notizie

28 gennaio 2026, Roma (INPS) – “Invecchiare bene in una società che cambia”

Mercoledì 28 gennaio 2026, a Roma presso Palazzo Wedekind (INPS), si terrà il convegno “Invecchiare bene in una società che cambia – Il Programma Age-It e le politiche per il futuro”. L’evento è aperto al pubblico ma a posti limitati su prenotazione. Iscriviti per ricevere il link da remoto all’evento cliccando- QUI L’iniziativa propone una giornata di confronto tra istituzioni, ricerca e attori pubblici sulle politiche per affrontare la transizione demografica e sulle evidenze utili a orientare scelte e priorità in una società che invecchia. PROGRAMMA DELL’EVENTO Ore 9:30 – Apertura dei lavori: Soluzioni per la transizione demografica Alessandra Petrucci | Presidente Age-It e Rettrice dell’Università di Firenze Mons. Vincenzo Paglia | Presidente Emerito Pontificia Accademia per la Vita Valeria Vittimberga | Direttore generale INPS Daniele Vignoli | Coordinatore Scientifico Age-It e Professore Ordinario di Demografia, Università di Firenze Sessione 1 – Le istituzioni Ore 10:15 – Interventi istituzionali sulle politiche di intervento Maria Teresa Bellucci | Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Presidente del CIPA (Comitato Interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana) Elena Bonetti | Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Transizione Demografica Francesco Maria Chelli | Presidente ISTAT Andrea Lenzi | Presidente CNR Sandra Gallina | Direttore Generale DG Sante, Commissione Europea (videomessaggio)  Ore 11:00 – Coffee break Sessione 2 – Un approccio olistico al fenomeno dell’invecchiamento Chair: Gianfranco Santoro | Direttore centrale Studi e Ricerche INPS Ore 11:30 – Il Programma Age-It: l’impatto sul PaeseClaudio Lucifora | Professore Ordinario di Economia Politica, Università Cattolica del Sacro Cuore, membro del CdA di Age-It Ore 11:45 – Il ruolo di INPS all’interno del Programma Age-ItMonica Pia Cecilia Paiella | Dirigente Direzione centrale Studi e Ricerche INPS Ore 12:00 – Ageismo e diritti degli anziani. Una urgenza sociale e sanitariaAndrea Ungar | Professore Ordinario di Geriatria, Università di Firenze Ore 12:15 – La valorizzazione dei dati del Programma Age-ItMario Mezzanzanica | Professore Ordinario di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni, Università di Milano Bicocca, membro del CdA di Age-It Ore 12:30 – Sessione interattiva, modera Arianna Voto (giornalista Rai) Ore 13:00 – Networking lunch  Sessione 3 – I risultati del Programma di ricerca Age-It Chair: Daniele Vignoli | Università di Firenze Ore 14:30 – Comprendere la longevità: salute, costi e limiti dell’invecchiamentoFabrizio D’Adda di Fagagna | CNR, Spoke 2Fabrizia Lattanzio | INRCA-IRCSC, Spoke 3 Ore 15:00 – Innovazione e assistenza: sostenere le persone attraverso tecnologia, medicina e serviziGuido Iaccarino | Università di Napoli Federico II, Spoke 4Carlo Ferrarese | Università Milano Bicocca, Spoke 8Filippo Cavallo | Università di Firenze, Spoke 9 Ore 15:30 – Nuove politiche per le società della longevitàAgar Brugiavini | Università Ca’ Foscari Venezia, Spoke 6Cecilia Tomassini | Università del Molise, Spoke 5 Ore 16:00 – Governare l’equità intergenerazionale: policy making, partecipazione e allocazione delle risorse nella società che invecchiaVincenzo Galasso | Università Bocconi, Spoke 7Alberto Dal Molin | Università del Piemonte Orientale, Spoke 10 Sessione 4 – Verso l’Istituto Italiano sull’Invecchiamento Chair: Alessandra Petrucci | Presidente del Consiglio di Amministrazione di Age-It Ore 16:30 – L’esperienza dell’istituto americanoLuigi Ferrucci | Direttore del National Institute of Aging – USA Ore 16:50 – L’impatto del PNRR sulla ricerca in ItaliaFabrizio Cobis | Direzione Generale Ricerca, Ministero dell’Università e della Ricerca Ore 17:10 – Intervento conclusivo Gabriele Fava | Presidente INPS

28 gennaio 2026, Roma (INPS) – “Invecchiare bene in una società che cambia” Leggi tutto »

The Journals Of Gerontology, Series B: Online Il Supplement Dedicato Ad Age-It

Il 24 dicembre 2025 è stato pubblicato il Volume 80, Issue Supplement 2 del The Journals of Gerontology: Series B – Psychological Sciences and Social Sciences, interamente dedicato al programma Age-It. La pubblicazione rappresenta un riconoscimento significativo per la comunità scientifica italiana impegnata nello studio dell’invecchiamento e nella costruzione di una società longeva più equa e sostenibile. L’articolo introduttivo, “Aging well in an aging society: Italy at the forefront of global aging and the Age-It Research Program”, presenta la visione complessiva del Programma e il ruolo dell’Italia nel dibattito internazionale sull’invecchiamento. Seguono dieci ulteriori contributi che presentano alla comunità internazionale il programma nella sua struttura. La Supplement Issue celebra la conclusione del primo triennio del Programma Age-It, offrendo un bilancio del percorso intrapreso e dei principali contributi sviluppati in questi tre anni di intensa attività di ricerca. La curatela del volume è stata condivisa dal Prof. Daniele Vignoli (Università di Firenze) e dal Prof. Marco Albertini (Università di Bologna). Di seguito il link ai contributi pubblicati sulla rivista: Volume 80 Issue Supplement_2 | The Journals of Gerontology: Series B | Oxford Academic

The Journals Of Gerontology, Series B: Online Il Supplement Dedicato Ad Age-It Leggi tutto »

Articolo su La Repubblica: “Il patto tra generazioni è rotto”, Vincenzo Galasso racconta

Tra giovani e anziani un solco che va dal reddito alla politica Nel contributo pubblicato su la Repubblica il 22 dicembre 2025, Vincenzo Galasso mette al centro una tesi netta: tra giovani e anziani si è aperto un solco che attraversa condizioni economiche e dinamiche politiche, incrinando l’idea di un Paese naturalmente coeso grazie alla famiglia. Nell’incipit dell’articolo, Galasso richiama proprio questo “mito” dell’Italia come società “familista” e contrappone a tale narrazione le evidenze dell’Indice di Giustizia intergenerazionale: i giovani “se ne vanno” mentre molti anziani “restano spesso soli”. L’Italia ama descriversi come una società “familista”, dove la solidarietà tra generazioni tiene insieme il Paese. Ma i dati dell’Indice di Giustizia intergenerazionale (sviluppato nell’ambito di Age-It) raccontano una realtà più fragile: molti giovani lasciano l’Italia e molti anziani restano spesso soli. Sul fronte dei giovani, il fenomeno dell’emigrazione è letto come il segnale più evidente di un blocco delle opportunità. Un mercato del lavoro duale premia soprattutto i lavoratori “insider”, più maturi e con contratti stabili, mentre gli “outsider” — spesso giovani — si muovono tra precarietà, redditi più bassi e difficoltà a costruire autonomia abitativa e professionale. Questo squilibrio, in Italia, risulta tra i più marcati in Europa. Gli anziani, al contrario, appaiono relativamente più protetti sul piano economico: in Italia il rischio di povertà tra gli over 65 è in alcuni casi inferiore a quello dei giovani, un dato che ribalta l’immagine tradizionale della vulnerabilità legata all’età. Tuttavia, il vantaggio economico non coincide automaticamente con un maggiore benessere. La frattura continua anche nella dimensione politica: gli anziani partecipano di più al voto, si sentono più rappresentati e incidono maggiormente sulle scelte collettive; i giovani votano meno e contano meno, alimentando un circolo vizioso in cui la politica investe poco su di loro. Infine emerge un paradosso: pur con maggiore sicurezza economica, molti anziani sperimentano più solitudine, reti sociali più deboli e peggiori indicatori di benessere relazionale e mentale. A questo si sommano criticità nei servizi: proprio in Italia gli anziani riportano più spesso bisogni sanitari non soddisfatti e difficoltà di accesso alle cure, segnalando che la protezione economica non basta se il welfare non si traduce in qualità della vita. In sintesi, il “familismo” regge sempre meno come ammortizzatore informale: non compensa squilibri strutturali su lavoro, casa, servizi e rappresentanza. Senza un riequilibrio deciso — sostenere occupazione e autonomia dei giovani, rafforzare la partecipazione, contrastare la solitudine e migliorare l’accesso ai servizi — il rischio è un Paese che perde capitale umano e coesione sociale. Ricostruire il patto tra età diventa quindi una condizione concreta per lo sviluppo, non solo un richiamo morale. Leggi l’articolo su La Repubblica QUI

Articolo su La Repubblica: “Il patto tra generazioni è rotto”, Vincenzo Galasso racconta Leggi tutto »

Nuova Pubblicazione su The Lancet Healthy Longevity: verso nuove metriche per misurare qualità della fine vita nell’età avanzata

È stato pubblicato il 10 dicembre su The Lancet Healthy Longevity l’articolo scientifico “Measuring what matters in ageing societies: integrating dying-well and living-well metrics for resilient health systems”, firmato da Andreea Alexandra Piriu e Aleksandra Torbica. Le autrici afferiscono al Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi e al Centre for Research on Health and Social Care Management (CERGAS) della SDA Bocconi School of Management (Milano), uno dei principali centri europei di ricerca sui sistemi sanitari e sulle politiche di welfare. L’articolo propone una riflessione concettuale e metodologica su come le società che invecchiano possano – e debbano – ripensare gli strumenti con cui misurano il successo dei propri sistemi sanitari. Secondo le autrici, gli indicatori tradizionali, centrati prevalentemente su mortalità, morbilità e anni di vita in buona salute, risultano sempre meno sufficienti a cogliere la complessità dell’esperienza dell’invecchiamento nelle fasi avanzate della vita. Il contributo introduce l’esigenza di integrare le metriche del “living well” con quelle del “dying well”, sostenendo che la qualità della fase finale della vita rappresenti una dimensione essenziale – ma ancora poco sistematizzata – della salute pubblica. In quest’ottica, la capacità dei sistemi sanitari di garantire dignità, controllo dei sintomi, continuità delle cure e supporto psicosociale nel fine vita diventa parte integrante della loro resilienza complessiva. L’articolo si colloca esplicitamente nel quadro delle trasformazioni demografiche in atto e dialoga con il dibattito internazionale sull’adattamento dei sistemi di welfare alle società longeve. Le autrici sottolineano come l’assenza di indicatori condivisi sulla qualità del fine vita rischi di produrre politiche sbilanciate, orientate alla sola estensione della sopravvivenza, senza una valutazione sistematica degli esiti umani e sociali dell’assistenza nelle età più avanzate. Pur non proponendo un indice operativo unico, il lavoro individua direzioni di ricerca e criteri di riferimento utili per sviluppare strumenti di monitoraggio più completi, capaci di includere dimensioni cliniche, sociali ed esperienziali. In questo senso, l’articolo contribuisce a spostare il focus dalla sola durata della vita alla qualità dell’intero arco di vita, compresa la sua conclusione. Per Age–It Ageing Well in an Ageing Society, questa pubblicazione rappresenta un riferimento rilevante nel dibattito sulle metriche dell’invecchiamento, poiché rafforza l’idea che politiche e sistemi di cura debbano essere valutati non solo in termini di efficienza o sopravvivenza, ma anche rispetto alla capacità di accompagnare le persone anziane lungo traiettorie di vita e di fine vita dignitose, eque e sostenibili. Consulta l’articolo completo QUI

Nuova Pubblicazione su The Lancet Healthy Longevity: verso nuove metriche per misurare qualità della fine vita nell’età avanzata Leggi tutto »

Online il Video Racconto del Second General Meeting di Napoli sul sito di Age-It

https://www.youtube.com/watch?v=0Bmp50FY59c È ora disponibile online il video racconto del Second General Meeting di Age-It – Ageing Well in an Ageing Society, tenutosi a Napoli dal 29 al 31 ottobre 2025 e raccolto nel canale YouTube ufficiale dedicato all’evento. Il video offre una narrazione per immagini e voci delle giornate dell’incontro, restituendo l’intensità e la qualità del confronto tra i partecipanti e i responsabili delle diverse linee di ricerca del partenariato. Possiamo scoprire l’esperienza del General Meeting attraverso le voci di alcuni dei suoi protagonisti e figure scientifiche chiave del Programma, come Guido Iaccarino, Daniele Vignoli, Fabrizio D’Adda di Fagagna e Antonio Cherubini. Essi pongono l’accento sull’importanza della collaborazione interdisciplinare tra le molte istituzioni e ricercatrici/ricercatori partecipanti, sul valore delle sessioni tematiche che hanno scandito la tre giorni napoletana e sul ruolo dell’iniziativa Age-It nel configurarsi come spazio di dialogo tra accademia, politiche pubbliche e stakeholder sociali. Le voci dei protagonisti descrivono come l’evento abbia contribuito ad approfondire temi chiave legati all’invecchiamento attivo e in salute, evidenziando prospettive di impatto sociale e scientifico più ampio. Il video sottolinea altresì l’energia con cui la comunità Age-It ha lavorato per consolidare approcci di ricerca condivisi e promuovere visioni orientate all’innovazione e alla sostenibilità delle risposte alle sfide demografiche in corso  Il video racconto è accessibile dalla sezione dedicata agli eventi passati sul sito ufficiale di Age-It, così come direttamente tramite il canale YouTube del Second General Meeting. Attraverso questo contributo audiovisivo, Age-It offre a chi non ha potuto partecipare una sintesi coinvolgente di momenti, riflessioni e prospettive emerse nel corso dell’incontro internazionale. Vedi il video integrale QUI

Online il Video Racconto del Second General Meeting di Napoli sul sito di Age-It Leggi tutto »

#HealthyVibes Experience a Bacoli: la salute si vive, si prova, si condivide – Spoke 4

Il 15 dicembre scorso, Bacoli ha ospitato “#HealthyVibes Experience”, un evento innovativo promosso dallo Spoke 4 di Age-It. Un vero e proprio percorso interconnesso e guidato progettato per rendere i cittadini protagonisti consapevoli del proprio benessere. L’iniziativa ha riscosso un grande successo, coinvolgendo circa cento partecipanti in uno scambio intergenerazionale che ha visto protagonisti studenti, donne e over 65. Il cuore dell’evento è stata la multidisciplinarietà, in linea con l’approccio Age-IT, grazie alla quale i partecipanti hanno potuto esplorare diverse dimensioni della salute attraverso tappe specifiche: Prevenzione e Screening: dalla valutazione della sessualità maschile e femminile allo screening delle malattie scheletriche nei bambini. Test Fisici e Fragilità: con misurazioni pratiche della forza fisica e focus specifici sulla gestione della fragilità nella popolazione anziana. Stili di Vita: attraverso approfondimenti sulla valutazione del fabbisogno nutrizionale, la sana alimentazione e sull’importanza di un’attività fisica regolare e sport. Mente e Ambiente: valutazioni ed informazioni mirate e dedicate al benessere psicofisico in relazione al contesto ambientale, alla motivazione al cambiamento e alla percezione del benessere soggettivo. L’evento ha dimostrato come la salute non sia solo assenza di malattia, ma un equilibrio dinamico tra corpo, mente e ambiente, ribadendo l’impegno dello Spoke 4 di Age-it nel promuovere un invecchiamento attivo e sano lungo tutto l’arco della vita.

#HealthyVibes Experience a Bacoli: la salute si vive, si prova, si condivide – Spoke 4 Leggi tutto »

La ricerca prende voce: gli avatar dell’Università di Padova raccontano Age-It

Rendere la ricerca più accessibile senza rinunciare al rigore scientifico è una delle sfide centrali del programma Age-It. In occasione di Science4All 2025 – L’Agorà delle Scienze dell’Università di Padova, i ricercatori coinvolti nel partenariato hanno sperimentato un nuovo modo di dialogare con la cittadinanza: per la prima volta, i contenuti scientifici dei diversi SPOKE sono stati presentati attraverso avatar digitali che traducono concetti complessi in una forma immediata, inclusiva ed efficace. L’iniziativa, promossa all’interno del percorso di divulgazione dell’Ateneo e del PNRR – Next Generation EU, è stata guidata da Sofia Pavanello, referente comunicazione Age-IT per l’Università di Padova, insieme ai responsabili scientifici dei vari ambiti di ricerca: Marco Sandri, SPOKE 2 “Biology of Ageing” e SPOKE 3 “Mechanisms of Age-Related Diseases”; Giovanna Boccuzzo, SPOKE 4 “Population Aging and Dynamics of Fragility”; Emanuele Menegatti, SPOKE 5 “Care Sustainability” e SPOKE 9 “Digital Solutions for Ageing”. All’interno dell’evento, che ha coinvolto 21 scienziate e scienziati impegnati in progetti finanziati dal PNRR, i gruppi padovani di Age-IT hanno scelto di fare un passo ulteriore nella direzione dell’innovazione comunicativa: ogni avatar è stato progettato per rappresentare uno “sguardo” personale sulla ricerca, mantenendo fedeltà ai contenuti scientifici ma permettendo un dialogo più diretto con il pubblico. Un linguaggio nuovo per domande centrali sull’invecchiamento Gli avatar si propongono come strumenti capaci di rendere più leggibili e comprensibili temi che richiedono competenze interdisciplinari: che cosa significa invecchiare bene in una società caratterizzata da profondi cambiamenti demografici; quali innovazioni emergono dalla ricerca biologica, clinica, statistica e socio-assistenziale; quali ricadute concrete possono avere i progetti Age-IT sulla vita quotidiana delle persone anziane, dei caregiver e delle comunità. Il risultato è un racconto scientifico che si apre alla cittadinanza, mantenendo un forte ancoraggio alla qualità delle evidenze e alla missione di Age-IT: contribuire a una transizione verso società più inclusive, attente ai bisogni della popolazione che invecchia e capaci di valorizzare le opportunità dell’innovazione. Un’esperienza divulgativa che continua online Il pubblico può accedere ai contenuti prodotti dai ricercatori e incontrare gli avatar attraverso il link dedicato, che raccoglie i video e le narrazioni realizzate per l’iniziativa. Il materiale offre una panoramica sintetica, ma accurata, delle principali linee di ricerca sviluppate dai singoli SPOKE e mette in evidenza il contributo dell’Università di Padova all’interno del programma nazionale. Esplora gli avatar e le storie della ricerca Age-It cliccando QUI

La ricerca prende voce: gli avatar dell’Università di Padova raccontano Age-It Leggi tutto »

Un omaggio interdisciplinare alla ricerca di Antonio Golini al Second General Meeting Age-It

Nel contesto del Second General Meeting del programma AGE-IT, svoltosi a Napoli dal 29 al 31 ottobre 2025, si è tenuta la sessione speciale “Population Ageing: An Interdisciplinary Reflection in Honour of Antonio Golini”, un momento di confronto scientifico dedicato all’eredità accademica di uno dei più importanti demografi italiani. La sintesi ufficiale della sessione, preparata da Graziella Caselli e Viviana Egidi, restituisce la ricchezza dei contributi presentati e mette a disposizione della comunità scientifica un quadro aggiornato dei filoni di ricerca che hanno caratterizzato la carriera del Prof. Golini . Mortality and Health: l’evoluzione degli studi sulla sopravvivenza L’intervento inaugurale, firmato da Caselli ed Egidi, ha ripercorso il ruolo pionieristico di Golini nello studio della mortalità e della salute fin dagli anni Sessanta, evidenziando il superamento dell’approccio puramente descrittivo a favore di una lettura integrata dei rapporti tra salute, condizioni socioeconomiche e dinamiche territoriali. Tra i contributi più innovativi spiccano la costruzione delle prime tavole regionali di mortalità italiane e l’interpretazione della morte come processo, che ha aperto la strada a nuove analisi sulla relazione tra rischio di malattia e rischio di morte. Migrazioni, lavoro e trasformazioni demografiche La seconda presentazione, a cura di Corrado Bonifazi e Giuseppe Gesano, ha approfondito il legame fra mobilità, struttura della forza lavoro e transizioni demografiche. I relatori hanno illustrato come Golini abbia anticipato temi oggi centrali, dalla necessità di prolungare la vita lavorativa alla valorizzazione delle competenze nelle diverse fasi dell’età adulta, fino all’impatto dell’immigrazione sul riequilibrio della struttura per età del Paese. Dinamiche territoriali e “malessere demografico” Annalisa Busetta e Sara Basso hanno ricostruito l’evoluzione del concetto di demographic malaise, introdotto da Golini e Mussino alla fine degli anni Ottanta come chiave interpretativa dei divari territoriali. La presentazione ha mostrato come tale concetto, aggiornato con nuovi indicatori multidimensionali, continui a rappresentare uno strumento utile per individuare aree di intervento strategico e per leggere le trasformazioni demografiche a livello comunale. Geroscienza e nuovi modelli di cura L’intervento conclusivo, affidato a Fabrizia Lattanzio, ha spostato l’attenzione sulle intersezioni tra demografia e geriatria, illustrando i recenti avanzamenti della Geroscience nello studio dell’invecchiamento biologico, dei biomarcatori e dei meccanismi di fragilità, tra cui il ruolo dell’infiammazione cronica di basso grado (inflammaging). La presentazione ha introdotto i concetti di traiettorie differenziate di invecchiamento, di intrinsic capacity e di Precision Gero-Medicine, evidenziando il contributo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale nella gestione della multimorbilità. Un patrimonio scientifico che continua a generare ricerca La sessione ha messo in luce l’ampiezza e la profondità dell’eredità scientifica di Antonio Golini, evidenziandone l’attualità in un contesto in cui l’invecchiamento della popolazione richiede analisi integrate e strumenti innovativi. La sintesi delle presentazioni, ora disponibile per la comunità AGE-IT e per i soci AISP, offre un utile riferimento per ricercatrici e ricercatori impegnati nello studio dell’invecchiamento e delle sue molteplici implicazioni. Scopri la sintesi delle presentazioni della sessione speciale cliccando QUI

Un omaggio interdisciplinare alla ricerca di Antonio Golini al Second General Meeting Age-It Leggi tutto »

La fine del PNRR e il futuro dei ricercatori: una fotografia del Coordinamento Nazionale RTDa

Il documento “La fine del PNRR, ovvero la più grande espulsione di ricercatrici e ricercatori dall’Università italiana” riassume, attraverso grafici e dati, la condizione dei RTDa finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Si tratta di un documento ricco di tabelle e visualizzazioni che mostrano un quadro complesso: un alto numero di giovani studiosi formati, grandi aspettative e un futuro ancora incerto. I numeri del PNRR Il poster introduce le missioni del PNRR collegate a università e ricerca, indicando fondi, obiettivi e linee di intervento. Viene evidenziato come le risorse abbiano contribuito ad attivare numerosi contratti RTDa all’interno degli atenei. RTDa PNRR: chi siamo? Quanti siamo? Secondo il documento sono state raccolte 491 risposte da ricercatrici e ricercatori attivi con contratti RTDa. I grafici riportati illustrano: anno di presa di servizio come RTDa, anno di conseguimento del titolo di dottorato, percentuale classificabile come “rientro dei cervelli”, anni di esperienza all’estero. Dai dati emerge un profilo altamente qualificato, con percorsi internazionali e competenze consolidate. Indagine sui ricercatori PNRR La sezione centrale del poster mostra i risultati dell’indagine dedicata ai RTDa PNRR. Le infografiche fanno riferimento a: scadenza dei contratti, partecipazione o meno a concorsi per RTT, PA o PO, la domanda chiave: “Entro la fine del tuo RTDa, riuscirai a partecipare a un concorso nel tuo Dipartimento?”, presenza o assenza di supporto al collocamento lavorativo dopo il PNRR. Le percentuali indicano che molti ricercatori non hanno prospettive certe di stabilizzazione e una parte significativa dichiara di non aver ricevuto supporto nella fase successiva al contratto. Il sottofinanziamento cronico dell’università Il poster dedica spazio al tema delle risorse destinate al sistema universitario. Attraverso grafici e serie storiche viene mostrato l’andamento dei finanziamenti e del numero di RTD negli ultimi anni, mettendo in evidenza una difficoltà strutturale: risorse insufficienti e concorsi fermi. Viene inoltre segnalato il rischio di una vera e propria “emergenza sociale”, legata alla scadenza ravvicinata dei contratti e alla possibile perdita di migliaia di ricercatori formati. Le iniziative del Coordinamento Il documento ricostruisce anche le azioni pubbliche messe in campo finora, quali: lettere al MUR e alla Commissione Cultura, richieste istituzionali, audizioni, incontri pubblici e mobilitazioni. L’obiettivo dichiarato è portare la questione al centro del dibattito, prima che l’uscita dal sistema diventi irreversibile. Una fotografia utile, ma che apre interrogativi Il poster si concentra sui dati raccolti, senza produrre previsioni sulla reale capacità di assorbimento futura né confronti internazionali. Il messaggio generale è che alla fine del PNRR molti ricercatori potrebbero non trovare collocazione nelle università, ma vengono evidenziati alcuni elementi che invitano a contestualizzare: il PNRR era un finanziamento straordinario e non strutturale; non tutti i ricercatori devono necessariamente rimanere in accademia; manca un confronto con precedenti cicli di turnover universitario; non sono riportati dati sull’assorbimento nel settore privato. Il documento va quindi letto come una fotografia del presente, non come previsione definitiva, ma come stimolo alla discussione. Resta centrale la domanda su come evitare che un investimento pubblico rilevante si esaurisca con la scadenza dei contratti. Tra i nodi principali da affrontare: sarà possibile programmare concorsi e percorsi di stabilizzazione? quale ruolo avranno gli atenei nella valorizzazione delle competenze? esiste spazio per confronti europei sulle politiche post-doc? Il futuro dei ricercatori PNRR dipenderà dalle risposte istituzionali a questi quesiti. Il poster mette in luce numeri, profili e criticità legate ai contratti RTDa finanziati dal PNRR. La fotografia è quella di una comunità vasta e preparata che potrebbe però trovarsi senza prospettive definite al termine dei fondi. La sfida è trasformare questa risorsa in una componente stabile del sistema universitario, evitando che migliaia di percorsi di ricerca si interrompano proprio dopo essere stati avviati. Scopri il documento qui

La fine del PNRR e il futuro dei ricercatori: una fotografia del Coordinamento Nazionale RTDa Leggi tutto »

Articolo su WIRED: Arriva la proposta di legge sui caregivers familiari

Il 30 ottobre la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha depositato alla Presidenza del Consiglio il nuovo disegno di legge dedicato al riconoscimento del caregiver familiare. Si tratta di una misura attesa da oltre quindici anni, che interessa una platea vastissima: circa 7 milioni di persone che in Italia si occupano quotidianamente dell’assistenza a un familiare con disabilità o a un anziano non autosufficiente. Composto da 16 articoli, il provvedimento introduce per la prima volta una definizione chiara del ruolo di cura e prevede un sistema di tutele differenziate in base all’impegno settimanale del caregiver. L’obiettivo è dare un inquadramento formale a un’attività che, pur essendo essenziale per il funzionamento del welfare familiare e per la qualità di vita di milioni di cittadini, è rimasta finora priva di riconoscimenti strutturali. Quattro fasce di cura e contributi economici mirati Il disegno di legge stabilisce una classificazione in quattro fasce di caregiver: il caregiver convivente prevalente, impegnato per almeno 91 ore settimanali; il caregiver convivente tra 30 e 90 ore; il caregiver non convivente che presta almeno 30 ore; il caregiver con un impegno tra 10 e 29 ore settimanali. Solo la prima categoria — quella con il carico più rilevante — avrà diritto a un contributo economico di 1.200 euro a trimestre, pari a 400 euro mensili. È la prima volta che un sostegno diretto viene previsto per chi sostiene un carico assistenziale particolarmente gravoso, spesso in assenza di aiuti professionali o servizi territoriali strutturati. Risorse limitate e una domanda molto superiore Se da un lato il disegno di legge colma un evidente vuoto normativo, dall’altro mette in luce una distanza significativa tra il numero dei caregiver e le risorse disponibili. Per il 2026 la legge di bilancio prevede solo 1,15 milioni di euro, destinati esclusivamente alla creazione di una piattaforma INPS per il censimento dei caregiver familiari. I contributi economici veri e propri saranno finanziati solo a partire dal 2027, con 250 milioni di euro annui: una cifra che, secondo le stime, permetterà di raggiungere non più di 52.000 persone all’anno. Un numero esiguo se confrontato con la platea di 7 milioni di caregiver potenziali, e che evidenzia la necessità di interventi più ampi e continuativi per rispondere alla domanda reale. Un fenomeno a forte componente femminile Il quadro emerge con particolare chiarezza quando si considera il profilo socio-demografico di chi svolge attività di cura: il 70% dei caregiver italiani sono donne. Molte di loro interrompono o riducono l’attività lavorativa per assistere un familiare, spesso con un impatto significativo sul reddito, sulla carriera e sul benessere psicologico. Il riconoscimento normativo rappresenta un passo importante, ma da solo non basta a compensare il peso di un’attività ancora largamente invisibile. Una base per riforme future Il provvedimento approderà in Consiglio dei Ministri dopo il varo della legge di bilancio 2026 e inizierà l’iter parlamentare nei primi mesi del prossimo anno. Pur con risorse iniziali limitate, il disegno di legge rappresenta un primo passo verso una visione più strutturata dell’assistenza familiare, che smette di essere un fatto privato per diventare una questione sociale e di politica pubblica. La sfida ora sarà trasformare questo primo riconoscimento in un sistema davvero inclusivo, capace di sostenere la cura non solo nei casi più intensi, ma lungo tutto l’arco dei bisogni che caratterizzano una popolazione sempre più longeva e con livelli crescenti di non autosufficienza. Leggi l’articolo completo su WIRED qui

Articolo su WIRED: Arriva la proposta di legge sui caregivers familiari Leggi tutto »

Torna in alto