUI      

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Advancing Healthy Ageing: A Policy Agenda for Longevity Societies

Il portale Population Europe ha recentemente pubblicato il contributo “Advancing Healthy Ageing: Policy Agenda for Longevity Societies”, un’analisi che propone orientamenti e priorità per le politiche pubbliche europee dedicate all’invecchiamento in salute. Il documento invita governi, istituzioni e comunità scientifica a considerare la longevità come una trasformazione strutturale della società, e non solo come una sfida sanitaria o demografica. Un’agenda politica per l’invecchiamento in salute Il testo sottolinea la necessità di costruire un’agenda politica coerente e proattiva capace di integrare il tema della salute lungo tutto l’arco della vita. L’invecchiamento viene descritto come un processo che riguarda l’intera popolazione e che richiede una risposta coordinata tra settori, politiche e livelli di governance. Secondo Population Europe, le società longeve devono affrontare il cambiamento demografico con strumenti che valorizzino il potenziale delle persone anziane, promuovendo la loro partecipazione attiva e garantendo condizioni di salute e benessere adeguate. Le persone anziane come risorsa per le società europee Uno dei messaggi centrali del documento è il riconoscimento del contributo delle persone anziane alla vita economica e sociale. La longevità, se sostenuta da buone condizioni di salute, può rappresentare un’opportunità di crescita e coesione, anziché un fattore di pressione sui sistemi di welfare. Promuovere l’invecchiamento in salute significa quindi creare le condizioni perché le persone anziane possano continuare a svolgere ruoli attivi nelle famiglie, nelle comunità e nei contesti lavorativi e di volontariato. Disuguaglianze e accesso ai servizi Il documento evidenzia che l’esperienza dell’invecchiamento non è uniforme: disuguaglianze economiche, territoriali e di genere influenzano profondamente le condizioni di salute e la qualità della vita nella tarda età. Per questo motivo, le politiche devono mirare a ridurre i divari che separano i diversi gruppi sociali, assicurando pari accesso ai servizi sanitari, alle opportunità di prevenzione e ai contesti di sostegno sociale. Un approccio inclusivo all’invecchiamento in salute è considerato essenziale per la coesione delle società europee. Il ruolo della ricerca e dell’evidenza Population Europe richiama con forza l’importanza di basare le decisioni politiche su dati e prove scientifiche. La ricerca demografica e sociale rappresenta uno strumento indispensabile per comprendere le dinamiche dell’invecchiamento, monitorare l’efficacia delle politiche e orientare le risorse in modo più efficiente. Un uso sistematico dei dati e della valutazione d’impatto permette di identificare buone pratiche, misurare i progressi compiuti e correggere le strategie dove necessario. Cooperazione e integrazione tra settori Un altro elemento chiave del documento è la necessità di integrare le politiche per l’invecchiamento tra diversi settori e livelli amministrativi — sanitario, sociale, abitativo, educativo e occupazionale.Solo attraverso un coordinamento tra istituzioni nazionali, regionali e locali è possibile garantire continuità negli interventi e un approccio coerente alle sfide poste dalla longevità. Questa prospettiva mira a costruire sistemi di governance più coesi e orientati alla salute pubblica, capaci di affrontare il tema dell’invecchiamento non come emergenza ma come processo strutturale e permanente. Un quadro di orientamento, non un piano operativo Il testo non presenta un elenco di misure concrete, ma piuttosto una cornice strategica che invita alla collaborazione tra governi, enti di ricerca e società civile. L’obiettivo è promuovere un dialogo europeo costante sulla longevità e costruire una cultura politica e istituzionale che riconosca l’invecchiamento in salute come priorità collettiva. Verso un futuro di longevità sostenibile La riflessione proposta da Population Europe suggerisce una direzione chiara: considerare l’invecchiamento non come un costo, ma come una trasformazione da governare con lungimiranza, equità e innovazione. Per il programma AGE-IT, che si propone di studiare e valorizzare le dinamiche dell’invecchiamento in Italia, questo documento rappresenta un riferimento importante. L’agenda europea per l’invecchiamento in salute costituisce infatti una base condivisa su cui costruire politiche inclusive, basate su evidenze scientifiche e capaci di rafforzare la sostenibilità dei sistemi sociali e sanitari. Consulta il sito del nuovo Policy Briefing QUI

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